Polemiche aspre sul “referendum” elettorale proposto dalla Lega in Consiglio regionale Fvg per rispondere ai “desiderata” di Matteo Salvini

Parole dure quelle di Cristiano Shaurli a commento della proposta referendaria  leghista, il segretario del PD attacca soprattutto gli alleati di Fedriga: In Fvg c'è solo la Lega, altri solo "sotans", poi chiosa: "Non c'è più maggioranza ma unico partito".  "In questa giornata, dopo un anno e mezzo di niente, spiega Shaurli, il Consiglio regionale viene convocato d'urgenza per obbedire agli ordini di Salvini, e l’unico passaggio almeno chiarito è che la Lega in Friuli Venezia Giulia è l'unico partito. Qui non abbiamo più una maggioranza, c'è un solo partito e gli altri sono 'sotans' (sottomessi, in friulano)". Questa dura posizione è stata espressa  oggi a Trieste dal segretario regionale PD Fvg Cristiano Shaurli,  intervenendo in Consiglio regionale durante la discussione sul quesito referendario abrogativo in senso maggioritario della legge elettorale nazionale. "La Lega fa il suo lavoro - ha aggiunto Shaurli - gli altri non esistono più e si piegano, alla faccia dell’autonomia, al volere del capo nazionale. Qui non parliamo di questioni amministrative in cui c'è un rapporto fiduciario con il presidente ma di politica. Solo per ragioni politiche è stato convocato il Consiglio regionale, per un atto di propaganda - ha concluso - che non interessa minimamente ai cittadini della nostra Regione". Posizione altrettant dura quella espressa dal M5S secondo cui la “Lega raggira i cittadini proponendo un referendum incomprensbile”.   “La Lega parla continuamente di rispetto della volontà popolare ma in realtà propone ai cittadini un referendum incomprensibile per mero interesse elettorale”. È infatti questo  il commento dei consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle dopo la discussione in Consiglio regionale sulla proposta di referendum abrogativo statale avanzata dal Gruppo leghista. “Siamo di fronte a una versione istituzionalizzata di quanto faceva il Conte Mascetti in 'Amici miei' – ironizzano i consiglieri Ilaria Dal Zovo, Mauro Capozzella, Cristian Sergo e Andrea Ussai -. Il popolo, così frequentemente e pomposamente messo al centro del dibattito, viene invece palesemente raggirato. Senza contare che la proposta presenta evidenti rilievi di incostituzionalità. Diverse, infatti, sono le sentenze della Corte Costituzionale che richiamano alla necessità di un quesito chiaro in modo da garantire davvero la libertà di scelta ai cittadini”. “Chiediamo al presidente Fedriga se si è accorto che vuole abrogare una legge che in realtà il suo partito e lui stesso hanno votato in Parlamento – ricordano gli esponenti M5S -. E non è stata la prima volta che la Lega ha mostrato un'avversione al maggioritario puro, visto che già nel 1990 Umberto Bossi parlava del maggioritario come un modello favorevole alle lobby e al predominio del denaro e contrario agli interessi del popolo”.
“Sorvoliamo sul fatto che fino a ieri determinate forze di centrodestra non erano favorevoli al quesito ma hanno poi cambiato idea – concludono i consiglieri pentastellati -. Se c'era davvero la volontà di cambiare la legge elettorale, coloro che oggi propongono questo referendum scritto male e in fretta avrebbero potuto farlo in Parlamento nei 14 mesi in cui erano in maggioranza invece di prendere in giro i cittadini chiedendo di abrogare una legge che hanno votato”. La realtà è che Fedriga, si dice nei corridoi, avrebbe addirittura minacciato gli alleati di dimettersi, con conseguente ricorso alle urne,  in mancanza di appoggio alla richiesta leghista di  referendum in senso "maggioritario" della Legge elettorale nazionale, maggioritario che in quuesti decenni non ha cero dato buona prova di se.

 

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