Sabato scorso incidente mortale sul lavoro in porto a Trieste, i sindacati puntano il dito sui ritmi frenetici di lavoro

La morte di un guardiafuochi triestino di 46 anni, Roberto Bassin, nella sera di sabato scorso in Porto a Trieste ha rimesso tragicamente in cima alle priorità la tragedia delle morti sul lavoro. Rober Bassin, addetto al servizio antincendio nel porto era dipendente della Coosp, cooperativa servizi portuali, e al momento della tragedia era in servizio a bordo del traghetto Ephesus ormeggiato al Molo quinto del Porto nuovo, il terminal Samer riservato alle navi ro/ro da e per la Turchia. Secondo la ricostruzione dell'accaduto l'uomo stava vigilando sulla movimentazione dei semirimorchi ospitati nella stiva della nave quando, poco dopo le 19.30, per cause ancora in via di accertamento, è stato investito da un rimorchio in transito trascinato da un trattore portuale. L'impatto ha causato all'uomo dei traumi da schiacciamento risultati fatali. A nulla è valso infatti l'intervento immediato dei sanitari del 118 intervenuti sul posto insieme a una squadra dei vigili del fuoco e alla Capitaneria di porto. Immediata la paralisi dell'attività in porto. I sindacati hanno proclamato lo sciopero per la giornata di domenica mentre l'unione sindacale di base in una nota denuncia il peggioramento costante delle condizioni di lavoro in porto di fronte all'urgenza di fare sempre di più e più velocemente e chiede la riapertura del presidio medico, ormai chiuso da anni. E domenica la giornata di sciopero allo scalo marittimo di Trieste è stata partecipata, Tir fermie nessuna movimentazione container con i 1500 lavoratori che hanno incrociato le braccia in segno di protesta per morte . Intanto proseguono le indagini ed è stato aperto un fascicolo dalla Procura di Trieste. L'ipotesi di reato non è ancora nota ma è prevedibile si tratti di omicidio colposo mantre gli inquirenti indagano sul rispetto delle norme di sicurezza.

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