Raccolta di firme per legge di iniziativa popolare per creare due soli enti locali di area vasta intermedi, uno per il Friuli e uno per Trieste
Pubblichiamo la nota stampa del Comitato dei promotori della proposta di legge regionale a iniziativa popolare per la istituzione di due soli enti locali di area vasta, intermedi tra Regione Autonoma Friuli – Venezia Giulia e Comuni: uno per il Friuli e uno per Trieste. Questo il testo: È aperta la raccolta firme elettorali, anzitutto a sportello anagrafico comunale, in tutti i Municipi della Regione Autonoma Friuli – Venezia Giulia, sulla nostra proposta di legge regionale a iniziativa popolare, per dimezzare le quattro ex Province e anche i loro costi, previo referendum consultivo sulle modifiche dei loro confini a seguito della nostra proposta fusione ex provinciale a tre tra Gorizia e Pordenone e Udine, per giungere alla piena unità territoriale e istituzionale di tutto il Friuli, inserito in sistema geopolitico binario con Trieste. Riteniamo necessario illustrare meglio alcuni punti principali della nostra proposta di legge. Il primo articolo risolve le questioni geopolitiche fondamentali che risultano costitutive. Per istituire un sistema geopolitico binario serve anzitutto un confine intermedio. La nostra iniziale proposta è costituita dalla foce del Fiume Timavo. Tale dato geografico fisico costituiva il limite della Zona A del Territorio Libero di Trieste. Dal punto di vista geografico, non è colpa di nessuno se la pianura friulana arriva fino a Monfalcone compresa; dal punto di vista storico, nella sua storia bimillenaria, quest’ultima città di frontiera è stata aggregata a Trieste solamente nel ventennio fascista; dal punto di vista linguistico, le zonizzazioni territoriali friulanofone dovrebbero ispirare una geopolitica istituzionale unitaria coerente; dal punto di vista culturale, difendere la identità friulana risulterebbe di gran lunga più facile in un nuovo contesto geopolitico unitario per tutto il Friuli. Bisogna poi trovare un unico Capoluogo unitario che consenta di superare le divisioni e le contrapposizioni malauguratamente subite dal Friuli soprattutto nella sua storia recente. Anche la scelta di Aquileia è del tutto naturale, poiché serve una Città Madre nei confronti della quale tutti i friulani siano tributari e della quale nessun friulano possa parlar male. Viene contestualmente prevista una clausola che vincolerà lo Statuto del nuovo ente locale di area vasta friulano unitario ad articolare geopoliticamente il proprio potere su tutto il territorio condividendo quantomeno gli Uffici presso gli ex tre Capoluoghi Provinciali. Quando avremo finalmente riunificato tutto il Friuli, allestiremo nella Piazza del Capitolo di Aquileia un grande tendone, climatizzato o riscaldato a seconda della stagione, sotto al quale i friulani torneranno ad accapigliarsi tra loro, ma prima, se non vogliamo scomparire, bisogna evitare il Friuli rimanga una mera espressione geografica oltretutto misconosciuta. Questo è il momento di lavorare, non per ridurre il Friuli a uno spezzatino, ma per riunirlo. Dicevano ai tempi del Terremoto 1976 in Friuli: un modon par omp e o tornarìn a plomp. Se anche solamente una cinquantina di elettori regionali firmassero la nostra proposta in un centinaio di Comuni della Regione saremmo a cavallo.




