L’Assemblea pubblica di Confindustria FVG, organizzata da Confindustria Alto Adriatico e Confindustria Udine, si è aperta questa mattina al Generali Convention Center con una sorpresa di rara intensità intellettuale: senza alcun annuncio preliminare, infatti, Bernard-Henri Lévy, scrittore e filosofo francese noto per il suo impegno politico e culturale in difesa dell’Europa, è salito sul palco nello stupore di una platea, circa 1800 persone, trovatasi dinnanzi a una delle voci più autorevoli del pensiero europeo contemporaneo.
Lévy ha offerto «Il suono di un’altra Europa», monologo dal messaggio duplice.
«La cattiva notizia – ha detto – è che ci troviamo sull’orlo di un collasso storico, minacciato da fronti convergenti. Il primo è la Russia di Putin, il cui obiettivo non è territoriale ma la destabilizzazione del continente, visto come corresponsabile della dissoluzione dell’Unione Sovietica; il secondo è costituito dalla rinascita di antichi imperi come la Cina, che considera l’Europa il nemico storico per le umiliazioni coloniali ottocentesche, la Turchia degli ideologi, intenta a distruggere quella che percepisce come fortezza europea, l’Iran degli Ayatollah e l’islamismo radicale nelle sue varie declinazioni, tutte con l’Europa nel mirino».
Secondo Lévy il terzo fronte è rappresentato, paradossalmente, dagli Stati Uniti, storicamente alleati: «Se il progetto americano originario mirava a far rifiorire oltremare i valori europei calpestati da guerre e intolleranza – ha detto – oggi gli Usa si stanno rivoltando contro l’Europa, orientandosi verso una Silicon Valley che si estende oltre il Pacifico». Il quarto fronte è interno e riguarda le forze antieuropee come Orbán e i populisti tedeschi di AfD. Infine, sempre secondo il filosofo, l’euro rischia di scomparire, «poiché ogni moneta transnazionale richiede un potere politico forte su cui poggiare, come dimostra la storia delle valute comuni fallite».
La buona notizia è che «i cittadini europei possono evitare il crollo, a condizione di agire su più fronti. L’Europa deve dotarsi di un volto e di un’autorità, superando l’attuale anonimato simboleggiato dalle banconote. Serve sdoppiare la sovranità, accettando che i grandi temi – flussi finanziari, salute, immigrazione, terrorismo, guerra e pace – non possano essere di competenza esclusiva degli stati nazionali, ma richiedano un’agora europea. Occorre lottare contro il populismo, riconoscendo che il sovrano, anche quando è il popolo, non può essere assoluto e può sbagliare. È necessario difendere i pilastri europei – Grecia, Roma e Gerusalemme – combattendo l’antisemitismo. Infine – ha concluso – gli europei devono ritrovare fierezza ricordando che se l’Europa ha inventato il fascismo, ha anche inventato l’antifascismo e i suoi valori sono quelli sognati dai combattenti per la democrazia in Ucraina, Siria e Somalia nelle guerre contemporanee».
Un’apertura, quella di Lévy, che ha trasformato un’assemblea imprenditoriale in un atto di pensiero collettivo, richiamando gli industriali del Friuli Venezia Giulia a una responsabilità che travalica l’economia per toccare il destino stesso della civiltà europea.
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Bernard-Henri Lévy
Nato il 5 novembre 1948 a Beni Saf, in Algeria, Bernard-Henri Lévy è un filosofo, scrittore, giornalista e regista francese di origini ebraiche. Dopo essersi trasferito in Francia da bambino, ha studiato filosofia all’École Normale Supérieure di Parigi, dove ha avuto tra i suoi maestri Louis Althusser e Jacques Derrida. È stato uno dei fondatori della corrente dei “nouveaux philosophes” negli anni Settanta, movimento critico verso il marxismo, il totalitarismo e le ideologie della sinistra radicale.
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