Scuola della montagna, bilancio finale, dodici corsi e 223 partecipanti

Dodici corsi con 223 partecipanti complessivi su oltre 450 domande di ammissione, 58 realtà territoriali coinvolte, quasi 200 relatori ed esperti in qualità di docenti. Lezioni su cibo e prodotti locali, agricoltura, allevamento, selvicoltura, salute, turismo, energia, digitalizzazione, small e big data, intelligenza artificiale, cultura e tradizioni, sport, rigenerazione insediativa ed educativa. È il bilancio del progetto triennale Scuola della montagna–Dolomiti friulane organizzato dall’Università di Udine a Barcis. L’iniziativa si è conclusa oggi, nel comune della Valcellina, con una cerimonia che ha fatto il punto delle attività svolte.
All’incontro sono intervenuti: il direttore della Scuola, Andrea Guaran; il sindaco di Barcis, Claudio Traina, anche presidente della Magnifica Comunità di Montagna Dolomiti Friulane, Cavallo e Cansiglio; il delegato del rettore per la sede di Gemona, Andrea Cafarelli; il presidente, Roberto Sonego, e il direttore, Pier Giorgio Sturlese, del Gruppo di azione locale (Gal) Montagna leader; il presidente della Comunità di Montagna delle Prealpi Friulane Orientali, Giuliano Cescutti; Mauro Pascolini, già direttore della Scuola.
La Scuola prevedeva corsi gratuiti residenziali, a Barcis, di una settimana, con al massimo 20 partecipanti, dedicati, in particolare, ai giovani delle aree montane. L’obiettivo è investire sulla formazione del capitale umano per incentivare la ripresa sociale ed economica della montagna. I corsi hanno permesso di acquisire competenze mirate per sostenere, soprattutto, una nuova imprenditorialità giovanile e contribuire così a mantenere vivo il tessuto sociale ed economico delle Dolomiti Friulane. Al termine i partecipanti hanno ricevuto un attesto di partecipazione utile anche alla convalida di tre crediti formativi per gli studenti universitari.
Partita nel 2024, la Scuola della montagna, nata nell’ambito del progetto Cantiere Friuli dell’ateneo, è stata organizzata nell’ambito della Strategia nazionale Aree interne. Hanno collaborato: la Regione Friuli Venezia Giulia; il Gruppo di azione locale (Gal) Montagna Leader; la Magnifica Comunità di montagna Dolomiti friulane, Cavallo e Cansiglio; la Comunità di montagna delle Prealpi Friulane Orientali; il Dipartimento di Lingue e letterature, comunicazione, formazione e società.
Gli interventi
«La Scuola della Montagna – ha detto il direttore Andrea Guaran – giunge a conclusione dopo un percorso triennale e ben dodici settimane residenziali. È tempo di bilanci e come attuale responsabile scientifico non posso che manifestare soddisfazione ed esprimere il mio ringraziamento a tutti i compagni di viaggio, istituzionali e non, che hanno permesso la realizzazione dell’iniziativa formativa e hanno garantito il costante sostegno e apporto, mettendo a disposizione professionalità, competenze e soprattutto passione. I risultati confermano che la Scuola è riuscita a costruire un’offerta formativa riconoscibile, capace di connettere l’Università con le comunità montane e di coinvolgere soprattutto studenti e giovani adulti. L’elevato numero di candidature, l’ampia rete di relatori e soggetti territoriali e la varietà dei temi affrontati costituiscono una base solida per consolidare il modello e valutarne eventuali sviluppi futuri» ha concluso Guaran.
«La Scuola della montagna – ha spiegato Andrea Cafarelli – ha dimostrato con i fatti che il nostro Ateneo sa farsi motore di sviluppo e innovazione, offrendo strumenti e conoscenze per guardare fiduciosi al futuro delle terre alte. I risultati di questo triennio confermano la bontà di un modello formativo. Aver puntato su corsi residenziali ha garantito ai partecipanti un’immersione totale, trasformando il territorio stesso in uno spazio di apprendimento. Si aggiunga che, affiancando la teoria alle numerose attività laboratoriali e al dialogo con gli operatori, abbiamo trasformato lo studio in un’indagine applicata direttamente sul campo. L’Ateneo crede fermamente in questa didattica esperienziale per formare talenti capaci di tradurre il sapere accademico in soluzioni operative».
Per Claudio Traina «parlare di montagna significa parlare del nostro presente, ma soprattutto del nostro futuro. Le Dolomiti Friulane sono un territorio di straordinaria bellezza, ricco di risorse naturali, paesaggistiche e culturali, ma anche un territorio che deve confrontarsi ogni giorno con sfide importanti: lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e, soprattutto, la difficoltà di mantenere e attrarre le nuove generazioni. Per questo ritengo che investire sulla formazione e sui giovani significhi investire concretamente sul futuro della montagna. La Scuola della montagna va proprio in questa direzione: portare conoscenze, idee e nuove prospettive sul territorio e, allo stesso tempo, permettere ai giovani di conoscere meglio le opportunità che la montagna può offrire. In questo senso, il rapporto tra università, istituzioni, mondo economico e comunità locali è fondamentale. Solo attraverso una collaborazione concreta possiamo trasformare le tante potenzialità delle nostre aree montane in opportunità reali di sviluppo, innovazione e occupazione. Desidero quindi rivolgere un sentito ringraziamento alla Regione, per l’attenzione e il sostegno dedicati ai territori montani; all’Università di Udine, per aver ideato e promosso questo importante percorso di formazione e per il prezioso contributo di docenti e ricercatori; e a Montagna Leader, per il ruolo fondamentale nella valorizzazione e nello sviluppo del territorio. Un grazie particolare va anche a tutti coloro che hanno partecipato alle lezioni, mettendo a disposizione competenze, esperienze e idee» ha sottolineato infine Traina.
«Come Gal Montagna Leader – ha affermato il direttore Pier Giorgio Sturlese –, guardare al bilancio di questi tre anni della Scuola ci riempie di orgoglio e ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta. Aver ricevuto oltre 455 richieste di ammissione per 240 posti disponibili dimostra che c’è una esigenza reale di montagna e di competenze specifiche per viverla e lavorarci. Lavorare in sinergia con l’Università di Udine, la Regione e le Comunità di Montagna ci ha permesso di creare un vero e proprio ecosistema formativo residenziale a Barcis, coinvolgendo 58 enti e ben 197 esperti. Ma il dato per noi più incoraggiante è un altro: la maggior parte dei partecipanti ha tra i 18 e i 30 anni, con una prevalenza femminile. È il segno tangibile che le nostre valli sanno ancora attrarre i giovani e che con questo tipo di progettualità stiamo ponendo basi solide per contribuire a combattere lo spopolamento attraverso la conoscenza, l’innovazione e le nuove opportunità lavorative» ha evidenziato Sturlese.
«Tre anni, 12 corsi, una esperienza unica – ha rimarcato Mauro Pascolini – che ha dimostrato non solo la validità della Strategia nazionale aree interne Dolomiti Friulane, ma ha messo in luce come la coprogettazione con gli attori del territorio sia un valore aggiunto per l’Università. La scuola ha poi dimostrato come il vivere in montagna sia una concreta possibilità e come l’interesse dei giovani verso questi territori sia una realtà. Una esperienza che va sicuramente proseguita e replicata».