Omnibus: Fasiolo (Pd), su dsa sbagliato cedere al privato

«L’obiettivo deve restare quello di potenziare strutturalmente la capacità del sistema pubblico di rispondere alla crescente domanda diagnostica. Esternalizzare, anche solo parzialmente, un’attività delicata come la diagnosi e certificazione dei disturbi specifici dell’apprendimento (dsa) rischia di accentuare le criticità già esistenti nel raccordo tra sanità e scuola». Lo afferma la consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd) a margine del dibattito sul disegno di legge multisettoriale 79.

«Negli ultimi anni le diagnosi di dsa sono aumentate in maniera significativa, aumentando la pressione sul sistema sanitario. I tempi di attesa, oggi troppo lunghi, risultano spesso incompatibili con i tempi di crescita dei bambini e con le legittime preoccupazioni dei genitori. Questi ritardi bloccano la tempestiva stesura del Piano didattico personalizzato (pdp) e l’attivazione delle necessarie misure compensative e dispensative» continua Fasiolo.

Il dibattito si è acceso attorno all’emendamento al ddl 79 (inizialmente proposto in III commissione e poi ritirato, ma fatto proprio dalla maggioranza), che intende dare attuazione alla legge 170/2010 aprendo agli enti accreditati del Terzo settore in caso di attese superiori ai sei mesi. Una prospettiva che Fasiolo invita a vagliare con la massima cautela: «Trattandosi di una prestazione sanitaria con effetti diretti sul percorso di crescita e sull’organizzazione scolastica , cedere al privato rischia di frammentare un’integrazione sociosanitaria che necessita invece di essere resa più forte e uniforme sul territorio».

Il vero nodo, segnalato dalla consigliera all’assessore regionale competente, è la «drammatica carenza di personale. Avere un solo neuropsichiatra infantile operante su due ospedali cruciali come Gorizia e Monfalcone ha dell’incredibile», denuncia Fasiolo. «Prima di promuovere il coinvolgimento di soggetti esterni tramite accreditamento, è indispensabile assumere psicologi e neuropsichiatri infantili per rimpinguare le équipe multidisciplinari del Ssr».

Infine, Fasiolo lancia un monito sulle tutele necessarie qualora le famiglie siano costrette a rivolgersi fuori dal sistema pubblico: «Se il singolo genitore si rivolge a un servizio accreditato, la Regione deve mettere in campo strumenti rigorosi di monitoraggio e verifica sulle certificazioni rilasciate. È l’unico modo per garantire l’uniformità dei criteri e l’appropriatezza clinica, evitando distorsioni che andrebbero a colpire sia l’equità del diritto alla salute, sia il corretto funzionamento del sistema scolastico».