“Sulla soglia”, al museo etnografico un viaggio nei riti e nei simboli della morte in Friuli

Piccolo cimitero abbandonato, Pozzis di Verzegnis, 1970_ Foto Carlo Innocenti

Come è cambiato il nostro rapporto con la morte? E che cosa resta oggi dei rituali, dei gesti e delle consuetudini attraverso cui le comunità friulane hanno accompagnato per secoli il momento del commiato?

Parte da queste domande “Sulla soglia. Simboli e rituali della morte in Friuli con le fotografie di Carlo Innocenti”, la nuova mostra del Museo Etnografico del Friuli, che aprirà al pubblico venerdì 25 settembre 2026 alle ore 17 a Palazzo Giacomelli.

Curata da Pamela Pielich e Caterina Vidon, l’esposizione costruisce un percorso tra antropologia, fotografia, memoria orale e patrimonio storico per raccontare una trasformazione profonda: il passaggio da una morte vissuta come evento comunitario, domestico e condiviso a un’esperienza sempre più privata, spesso affidata agli spazi sanitari e progressivamente separata dai rituali collettivi che per lungo tempo l’avevano accompagnata.

“Questa mostra, grazie agli scatti di Carlo Innocenti, ci affronta con sensibilità e un tema che riguarda profondamente ciascuno di noi, ma che la società contemporanea tende spesso a rimuovere dallo spazio pubblico”, sottolinea l’assessore alla Cultura e all’Istruzione Federico Pirone. “Il Museo Etnografico ci permette invece di osservare come una comunità abbia costruito nel tempo gesti, parole, simboli e rituali per accompagnare la perdita e dare forma al dolore. Mettiamo il patrimonio museale in relazione con le domande del presente, grazie allo sguardo antropologico delle due curatrici”.

Fino alla seconda metà del Novecento, infatti, anche in Friuli la morte coinvolgeva l’intera comunità. La veglia si svolgeva in casa, il vicinato partecipava al lutto, gesti, parole e consuetudini aiutavano le famiglie a dare forma al dolore. La progressiva medicalizzazione della morte, insieme alla diffusione della cremazione e alla trasformazione degli stessi luoghi del commiato, ha modificato profondamente questa esperienza, riducendo anche molte delle tracce materiali e simboliche attraverso cui veniva custodita la memoria. È proprio su questa soglia tra passato e presente che si sviluppa la mostra.

Il cuore visivo del percorso è costituito dalle fotografie di Carlo Innocenti, che restituiscono simboli, luoghi e testimonianze materiali legate alla morte e al ricordo, documentandone nel tempo permanenze e trasformazioni. Alle immagini si affiancano le testimonianze anonime di cittadine e cittadini raccolte nell’ambito dei laboratori filosofici di cura di REU – Ritorno all’Essere Umani.

Una donna visita i propri cari presso la Pieve di San Pietro a Zuglio, 1975 _Foto Carlo Innocenti

La dimensione della memoria collettiva trova spazio anche nell’installazione sonora curata da Roberto Frisano e Valter Colle, che riporta nelle sale di Palazzo Giacomelli canti rituali, preghiere e testimonianze orali legate alla morte. Un patrimonio immateriale che racconta anche la ricchezza linguistica di un Friuli storicamente plurale e mistilingue.

Il percorso permette inoltre di riscoprire alcuni significativi beni delle collezioni civiche udinesi. Tra questi le storiche divise dei becchini e l’album fotografico Ciccinelli, realizzato da Brisighelli, testimonianza preziosa dell’iconografia e delle consuetudini legate al lutto nel territorio.

Uno specifico approfondimento sarà dedicato anche alla monumentale carrozza funebre appartenente alle collezioni civiche, conosciuta per aver trasportato la salma dell’arciduca Francesco Ferdinando. Il manufatto, che per ragioni conservative non sarà esposto fisicamente, sarà raccontato attraverso uno studio storico e documentario curato dallo storico dell’arte e conservatore Fabio Franz.

“Sulla soglia” non intende quindi soltanto ricostruire riti e tradizioni del passato, ma interrogare il presente e il modo in cui le persone e le comunità affrontano oggi la perdita. Comprendere come sono cambiati i codici del lutto significa infatti riflettere anche sul valore della cura, della memoria e dei legami sociali nei momenti più delicati dell’esistenza.

La mostra sarà accompagnata da un calendario di incontri, visite guidate, approfondimenti e occasioni di confronto aperte alla cittadinanza, che permetteranno di sviluppare le diverse tematiche antropologiche e sociali proposte dal percorso espositivo.

Carlo Innocenti, Udine, 2026_ Foto Federico Gallo

CARLO INNOCENTI

Nato a Udine nel 1942, Carlo Innocenti dedica fin dal 1965 la propria ricerca fotografica agli aspetti etnografici e sociali della cultura popolare friulana. Fondatore del Circolo Fotografico Friulano, ha documentato nel corso dei decenni la progressiva trasformazione della civiltà contadina, l’emigrazione, il mondo del lavoro e l’evoluzione dell’artigianato locale. La sua ricerca, caratterizzata da un’impostazione documentaristica e da un attento utilizzo della fotografia analogica, costituisce oggi un importante patrimonio visivo conservato anche nei fondi del CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia.