“Stesso lavoro, stessi diritti”, dalla Cgil un messaggio chiaro contro le diseguaglianze nel mondo del lavoro

Secondo una stima sono tra i 60mila e gli 80mila i lavoratori occupati in Friuli Venezia Giulia nella filiera degli appalti pubblici e privati: almeno un sesto dell’intera platea del lavoro dipendente in regione, quindi. Si tratta di un mondo dove, a causa della precarietà, del dumping contrattuale e delle lacune della legislazione, sono fortemente diffuse, anche nella nostra regione, piaghe come il lavoro povero, il gender gap salariale, la precarietà e l’assenza di tutele, anche sul fronte della sicurezza.
È proprio per affrontare queste emergenze che la Cgil ha lanciato la sua proposta di legge di iniziativa popolare avviata a maggio, con lo slogan “Stesso lavoro, stessi diritti”. Nell’ambito della campagna di sottoscrizione, che prosegue a pieno ritmo anche dopo il raggiungimento (in pochissimi giorni) delle 50 mila firme necessarie per depositare la proposta in Parlamento a settembre e avviarne l’iter entro la fine della legislatura.
L’appuntamento in Friuli è stato oggi il sit-in nella centralissima Piazza Matteotti, iniziativa della Cgil Fvg e della Camera provinciale del lavoro. Un banchetto di raccolta firme, anche a sostegno dell’altra proposta di legge sulla difesa della sanità pubblica, attivo per l’intera mattinata che ha visto anche anche un sit-in con conferenza stampa, per illustrare i contenuti della proposta di legge e tracciare il quadro della situazione lavorativa e salariale nel settore, anche a livello regionale. Sono intervenuti Michele Piga, segretario generale della Cgil Fvg, Daniela Duz, componente della segreteria regionale con delega al mercato del lavoro e agli appalti, e per la Cgil Udine il segretario generale Emiliano Giareghi. Il messaggio operativo lanciato dalla Cgil è quindi chiaro: “Basta a piaghe come la precarietà, l’assenza di tutele (anche sul fronte della sicurezza), il lavoro povero, il gender gap salariale, in quel vasto mondo che riguarda i lavoratori occupati nella filiera degli appalti pubblici e privati. Per questo  la Cgil  sta raccogliendo anche in Fvg firme per la sua proposta di legge di iniziativa popolare con lo slogan “Stesso lavoro, stessi diritti”. Una campagna che prosegue a pieno ritmo anche dopo il raggiungimento in pochissimi giorni delle 50 mila firme necessarie per depositare la proposta in Parlamento.  «Siamo qui – ha detto il segretario generale della Cgil Fvg Michele Piga – con lo scopo di dare significato e spessore ai contenuti della legge d’iniziativa popolare sugli appalti, peraltro affiancata da quella sulla sanità: sono i due temi dolenti che riguardano il lavoro da una parte, ma anche i servizi dei cittadini. È un tema che riguarda molte persone: in Italia ci sono 24 milioni di lavoratori, di cui 19 dipendenti, 1 milione di partite iva in monocommittenza e circa 3 milioni di lavoratori in appalti e subappalti pubblici e privati. Il 60% degli infortuni gravi o mortali avviene nell’appalto, il 59% dei quali in subappalto. Nel salario c’è un diffuso sottoinquadramento, l’esclusione della contrattazione del secondo livello e quindi minori livelli di intervento salariale, contratti nazionali diversi dai committenti e quindi lavoro povero. La nostra proposta si basa sul principio di stesso lavoro, stesso diritto, stesso salario. e si impronta sostanzialmente sulla dignità del lavoro e sulla parità di trattamento di tutte le lavoratrici e i lavoratori, indipendentemente che siano lavoratori diretti in appalti privati o in appalti pubblici. Dobbiamo smetterla con gli appalti finti che coprono o le responsabilità, come per esempio in salute e sicurezza da parte dei committenti, o una snellezza e un lavoro sottopagato da parte di enti pubblici, di regioni ma anche di imprese private, e quindi riportare la centralità del lavoro».

È intervenuta anche Daniela Duz, componente della segreteria regionale Cgil con delega agli appalti: «Il nostro sollecito per apporre la firma sulla proposta di legge sugli appalti è determinato soprattutto dal fatto che gli appalti sono l’emblema del lavoro povero e precario. Le lavoratrici e i lavoratori in appalto e in subappalto sono quelli che hanno meno tutele, meno diritti, meno salario, meno sicurezza. La proposta di legge – ha detto ancora la Duz – mira a ridare dignità a queste lavoratrici e questi lavoratori che svolgono un ruolo fondamentale a tutela della salute e della sicurezza di tutta la cittadinanza, e pertanto vuole irrobustire e implementare le tutele negli appalti pubblici e trasferire le conquiste che sono stati raggiunti in questi ultimi negli appalti privati. Quindi diciamo che lo slogan “Stesso lavoro stesso contratto” racchiude il significato profondo di questa proposta di legge di iniziativa popolare».