«Ricostruzione, un messaggio attuale per tutti. Anche per il mondo del lavoro»

Il terremoto del 1976 segnò uno spartiacque fondamentale anche nella storia del mondo del lavoro e del sindacato in Friuli. Sindacato che fu non solo tra i primi e i più convinti sostenitori di una ricostruzione che partisse dal lavoro e dell’economia («Prima le fabbriche, poi le case»), ma anche soggetto attivo nella macchina dei soccorsi e nella gestione dell’emergenza, oltre che nel garantire continuità all’occupazione e al reddito dei lavoratori. Di pari passo con la ricostruzione, e sull’onda di una strategia di decentramento di sportelli e recapiti decisa per garantire servizi alle popolazioni colpite, prese forma anche una nuova articolazione della struttura sindacale sul territorio: fu nei primi anni ’80, ad esempio, che la Cgil decise di istituire la Camera del lavoro territoriale dell’Alto Friuli, con sede a Gemona, espressione di quella stessa istanza di decentramento e autodeterminazione delle comunità locali che fu sicuramente uno dei principali segni distintivi della ricostruzione.

Riflettere sull’eredità e sul significato della ricostruzione, per la Cgil, è fondamentale non solo per comprendere quali furono i fattori che trasformarono una realtà ancora profondamente rurale in una regione a trazione manifatturiera, ma anche per riflettere sul rapporto tra cittadini e istituzioni, sul ruolo dei sindacati e degli altri grandi soggetti di intermediazione e rappresentanza, sulle nuove prospettive del Friuli cinquant’anni dopo il terremoto. «Se allora la necessità di sopravvivere, superare l’emergenza e ricostruire fu la molla per una fase di grande sviluppo economico, sociale e culturale, segnata anche da grandi battaglie come quella per l’Università di Udine, il Friuli di oggi deve fare i conti con una realtà diametralmente opposta», commenta il segretario generale della Cgil di Udine Emiliano Giareghi. «Oggi – prosegue – è il futuro a fare paura, e l’inverno demografico è probabilmente la rappresentazione più tangibile della crisi di speranza e di prospettive in cui viviamo, aggravata dalle inquietudini di un presente stretto tra venti di guerra, corsa al riarmo e segnali di crisi».

Riprendere in mano il libro della ricostruzione e rileggerne le pagine, forse, potrebbe aiutare a ritrovare stimoli e motivazioni. È con questo spirito che anche il sindacato sta aprendo i suoi archivi. Non soltanto a Udine e nell’Alto Friuli, ma anche nel resto della regione. Una ricca rassegna di immagini e documenti di quegli anni è disponibile a Monfalcone, sede dell’Archivio storico del lavoro “Sergio Parenzan”, diretta emanazione della Camera del lavoro di Gorizia. «In quel contesto – spiega Paolo Liva, responsabile dell’Archivio per la Cgil isontina – i sindacati dei lavoratori svolsero un ruolo importante, che andò ben oltre la tradizionale difesa dei diritti sul lavoro». In prima linea anche i lavoratori dei cantieri di Monfalcone e di altre fabbriche dell’isontino, accorsi come volontari in diverse aree dell’Alto Friuli, in particolare nell’allestimento di prefabbricati: un impegno raccontato da numerose immagini, parte delle quali sono disponibili sul sito dell’archivio (archiviolavoroparenzan.it), assieme a quelle che documentano alcune delle principali manifestazioni di piazza indette in quegli anni dai sindacati a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto.