Oltre il “made in”: la Camera di Commercio presenta il “Sense of Fvg”. Nuova rappresentazione economica del territorio

Presentato l’Osservatorio economico in una nuova veste. Il valore economico di un territorio non si misura più soltanto attraverso i confini fisici dei suoi prodotti, ma si esprime nella capacità di generare un’esperienza identitaria profonda, in grado di unire la sapienza manifatturiera a servizi d’eccellenza. È questo il cambio di passo emerso oggi nella sala giunta della Camera di Commercio di Pordenone-Udine durante una conferenza stampa che ha rappresentato lo sviluppo dell’Osservatorio sull’economia presentato semestralmente dall’ente camerale friulano. L’incontro, promosso e aperto dal presidente Cciaa Pn-Ud Giovanni Da Pozzo, ha visto la partecipazione degli economisti Mariano Bella, direttore del Centro Studi di Confcommercio nazionale, e Marco Martella, già direttore centrale Banca d’Italia sedi di New York e Trieste, nonché l’illustrazione delle più aggiornate letture dei dati a livello regionale da parte della responsabile Centro Studi Cciaa Elisa Qualizza. Obiettivo della conferenza stampa, proporre una vera e propria evoluzione interpretativa per l’economia del Friuli Venezia Giulia, tracciando la rotta per il passaggio dal tradizionale concetto del “prodotto” a quello più ampio di “senso”, declinando la teoria del Sense of Italy proposta da Bella, per dare vita a un “Sense of Fvg”.
La traduzione pratica di questo concetto l’ha fatta in apertura il presidente Da Pozzo, sottolineando la necessità di «aggiornare le lenti con cui leggiamo la nostra struttura produttiva. Il valore simbolico ed economico che per decenni abbiamo racchiuso sotto la definizione di “Made in” – ha evidenziato – necessita oggi di essere ridefinito, perché rischia di rivelarsi parziale. Parlare di “Sense of Fvg” significa invece abbracciare una visione molto più ampia e feconda, simile a un dna territoriale che unisce in un’unica catena del valore la nostra storia, la cultura, il lavoro, i servizi e lo stile di vita. Un concetto che a livello nazionale ha ben inquadrato Bella con i suoi studi e che dovrebbe cambiare la nostra capacità di interpretare tutti i territori. Chi visita la nostra regione – ha aggiunto il presidente – non consuma un semplice prodotto, ma porta con sé il ricordo di un’esperienza e il desiderio profondo di riviverla. Per questo, industria e terziario non dovrebbero essere considerati comparti separati o in opposizione, ma due facce di una stessa medaglia che cooperano per accrescere l’attrattività e la competitività del nostro territorio sui mercati globali».

A tracciare i confini dello scenario in cui si muove il tessuto economico regionale è stato Marco Martella. Nel suo intervento, l’economista ha analizzato le complesse dinamiche nazionali e internazionali in cui si inserisce il Fvg, ricordando come il sistema regionale si trovi oggi a dover navigare all’interno di un quadro geopolitico e finanziario globale caratterizzato da rapide trasformazioni e accresciuta volatilità, fattori che richiedono una costante capacità di adattamento da parte delle imprese e una forte integrazione strategica tra i diversi settori produttivi. «L’economia globale non è in recessione, ma sta cambiando regime – ha sottolineato l’economista –: la crescita resta resiliente e sempre più capital intensive, mentre debito elevato, energia e geopolitica mantengono alto il costo del capitale. Per l’Italia la sfida è trasformare la tenuta di occupazione, servizi ed export in maggiore produttività e investimenti duraturi, valorizzando anche il Sense of Italy come componente strutturale della nostra competitività».

