Decreto “Omnibus”. Capozzi (M5S): Rivedere la tutela trasporto pubblico studenti

“Si tratta di una scelta politica che non condividiamo, poiché rischia di penalizzare gli studenti residenti nelle frazioni oppure provenienti da aree distanti dagli istituti scolastici che frequentano, non adeguatamente servite dal trasporto pubblico”.

Lo evidenzia, attraverso una nota stampa, la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), ribadendo quanto affermato questa mattina nell’emiciclo di piazza Oberdan a Trieste nel corso dei lavori della IV Commissione, incentrati sulle parti di competenza del disegno di legge 79 “Omnibus”.

“All’interno del documento considerato, con particolare riferimento alle disposizioni in materia di infrastrutture e territorio, emergono due passaggi di significativa criticità che meritano attenzione e approfondimento. In primo luogo, si rileva una scelta contraddittoria nell’articolato – aggiunge l’esponente pentastellata – che interviene sulle competenze delle Province. La norma, infatti, sottrae a tali enti funzioni rilevanti in materia di gestione e manutenzione delle infrastrutture per il trasporto automobilistico, tranviario e marittimo. Una decisione che appare incoerente rispetto alla dichiarata volontà di rafforzare il ruolo delle Province e che, di fatto, rischia di svuotarle ulteriormente di competenze operative”.

“Viene confermata, in questo modo, una preoccupazione da noi già espressa: si prospetta, infatti, il ripristino – precisa Capozzi – di un contenitore istituzionale privo delle funzioni essenziali che ne giustificherebbero l’esistenza, anche alla luce delle difficoltà, più volte evidenziate, da parte degli assessorati nel cedere ambiti di competenza”.

“In secondo luogo, nel ddl 79 emergono criticità anche in relazione alla disciplina dei contributi – sottolinea ancora la rappresentante del M5S – da concedere ai Comuni per le spese sostenute per la realizzazione dei servizi di scuolabus. In particolare, desta perplessità la modifica normativa che, attraverso la soppressione del riferimento ‘dell’obbligo’, pur estendendola all’infanzia, cosa che riteniamo favorevole, restringe la platea dei beneficiari, limitandola a coloro che frequentano il primo biennio delle scuole superiori. Tale intervento finisce così per escludere gli studenti frequentanti i primi due anni del secondo ciclo di istruzione superiore o dei percorsi di formazione professionale, con possibili ricadute negative sul diritto alla mobilità e sull’accesso ai servizi educativi”.

“Alla luce di tali elementi, riteniamo perciò necessario – conclude Capozzi – un attento riesame delle disposizioni in oggetto, per le quali proporremo un emendamento, al fine di garantire coerenza istituzionale e tutelare pienamente i diritti dei cittadini e, in particolare, quelli delle giovani generazioni”.