Riforma della caccia sconti di pena ai bracconieri multe agli ambientalisti

Scade oggi il termine per la presentazione in Commissione agricoltura della Camera il termine per la presentazione degli emendamenti al ddl n.1552 che intende riformare la legge quadro sulla caccia e l’uccellagione, la n.157 del 1992, tuttora in vigore.
Tr agli emendamenti approvati dal Senato, prima del via libera al ddl avvenuto il 23 giugno scorso e il successivo passaggio alla Camera, uno ha riguardato il tema delle sanzioni nei confronti dei bracconieri, ma anche verso chi protesta attivamente contro la caccia, provvedimento quest’ultimo assente nella precedente normativa.
Con il nuovo testo si vorrebbero introdurre infatti sanzioni amministrative fino a 900 euro contro chi ostacola “le attività di controllo faunistico” (leggi caccia) con metodi violenti (evenienza questa che non necessiterebbe di uno specifico divieto essendo evidente che l’uso della violenza non possa essere consentito e qualora si verificasse verrebbe punito dal Codice penale), mentre nessuna misura efficace viene introdotta per rafforzare il contrasto alla caccia di frodo e al traffico illegale della fauna selvatica.
Dunque chi protesta sul campo, magari facendo uso di fischietti, tamburi e megafoni per far scappare gli animali sotto il tiro delle doppiette commetterebbe un reato in quanto il ddl dà ai cacciatori la patente di “bioregolatori delle diversità naturali”, un riconoscimento importante che li delega quindi a svolgere un’attività di pubblica utilità. E’ in base a questo assunto che il ddl vorrebbe introdurre una pena pecuniaria per chi manifesta sul campo contro la caccia: punizioni volte a scoraggiare forme di protesta civile non violenta cancellando il diritto a non essere d’accordo con ciò che lo Stato autorizza.
Tutte falsità, ribattono i cacciatori agli ambientalisti: “La riforma non censura le proteste contro la caccia, che sono pienamente legittime; diverso è impedire materialmente lo svolgimento di una attività autorizzata dalla legge o danneggiare strumenti pubblici destinati alla gestione della fauna.
Chi abbatte invece specie protette o uccide un numero superiore di capi di selvaggina di quello consentito potrà godere in alcuni casi di uno sconto rispetto alle multe indicate dalla legge del 1992. Per chi caccia nei parchi naturali regionali, nelle riserve naturali o nelle oasi di protezione faunistica la legge del 1992 in vigore prevede l’arresto fino a sei mesi e un’ammenda da € 464 a € 1549 euro (dopo rivalutazione in base ai parametri Istat degli importi di 34 anni fissati in lire). I promotori della riforma però con abile mossa hanno trasformato la E in una O , così il testo adesso suona così: arresto fino a sei mesi O ammenda da 900 a 3.000 euro. Con il risultato che il bracconiere prima subiva l’arresto fino a sei mesi più l’ammenda, mentre con la nuova formulazione o l’una (l’arresto) o l’altra (l’ammenda) delle sanzioni previste. Nel caso in cui il cacciatore di frodo optasse per l’ammenda (scelta più conveniente) potrebbe anche beneficiare della possibilità, qualora il giudice accogliesse la richiesta, di pagare una somma pari alla metà del massimo dell’ammenda (oblazione) estinguendo così il reato ed evitando la condanna penale e la confisca dell’arma (art. 162-bis Codice penale).
AUDIZIONI E CRITICHE
Nel corso delle audizioni in Commissione agricolturra della Camera le associazioni ambientaliste e animaliste coinvolte (Lipu, Legambiente, Wwf, Enpa, Lac, Oipa, Società italiana di etologia e Centro italiano studi ornitologici) hanno espresso una contrarietà pressoché totale al provvedimento. Le critiche si sono concentrate soprattutto sul nuovo ruolo attribuito all’attività venatoria nella tutela della biodiversità, sulla disciplina dei calendari, sui richiami vivi, sulle sanzioni e sull’indebolimento del ruolo scientifico dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), il cui parere da vincolante diventa meramente consultivo.
