Presidio a Pordenone contro la conversione bellica delle imprese

Nel pomeriggio di oggi (mercoledì 29 luglio) si è svolto a Pordenone un presidio civile contro la conversione bellica delle imprese italiane. Di seguito i commenti delle Forze politiche c he hanno aderito e che hanno emesso note stampa:

Badin (Avs): “presenti in piazza a Pordenone contro economia della guerra”

Alleanza Verdi e Sinistra era presente in piazza a Pordenone, davanti alla sede di Confindustria alto adriatico, per dire no all’economia della guerra sponsorizzata dagli industriali alle imprese del territorio. “La storia ci ha insegnato che il riarmo conduce sempre alla guerra e le armi colpiscono sempre scuole, ospedali e famiglie definendoli ‘danni collaterali’. Ci dicono di no al salario minimo, ci dicono di no all’adeguamento degli stipendi all’inflazione, ma poi chiedono 14 miliardi all’Europa per le armi. Inneggiano al libero mercato e chiedono soldi pubblici per la corsa agli armamenti. Le lavoratrici e i lavoratori si opporranno all’economia della morte” dichiara Sebastiano Badin, segretario regionale di Sinistra Italiana.

Pellegrino (Avs). No alla riconversione folle in industria di guerra

“La gravissima crisi industriale che sta colpendo la Regione, da Trieste a Pordenone, con l’annuncio di pesanti esuberi e il rischio concreto per i siti produttivi italiani, non può diventare il pretesto per una pericolosa e inaccettabile militarizzazione del nostro sistema industriale.” Così in una nota la Consigliera Regionale Serena Pellegrino, Alleanza Verdi e Sinistra, a margine del sit-in svoltosi a Pordenone contro la riconversione dell’industria civile in bellica. “Di fronte alla crisi del manifatturiero c’è chi riduce tutto a un danno collaterale e avanza proposte bizzarre e allarmanti, ovvero riconvertire la produzione civile ed elettrodomestica in fabbriche di armi, come nel caso del gruppo Electrolux. Respingiamo con fermezza questa deriva inaccettabile. Non si può pretendere – incalza l’esponente Rosso/Verde – che Pordenone sia Capitale italiana della Cultura 2027 e, al tempo stesso, un hub di riconversione bellica in barba all’articolo 11 della Costituzione.” E conclude Pellegrino “La domanda che ci poniamo a questo punto è se non basta in questa regione la presenza di Leonardo, della base di Aviano con le sue possibili testate nucleari per preoccuparci e farci dire una volta per tutte che le controversie, anche le più profonde, non si risolvono con l’uso delle armi che, ricordo, necessitano di un bersaglio finale, che troppe volte sono vite umane.”

Conversione bellica delle imprese. Honsell (Open): l’industria punti alla pace, non al profitto dalla guerra

«Testimoniare l’opposizione alla fabbricazione di armi è un dovere etico. Per questo motivo come Open Sinistra FVG siamo presenti oggi al presidio». Così si è espresso Furio Honsell, Consigliere regionale di Open Sinistra FVG, a margine del sit-in svoltosi davanti alla sede di Confindustria Pordenone contro la conversione bellica delle imprese. «Parlare di “dual use” nell’industria come nella ricerca è una foglia di fico: se si fabbricano armi c’è solo “un uso”, un “single use”, ovvero il profitto che nasce dalla distruzione dell’altro», ha concluso Honsell.

Riarmo. Capozzi (M5S): Presidio Pn, Fvg sia ponte di pace e non frontiera di guerra

“La crescente corsa al riarmo che, purtroppo, sta interessando l’Europa e l’Italia non può essere considerata una scelta inevitabile. Né, tantomeno, può essere sottratta al doveroso confronto pubblico. Per questo motivo continueremo a sostenere ogni iniziativa volta a promuovere la pace, la piena attuazione dei principi costituzionali e, soprattutto, un modello di sviluppo capace di mettere al centro le persone e il futuro delle nuove generazioni”.

La consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), desiderando “ribadire nuovamente una posizione chiara”, prende la parola in prima persona dopo aver partecipato questo pomeriggio a Pordenone al presidio civile contro la conversione bellica delle imprese italiane.

“L’aumento delle spese militari, la riconversione industriale e la crescente integrazione tra economia civile e produzione bellica – aggiunge l’esponente pentastellata in una nota stampa che riprende alcuni passaggi del suo intervento pordenonese – sono decisioni che incidono direttamente sulla vita delle persone, sul lavoro, sul modello di sviluppo e sulla sicurezza dei territori. Il Friuli Venezia Giulia è attualmente al centro di questa trasformazione e la presenza di infrastrutture strategiche – come la base di Aviano, il porto di Trieste, l’oleodotto transalpino e i collegamenti verso l’Europa orientale – rende la nostra regione sempre più rilevante nelle strategie militari internazionali. A questo si aggiunge il crescente ricorso alle cosiddette infrastrutture ‘dual use’, destinate a un duplice impiego: sia civile che militare”.

“Se da un lato vengono infatti prospettati investimenti e ricadute occupazionali, dall’altro è altresì necessario affrontare con serietà – precisa Capozzi – anche le conseguenze di questo processo. Una regione sempre più centrale nelle strategie militari è anche una regione più esposta alle tensioni internazionali e ai rischi derivanti da eventuali escalation. Più militarizzazione, infatti, non significa automaticamente maggiore sicurezza”.

“Ho inoltre evidenziato – prosegue la nota – la contraddizione politica di chi, come la Lega, si dichiara spesso contrario alla guerra ma poi continua a sostenere, nei fatti concreti, l’aumento delle spese militari, l’invio di armamenti e le politiche di riarmo. Mi auguro che il presidente Fedriga si dichiari contrario a questa trasformazione prospettata, perché non vi sarebbero benefici per il nostro territorio, ma solo una maggiore vulnerabilità, già da tempo elevata a causa della presenza della base di Aviano”.

“Non possiamo accettare che la guerra e il riarmo vengano progressivamente normalizzati. La nostra Costituzione, all’articolo 11, afferma con chiarezza che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Un principio – sottolinea la rappresentante del M5S – che deve continuare a orientare le scelte politiche del Paese. Ma è anche necessario interrogarsi sulle priorità della spesa pubblica: ogni miliardo destinato agli armamenti è, infatti, un miliardo sottratto alla sanità, alla scuola, alla ricerca, ai trasporti e alle politiche sociali. Tutti investimenti fondamentali per garantire una sicurezza autentica e duratura”.

“Il Friuli Venezia Giulia – conclude Capozzi – deve continuare a essere un ponte tra i popoli e non trasformarsi in una frontiera della guerra. La sicurezza si costruisce attraverso la diplomazia, la cooperazione internazionale, la giustizia sociale e lo sviluppo, non certamente con una corsa permanente agli armamenti”.