“Premio Luchetta”, il Tar dà torto alla Regione e all’arroganza ideologica di Fedriga & c

Non vale si rifà, peccato che il capriccio ideologico del presidente della giunta regionale Fedriga costerà all’erario in termini di costi indiretti per la perdita di tempo e le spese legali per una decisone che si potrebbe definire temeraria. La vicenda è quella relativa al mancato rifinanziamento della Fondazione “Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin” che ricordiamo essere una ETS che dal 1994 opera a sostegno di bambini e bambine feriti o colpiti da malattie non curabili nei Paesi di origine,  per il fatto che Fedriga & c non avevano gradito che nella passata edizione il premio legato alla Fondazione,  aveva conferito un riconoscimento alla relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, Francesca Albanese. In quell’occasione il presidente Fedriga era stato molto critico e aveva dichiarato di «vergognarsi della scelta» lasciando intendere che i premi dovrebbero passare per il suo personale gradimento.  Ed invece ora la Fondazione “Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin” potrà ottenere il finanziamento pubblico regionale per l’organizzazione del premio giornalistico istituito nel 2004, effetto della pronuncia del Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia sul ricorso presentato dall’avvocata Romea Bon. La Fondazione non risultava tra i vincitori del bando per una differenza di soli due punti, era infatti necessaria una valutazione minima di 60 punti su 120. Il giudizio più severo della commissione riguardava l’indicatore relativo alla capacità organizzativa, continuità e affidabilità gestionale, per il quale erano stati attribuiti 8 punti su 30. Un punteggio negativo che il Tribunale ha ritenuto irragionevole e illogico. Secondo la sentenza, il requisito della continuità risulta pienamente soddisfatto, poiché il premio è giunto alla sua 23ª edizione e si svolge, sin dall’inizio, in collaborazione con la Rai. La corretta valutazione di questo elemento avrebbe, di per sé, consentito «il superamento del punteggio minimo richiesto», si legge nel provvedimento del Collegio che deve aver percepito come la valutazione fosse viziata da un condizionamento ideologico punitivo. La Regione ora dovrà riscrivere la graduatoria e farsi carico delle spese legali, fermo restando un possibile e non auspicabile ricorso al Consiglio di Stato.