La lente sulle dinamiche del Fvg è stata poi utilizzata da Elisa Qualizza, nel presentare i numeri che costituiscono l’ossatura del “Sense of Fvg”. «Le previsioni Prometeia di luglio stimano una crescita del Pil regionale dello 0,5% per il 2026- ha detto –. La forza strutturale risiede nel terziario, che da solo genera il 69,2% del valore aggiunto del Fvg e impiega il 67,9% degli occupati totali, ossia circa 358.300 persone. L’analisi del Centro Studi sulle filiere d’eccellenza locali mostra quanto il territorio sia innervato da questi motori: l’agroalimentare conta 23.201 imprese attive, il 20,4% del totale, dando lavoro a 60.623 addetti, mentre il turismo impatta con 14.527 attività e 54.011 addetti, affiancati dal legno-arredo che con 2.558 imprese impiega 17.453 maestranze. A questo «si somma un interessante patrimonio immateriale legato a cultura, creatività e sostenibilità – ha aggiunto Qualizza –: nel 2025, la filiera culturale regionale ha generato 2,2 miliardi di euro, incidendo per il 5,2% sull’economia del Fvg e collocando la regione al terzo posto in Italia per peso delle imprese della cultura, pari al 5,4% contro il 4,9% nazionale. Dinamismo riflesso nel 2° posto nazionale per abitudine alla lettura, con il 67,6% dei cittadini sopra i sei anni che legge libri rispetto al 57,1% della media del Paese, e in un 3° posto per organizzazioni non profit culturali». Qui si innesta anche la transizione ecologica: nell’ultimo quinquennio sono 10.990 le imprese regionali che hanno investito in tecnologie e soluzioni ecologiche, portando i green jobs a rappresentare il 34,6% delle assunzioni complessive territoriali. Sul fronte degli scambi turistici con l’estero, infine, la spesa dei viaggiatori stranieri in Fvg ha toccato quota 1,7 miliardi di euro a fronte di 1,1 miliardi spesi all’estero dai residenti, generando un saldo positivo di 600 milioni di euro. Una novità metodologica dell’analisi territoriale è stata introdotta con «l’Indice di attrattività comunale, sviluppato in via sperimentale in collaborazione con l’Unione Statistica Comuni Italiani (Usci)», ha spiegato Qualizza. Lo strumento analizza l’offerta di servizi ricreativi, sportivi e culturali misurandola su cinque indicatori chiave: le infrastrutture dedicate a sport e benessere, i servizi per il tempo libero e la ricettività, la densità di eventi di intrattenimento, la capillarità di cinema e teatri e il patrimonio museale. «Fissato a 100 il valore di riferimento – ha evidenziato Qualizza – l’indice svela una geografia della vivibilità e del benessere molto variegata. Tra i comuni con oltre 5.000 abitanti spicca in testa Lignano Sabbiadoro con un indice di 113,1, seguita da Martignacco a 109,3, Grado a 106,6 e Tolmezzo a 105,8. Ottime performance si registrano però anche in comuni più piccoli con potenzialità turistica come Sauris (120,8)».

L’intervento di Mariano Bella ha infine consentito di approfondire il quadro elaborato dalla sua ricerca. Partendo dal volume “Sense of Italy” da lui curato ha scardinato i pregiudizi che penalizzano il terziario di mercato, definendo il “senso” come un aggregato ideale di beni e servizi in grado di innescare il circuito virtuoso del “desiderio-ricordo-desiderio”. Bella ha illustrato le evidenze empiriche che misurano questa transizione: «Dobbiamo superare interpretazioni tradizionali dei territori. Tra il 1995 e oggi, i servizi di mercato in Italia hanno creato 4 milioni di posti di lavoro standard, mentre l’industria e l’agricoltura insieme ne hanno persi circa 700 mila. Nello stesso trentennio, le presenze dei turisti stranieri in Italia sono aumentate del 137%. Non siamo davanti a comparti separati, ma a un sistema integrato dove il turismo promuove l’export e l’export alimenta il turismo: i nostri modelli econometrici provano che un incremento permanente dell’1% delle presenze turistiche genera nel medio periodo un aumento dello 0,5% delle esportazioni di beni. Il vero limite alla nostra crescita – ha concluso Bella – non è la dimensione delle nostre micro-imprese dei servizi, che a parità di taglia con quelle francesi soffrono un gap di produttività dovuto a fattori esterni, ma è la “fiscocrazia”, ovvero quell’eccesso di burocrazia e tassazione che soffoca lo sviluppo dei settori in espansione».

Slide 10.09.2026 EQ