Pellegrino (Avs). Province: la riforma non può ridursi a un semplice ripristino dello status quo

“Siamo entrati nella fase operativa per il ripristino delle Province nella nostra regione a dieci anni dalla loro soppressione. L’audizione che si è svolta durante il corso della V Commissione è stato un confronto ricco di contributi, ma questa riforma cruciale non può ridursi a un semplice ripristino dello status quo e non deve diventare uno sterile scontro di bandiera.”

Così in una nota la Consigliera Regionale Serena Pellegrino, Alleanza Verdi e Sinistra, a margine delle audizioni su DDL n. 86 Province in V Commissione.

“L’esperienza degli EDR, che avevano ereditato le deleghe dopo l’abolizione del 2016, ha mostrato limiti evidenti. I Comuni sono stati spesso lasciati soli nella gestione di servizi fondamentali, con gravi carenze di organico tecnico. Per questo – prosegue l’esponente di Opposizione – il ripristino deve servire a riempire gli enti di contenuti reali, restituendo loro competenze strategiche a partire da viabilità, edilizia scolastica e ambiente, in primo luogo la pianificazione territoriale che deve essere integrata, evitando di ripiegare su soluzioni obsolete e valorizzando l’effettivo decentramento, con una particolare attenzione alle aree interne.

Condivido l’impostazione metodologica emersa durante le audizioni, ovvero la necessità di una governance efficace che richiede il coinvolgimento attivo della società civile e dei portatori di interesse. Tuttavia, ritengo che il governo del territorio su area vasta non possa prescindere da una visione urbanistica chiara e moderna. È fondamentale che la pianificazione territoriale rientri a pieno titolo nelle competenze provinciali, superando l’ormai inadeguato perimetro comunale. Le Province devono tornare a essere l’ente centrale per la programmazione, integrando la gestione della viabilità con quella della mobilità. Questo risulta un passaggio cruciale per supportare i comuni che si interfacciano con le conurbazioni.

Qualora non si ottenesse questo rischieremmo di trovarci davanti a un’occasione mancata. Le Province non sono mere sovrastrutture politiche, devono supportare anche le comunità e gli enti locali.”

E prosegue la consigliera Rosso Verde “E’ imprescindibile che i nuovi organi siano eletti direttamente dai cittadini, garantendo una rappresentanza democratica reale ed è necessario quindi evitare il paradosso di presentare innumerevoli proposte progettuali per poi ripiegare sulle vecchie e rassicuranti pratiche del passato, perché sono convinta che le nuove/vecchie province non dovranno avere né le funzioni del passato, né le competenze ridotte attribuite oggi agli Enti di decentramento regionale (EDR). Essendo organi elettivi, garantiranno una presenza diffusa e non saranno polarizzati unicamente sulle grandi città, svolgendo un ruolo cruciale nel non lasciare indietro la montagna e i piccoli centri. Il dibattito che si è svolto durante le audizioni ha fatto emergere che gli enti di area vasta dovranno mantenere indicativamente i perimetri geografici precedenti, eventualmente affidandosi allo strumento referendario, ma con una veste e un’anima diverse.

Il dibattito istituzionale rimane aperto, soprattutto sul cedere competenze e sul trasferimento delle deleghe dalla Regione alle future Province e richiede un confronto serio sui reali bisogni delle comunità locali e dei diversi territori, piuttosto che su logiche di spartizione politica.”

E conclude Pellegrino “Stimo che sia il personale il vero nodo critico e strategico del ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia. Gestire la transizione di circa 360 addetti degli ormai ex Enti di Decentramento Regionale e alle oltre 600 future assunzioni previste rischiano di sguarnire i Comuni, tanto che i sindacati temono che il personale qualificato dei municipi, specialmente nei piccoli centri, possa trasferirsi nelle rinate Province attratto da condizioni ed economicità migliori, aggravando in tal modo la carenza cronica dell’organico locale.”