A chi decide il futuro dell’economia del Friuli
Intervengo come Responsabile scientifico dell’associazione Quelli del ’68, ognuno ha il suo, rivolgendomi ai partecipanti del convegno promosso dalle Camere di Commercio di Udine e Pordenone. Rianimare l’Europa è un obiettivo giusto. Ma non possiamo ignorare ciò che la sta soffocando.
Dopo la crisi finanziaria, il Covid, il rincaro delle materie prime e i dazi, siamo nel pieno di una nuova crisi — non provocata da noi.
Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno chiuso fonti di approvvigionamento, tagliato sbocchi commerciali, destabilizzato intere regioni. Non era mai successo nemmeno durante la Guerra Fredda, quando l’industria manteneva relazioni con tutte le grandi potenze. Il reindirizzamento forzato degli approvvigionamenti energetici ha avuto un costo reale per le nostre imprese — e qualcuno, oltreoceano, ne ha beneficiato.
Tutto questo non è frutto del caso: sono scelte imposte dall’alto e dall’estero, non discusse, non condivise.
Nessuno di noi tollera il regime bigotto e oscurantista iraniano, ma la guerra contro l’Iran completa la destabilizzazione del Medio Oriente e del Nordafrica iniziata con l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria, la Libia, precludendo vie commerciali fondamentali per l’Italia.
Molte persone — di ogni orientamento politico — si sentono schiacciate da decisioni altrui, in un momento in cui la sovranità dell’Italia e dell’Europa sembra non valere nulla.
Chiediamo che questa assemblea faccia propria, con una mozione, una voce semplice: riportare condizioni di pace, di vivibilità e di autonomia per l’Italia, per l’Europa, per il Mediterraneo.
Carlo Bressan Associazione Quelli del ’68