Diverse sigle hanno pertanto chiesto il ritiro completo del testo o almeno la sua sospensione per procedere a una riscrittura basata su un maggiore coinvolgimento del mondo scientifico. Particolarmente contestato è stato il riconoscimento del cacciatore come soggetto che concorre alla gestione della fauna. Secondo le associazioni ascoltate, l’attribuzione di un ruolo di “bioregolatore” non avrebbe un rigoroso fondamento.
L’ITER PARLAMENTARE
Dopo l’approvazione del Senato, il provvedimento trasmesso alla Camera dei deputati, è stato assegnato alla Commissione agricoltura e non si comprende perché non anche alla Commissione ambiente, dato il ruolo che si intende affidare ai cacciatori quali “regolatori della biodiversità naturale”.
Ad ogni modo è difficile immaginare che vi saranno modifiche sostanziali al testo licenziato dal Senato. Qualsiasi cambiamento approvato dalla Camera obbligherebbe infatti il ddl a tornare a Palazzo Madama, per una seconda lettura, allungando ulteriormente i tempi dell’iter. Se la Camera voterà il provvedimento senza modifiche, dunque, l’iter parlamentare sarà concluso e il testo potrà essere trasmesso al Presidente della Repubblica per la promulgazione, se invece verrà cambiata anche una sola disposizione, inizierà la cosiddetta “navetta parlamentare”, che proseguirà fino a quando Camera e Senato non avranno approvato un testo identico.
In questi giorni Partito democratico, Movimento 5 stelle e Alleanza verdi-sinistra hanno continuato a seguire la linea già tracciata al Senato, esprimendo una netta contrarietà all’intero impianto della riforma. Anche alla Camera le opposizioni hanno tentato di rallentare l’iter e hanno utilizzato come strumento di pressione le tante critiche sollevate dalle associazioni ambientaliste e da gran parte della comunità scientifica e universitaria. Non sono mancate posizioni contrarie anche all’interno della maggioranza come quelle delle deputate Michela Vittoria Brambilla (Noi moderati) e Rita Dalla Chiesa (Forza Italia): la prima ha votato contro l’adozione del testo base e ha annunciato che continuerà a opporsi alla riforma; la seconda ha affermato che il testo deve essere corretto e ha sostenuto che le sue perplessità sarebbero condivise da altri parlamentari del suo partito. Al momento, però, il centrodestra conserva i numeri necessari per approvare il testo, ma questi dissensi potrebbero pesare nella fase di esame degli emendamenti se trovassero altri appoggi nei partiti di Governo.
PETIZIONI ANTI-CACCIA
E qui si inseriscono le varie iniziative del mondo ambientalista che si concentrano su campagne di sensibilizzazione e sulle petizioni promosse da Wwf e Lipu volte a contrastare la proposta di legge del Governo. Per il Wwf è una riforma “che trasformerebbe gli animali e la natura da patrimonio di tutti i cittadini a un luna park a uso e consumo dei cacciatori e dei loro interessi”
“Gli uccelli migratori, patrimonio straordinario di bellezza e utilità ecologica, sono a grave rischio. La proposta di legge ne abbatte le tutele, allargando le già ampie maglie della caccia in Italia”, afferma la Lipu. “Gli uccelli verrebbero cacciati durante il delicatissimo periodo della migrazione quando stanno per raggiungere le aree dove riprodursi. I calendari venatori – aggiunge la Lipu – sarebbero ancora più permissivi. Ripartirebbe la cattura dei piccoli uccelli migratori, per tenerli in gabbia vita natural durante e usarli nella terribile pratica dei richiami vivi (il canto degli uccelli in gabbia usato per attirare e uccidere gli uccelli liberi). Il demanio diventerebbe in buona parte territorio di caccia e le regioni potrebbero ridurre le aree protette, proprio mentre l’Unione europea chiede di aumentarle. Gli appostamenti fissi per la caccia aumenterebbero senza limiti. I pareri scientifici dell’Ispra sui calendari venatori sarebbero delegittimati: le regioni, in sostanza, autorizzerebbero i calendari da sole”. “Il danno all’avifauna sarebbe gravissimo e renderebbe ancora più difficile una situazione già di forte sofferenza”. Da qui l’appello a sottoscrivere la petizione: “Ma è necessario agire subito, chiedendo il ritiro della proposta di legge”.
Domenico Diaco