«Ricostruzione, un messaggio attuale per tutti. Anche per il mondo del lavoro»

Foto di Angelo Giordano da Pixabay
Il terremoto del 1976 segnò uno spartiacque fondamentale anche nella storia del mondo del lavoro e del sindacato in Friuli. Sindacato che fu non solo tra i primi e i più convinti sostenitori di una ricostruzione che partisse dal lavoro e dell’economia («Prima le fabbriche, poi le case»), ma anche soggetto attivo nella macchina dei soccorsi e nella gestione dell’emergenza, oltre che nel garantire continuità all’occupazione e al reddito dei lavoratori. Di pari passo con la ricostruzione, e sull’onda di una strategia di decentramento di sportelli e recapiti decisa per garantire servizi alle popolazioni colpite, prese forma anche una nuova articolazione della struttura sindacale sul territorio: fu nei primi anni ’80, ad esempio, che la Cgil decise di istituire la Camera del lavoro territoriale dell’Alto Friuli, con sede a Gemona, espressione di quella stessa istanza di decentramento e autodeterminazione delle comunità locali che fu sicuramente uno dei principali segni distintivi della ricostruzione.
Riflettere sull’eredità e sul significato della ricostruzione, per la Cgil, è fondamentale non solo per comprendere quali furono i fattori che trasformarono una realtà ancora profondamente rurale in una regione a trazione manifatturiera, ma anche per riflettere sul rapporto tra cittadini e istituzioni, sul ruolo dei sindacati e degli altri grandi soggetti di intermediazione e rappresentanza, sulle nuove prospettive del Friuli cinquant’anni dopo il terremoto. «Se allora la necessità di sopravvivere, superare l’emergenza e ricostruire fu la molla per una fase di grande sviluppo economico, sociale e culturale, segnata anche da grandi battaglie come quella per l’Università di Udine, il Friuli di oggi deve fare i conti con una realtà diametralmente opposta», commenta il segretario generale della Cgil di Udine Emiliano Giareghi. «Oggi – prosegue – è il futuro a fare paura, e l’inverno demografico è probabilmente la rappresentazione più tangibile della crisi di speranza e di prospettive in cui viviamo, aggravata dalle inquietudini di un presente stretto tra venti di guerra, corsa al riarmo e segnali di crisi».
Riprendere in mano il libro della ricostruzione e rileggerne le pagine, forse, potrebbe aiutare a ritrovare stimoli e motivazioni. È con questo spirito che anche il sindacato sta aprendo i suoi archivi. Non soltanto a Udine e nell’Alto Friuli, ma anche nel resto della regione. Una ricca rassegna di immagini e documenti di quegli anni è disponibile a Monfalcone, sede dell’Archivio storico del lavoro “Sergio Parenzan”, diretta emanazione della Camera del lavoro di Gorizia. «In quel contesto – spiega Paolo Liva, responsabile dell’Archivio per la Cgil isontina – i sindacati dei lavoratori svolsero un ruolo importante, che andò ben oltre la tradizionale difesa dei diritti sul lavoro». In prima linea anche i lavoratori dei cantieri di Monfalcone e di altre fabbriche dell’isontino, accorsi come volontari in diverse aree dell’Alto Friuli, in particolare nell’allestimento di prefabbricati: un impegno raccontato da numerose immagini, parte delle quali sono disponibili sul sito dell’archivio (archiviolavoroparenzan.it), assieme a quelle che documentano alcune delle principali manifestazioni di piazza indette in quegli anni dai sindacati a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto.




