Omnibus. Capozzi (M5S): No bis Province, urge efficienza e non enti frazionati

“Continuiamo a ritenere che il Friuli Venezia Giulia abbia bisogno di enti efficienti, vicini ai cittadini e capaci di dare risposte concrete, non certamente di nuove strutture che aumentano la complessità amministrativa senza, tuttavia, chiarire funzioni e prospettive”.

Lo rimarca la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle) che, attraverso una nota stampa, torna nuovamente sul tema del ripristino delle Province, anche e soprattutto alla luce dei lavori odierni della I Commissione, chiamata a esaminare il disegno di legge 79 Omnibus che a fine mese verrà posto all’attenzione dell’Assemblea legislativa Fvg.

“Siamo stati contrari fin dall’inizio al ripristino delle Province elettive nella nostra regione e tutte le nostre forti perplessità – ribadisce l’esponente pentastellata – vengono oggi ulteriormente rafforzate alla luce di quanto emerge dal testo della multisettoriale”.

“Stiamo infatti assistendo a un percorso che, anziché attribuire nuove competenze alle Province, finisce addirittura per sottrarne alcune – precisa Capozzi – agli enti che le hanno, a dire di tutti in maniera anche positiva, sostituite. Una scelta che conferma tutta l’incoerenza di un’operazione presentata come rilancio dei territori ma che, nei fatti, rischia di trasformarsi invece nell’ennesimo livello burocratico con costi aggiuntivi per i cittadini”.

“Inoltre, non possono evitare di colpire la nostra attenzione i numeri previsti: 102 consiglieri provinciali complessivi, 30 dei quali per Udine e 24 per ciascuna delle altre Province. Numeri importanti – sottolinea la rappresentante del M5S – che, inevitabilmente, comporteranno spese significative per il funzionamento degli enti, per le indennità, per le strutture e per l’apparato amministrativo collegato. È legittimo perciò chiedersi quale sia il reale beneficio per i cittadini a fronte di un simile aumento dei costi della politica, considerato il fatto che questi contenitori faranno cose già in capo agli enti di decentramento: niente di più ma, anzi, ora scopriamo che faranno persino qualcosa di meno”.

“Lascia inoltre perplessi – conclude Capozzi – anche la scelta di prevedere collegi uninominali accompagnati da listini bloccati. Si tratta di un sistema che rischia di ridurre ulteriormente gli spazi di rappresentanza e di partecipazione democratica, concentrando altresì le decisioni nelle segreterie dei partiti, anziché nei territori”.