Wärtsilä, tutti contro l’azienda finlandese. Almeno fino al 25 settembre

Le tante le persone ieri scese in piazza della Borsa a Trieste erano più incredule che arrabbiate, non si aspettavano la sorpresa fornita dalla proprietà finlandese di Wärtsilä e anche se sono passate già settimane dalla comunicazione dell'azienda, non si sono ancora fatti una ragione di quanto sta accadendo. Così tra dipendenti, familiari e cittadini, erano un migliaio a manifestare in piazza e nonostante il sole implacabile, a capo scoperto, dato che i lavoratori hanno deciso di posare davanti al palco i loro cappellini e i loro elmetti da lavoro per dare anche visivamente il senso numerico del dramma. Ci spiace essere maliziosi, ma la grande attenzione bipartisan sulla vicenda Wärtsilä è per molti versi legata al momento elettorale particolarmente delicato, anche se  erano infatti in piazza presenti e solidali tutte le forze politiche, anche quelle in genere più sensibili ai problemi delle aziende che dei lavoratori, la possibilità che pian piano si lasci staccare la spina diventerà concreta. In sostanza è bene che i lavoratori dell'azienda triestina ottengano garanzie reali sul loro futuro entro la data delle elezioni, dopo la questione diventerà mediaticamente meno appetibile e la politica sarà in altre faccende affaccendata ed il rischio che prevalga l'apatica rassegnazione istituzionale diventerà altissimo. Bene quindi l'annunciata azione legale, per provare a sospendere il provvedimento di licenziamento dei 451 dipendenti e bene anche che i rappresentanti dei lavoratori denuncino l'azienda per comportamento antisindacale, che come previsto dalle norme, al fine di consentire in tempi rapidi la repressione della condotta antisindacale, prevede una speciale procedura attivabile presso il Tribunale del Lavoro competente per territorio. In questa maniera da un lato si spera di poter guadagnare ulteriori giorni in cui imbastire una trattativa risultata fin qui sterile per volontà dell'azienda, ma soprattutto si può far capire alla dirigenza finlandese che non si può giocare impunemente con le vite di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie, o almeno così dovrebbe essere. Ma forse più che con Wärtsilä, che si dimostra sorda e forte della sua impunità, è con il mondo politico e imprenditoriale che occorrerebbe trattare. "Serve una politica di reindustrializzazione" chiedono dal palco i sindacati, alludendo alle parole del ministro dello Sviluppo economico Giorgetti sul progetto di industria del mare nell'Alto Adriatico. "Abbiamo le competenze per farlo, Stato e privato devono investire in noi".  L'operazione sarebbe possibile, se ad esempio vi fosse la garanzia, non solo chiacchiere però,  da parte di tradizionali acquirenti dei grandi motori marini di abbandonare per davvero Wärtsilä e dare commesse ad una nuova nascente azienda. Ma temiamo che si fin qui si sia trattato appunto solo di chiacchiere da parte delle “infastidite” Fincantieri e Msc.