Oian (AVS): «Caldo estremo. La destra si lava le mani mentre i lavoratori rischiano gravi danni alla salute. Serve reddito di solidarietà climatica»

«L’emergenza caldo non è più un fenomeno eccezionale, ma una condizione destinata a diventare sempre più frequente. Eppure il nostro Paese continua a non dotarsi degli strumenti necessari per tutelare davvero chi lavora. La cosiddetta “cassa integrazione climatica” copre soltanto l’80% del salario, non riguarda tutti i settori produttivi e continua a dipendere da deroghe introdotte con ritardo, quando molte imprese hanno già utilizzato gli ammortizzatori ordinari o sono costrette a scegliere tra fermare i cantieri e mettere a rischio la salute dei lavoratori. Il Governo Meloni continua a scaricare il problema sulle Regioni e su ordinanze emergenziali delle stesse, senza costruire una risposta strutturale. Condividiamo e rilanciamo l’allarme lanciato oggi dalla Fillea CGIL, che denuncia come, nonostante temperature superiori ai 35 gradi e picchi di oltre 40 gradi percepiti, la stragrande maggioranza dei cantieri abbia continuato a lavorare, con casi emblematici come i lavori di asfaltatura in corso a Udine.»

«Le ordinanze regionali – come quella emanata dal Presidente Fedriga – vengono emanate a macchia di leopardo ed escludono spesso intere categorie di lavoratori, come rider, addetti allo spettacolo e molti lavoratori impiegati nei servizi di pubblica utilità, in particolare negli appalti e subappalti dei cantieri stradali. A ciò si aggiungono controlli gravemente insufficienti e un numero ancora troppo basso di ispettori del lavoro. Senza un sistema efficace di ispezioni e monitoraggio, anche le norme esistenti rischiano di rimanere lettera morta. Nei settori più esposti, come l’edilizia, dove circa il 40% della forza lavoro è composta da lavoratori stranieri, spesso più ricattabili, il ricatto è evidente: fermarsi per proteggere la propria salute significa perdere salario e, in molti casi, rischiare il posto di lavoro. Non è accettabile che nel 2026 si debba ancora scegliere tra salute e stipendio.»

«La crisi climatica accentua le disuguaglianze e colpisce soprattutto i lavoratori più precari e meno tutelati. Per questo serve un reale Piano nazionale di adattamento climatico che metta al centro il lavoro e la salute. Occorre rivedere norme, regolamenti e contratti, come chiedono le organizzazioni sindacali, ma serve anche introdurre strumenti automatici di tutela come un reddito di solidarietà climatica che garantisca il 100% della retribuzione durante le sospensioni delle attività dovute alle temperature estreme. Una misura finanziata attraverso la tassazione degli extraprofitti delle grandi multinazionali energetiche e da chi come alcune aziende non investono adeguatamente nella sicurezza dei propri lavoratori. Non ci si lava le mani con la salute dei lavoratori, la destra al governo a Roma ed in Regione prenda provvedimenti per proteggere salute e salari dei lavoratori».

Emanuel Oian
Responsabile Lavoro Sinistra italiana Friuli Venezia Giulia