50 Anni Terremoto. Capozzi (M5S): Tragedia immane, ma virtuoso esempio rinascita
“Quel terribile e crudele sisma di mezzo secolo or sono ha non solo devastato territori, case e luoghi simbolo, ma ha anche segnato profondamente la vita delle persone dell’intero Friuli, lasciando un’impronta indelebile nelle famiglie e nelle comunità locali. Il dolore e la perdita si sono tuttavia intrecciati con una straordinaria forza collettiva che ha saputo trasformare un’immane tragedia in un esempio virtuoso di rinascita”.
La consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), attraverso una nota stampa, desidera anticipare il suo pensiero alla vigilia dell’appuntamento esterno dell’Assemblea legislativa del Friuli Venezia Giulia che, domani pomeriggio, si riunirà in seduta straordinaria al Cinema Teatro Sociale di Gemona del Friuli per ricordare il 50° anniversario dell’ecatombe che, nel 1976, aveva devastato il territorio e segnato profondamente la storia dell’intera regione.
“Affiancata dalle prestigiose autorità istituzionali nazionali che hanno assicurato la loro presenza, la nostra comunità – aggiunge l’esponente pentastellata – è dunque pronta per affrontare un intenso momento di memoria e di riflessione, ricordando una delle pagine più drammatiche, ma al tempo stesso più significative, della nostra storia”.
“Fu proprio in occasione di quei momenti difficili – precisa Capozzi – che emerse una volontà condivisa di ricostruire, capace di superare divisioni e differenze. Tutte le forze politiche, le istituzioni e la società civile seppero infatti collaborare con sincero senso di responsabilità e una visione comune, dando vita a quella straordinaria esperienza ormai conosciuta anche all’esterno della nostra penisola come ‘modello Friuli’”.
“Uno spirito concreto, determinato e lungimirante che aveva collocato al centro della sua azione la ripartenza economica e sociale del territorio, sintetizzato nel celebre motto: ‘Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese’. Una scelta – sottolinea la rappresentante del M5S – che fu non solo organizzativa ma, soprattutto, profondamente culturale: ricostruire il lavoro per ridare dignità alle persone; ricostruire le case per restituire stabilità alle famiglie; ricostruire i luoghi simbolici per rinsaldare l’identità e la memoria collettiva”.
“A distanza di cinquant’anni, quell’esperienza rappresenta ancora oggi un esempio riconosciuto di buona amministrazione, partecipazione e resilienza. Un modello – specifica ancora Capozzi – che ha dimostrato come, anche nelle situazioni più difficili, l’unità e la collaborazione possano generare risultati concreti e duraturi. Nel ricordare le vittime e nel rendere omaggio a chi ha contribuito alla ricostruzione, rinnoviamo quindi il nostro l’impegno a custodire e a trasmettere alle nuove generazioni i valori di solidarietà, responsabilità e spirito di comunità che hanno reso possibile la rinascita del Friuli”.
“La memoria di quanto accaduto non costituisce pertanto solo un dovere, ma una guida preziosa – conclude Capozzi – per affrontare le sfide del presente e del futuro con lo stesso coraggio e la stessa determinazione”.




