Territorio, Patto-Civica Fvg: «il lavoro emendativo ha migliorato la norma quadro, ora massima attenzione sulla sua attuazione»

Il Gruppo consiliare regionale Patto per l’Autonomia-Civica FVG ha contribuito in modo significativo all’iter di approvazione del disegno di legge n. 90, che nella versione approdata in aula presentava alcuni elementi di condivisione rispetto ai principi di fondo, ma anche diversi aspetti di criticità, sui quali il gruppo ha cercato di intervenire presentando numerosi emendamenti, alcuni dei quali sono stati accolti e hanno migliorato in maniera rilevante il testo della riforma del governo del territorio, superando alcune delle perplessità evidenziate nelle fasi iniziali del confronto.

«Le modifiche approvate – commentano Marco Putto, relatore della legge, unitamente ai colleghi Moretuzzo, Liguori e Massolino –, insieme alle risposte fornite dalla Giunta, hanno consentito di rafforzare alcuni principi ritenuti fondamentali, quali l’invarianza idraulica, il contenimento del consumo di suolo, la rigenerazione del patrimonio esistente, il rafforzamento della pianificazione di area vasta».

«Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio il consumo di suolo, sul quale il testo è stato sensibilmente rafforzato. La priorità viene ora attribuita al recupero e alla rigenerazione del patrimonio e delle aree già urbanizzate, limitando il ricorso a nuove trasformazioni e introducendo una maggiore attenzione alla permeabilità dei suoli, alla depavimentazione e alla deimpermeabilizzazione delle superfici esistenti. Ma soprattutto un passaggio fondamentale è stato quello dell’accoglimento di un nostro emendamento che prevede l’inserimento delle opere di natura infrastrutturale nel bilancio del consumo di suolo, in aggiunta rispetto a quelle di natura insediativa».

«Si è inoltre lavorato – proseguono i componenti del gruppo – per ridurre in modo significativo le previsioni derogatorie per il consumo di suolo, in particolare di quelle di natura “generale”, rafforzando il principio secondo cui le trasformazioni del territorio devono essere motivate da esigenze pubbliche importanti e riconoscibili e non di generici (quanto poco chiari) fabbisogni. In questo senso, l’accoglimento delle proposte emendative rappresenta un miglioramento concreto rispetto al testo iniziale».

«Un ulteriore elemento positivo – integrano – riguarda il rafforzamento del raccordo tra i diversi livelli della pianificazione, con i Sistemi Territoriali Locali (STL) chiamati a svolgere un ruolo di raccordo con le Amministrazioni comunali, in una logica di maggiore collaborazione e co-pianificazione tra Regione e Comuni ma anche attraverso una limitazione del controllo regionale sull’iter di formazione del PRC, limitando il parere alla sua coerenza con il PGT».

«L’obiettivo deve essere quello di costruire una pianificazione capace di tenere insieme le esigenze dei singoli territori e quelle questioni che, per loro natura, non possono essere affrontate entro i soli confini comunali. In questa prospettiva, gli elementi introdotti nella riforma vanno nella direzione di una pianificazione più attenta agli effetti dei cambiamenti climatici, alla qualità degli spazi urbani e al confronto con gli enti locali».

Restano, tuttavia, alcune perplessità che non possono essere considerate superate, a partire dal ruolo delle Province all’interno del nuovo sistema di governo del territorio. Il tema del livello intermedio è centrale: molte delle questioni strategiche — dalle infrastrutture alla mobilità, dalle reti ecologiche al rischio idrogeologico, fino alla pianificazione di area vasta — superano necessariamente i confini comunali. Sarà quindi fondamentale chiarire competenze, responsabilità e strumenti del nuovo assetto istituzionale.

Per queste ragioni, il Gruppo ha espresso un voto di astensione. «Il nostro voto da un lato riconosce il lavoro svolto in Aula – chiosano i quattro consiglieri – e i miglioramenti apportati al testo, anche grazie all’accoglimento di alcune delle nostre proposte, dall’altro rappresenta una sospensione di giudizio, ben lungi dal voler firmare una “cambiale in bianco”. Al contrario, proprio alla luce della rilevanza che questa riforma avrà sul futuro del territorio del Friuli-Venezia Giulia, continueremo a seguire con attenzione la fase di attuazione della legge e degli strumenti normativi che ne deriveranno, verificando concretamente gli effetti delle scelte adottate».