Al Castello di Udine “I giorni strappati” a cura di Ulderica Da Pozzo. Dal 7 marzo al 31 maggio

© Ulderica Da Pozzo
Esiste un legame profondo tra la dignità della persona e lo spazio che la circonda, un confine sottile che il progetto fotografico di Ulderica Da Pozzo esplora all’interno della Casa Circondariale di via Spalato. L’iniziativa nasce da una scommessa civile e umana avviata nel 2021, quando l’impegno del Garante delle persone private della libertà del Comune di Udine si è posto l’obiettivo di cambiare radicalmente il volto della struttura. L’idea portante del progetto risiede nella convinzione che il recupero e la ristrutturazione di spazi abbandonati da decenni possano offrire un nuovo disegno alla quotidianità dei reclusi, trasformando l’ambiente fisico per dare sostanza ai principi di dignità e al dettato dell’articolo 27 della Costituzione.
Oggi, i primi traguardi di questo percorso sono visibili e concreti. Dopo l’inaugurazione della nuova sede della semilibertà nel gennaio 2024 e della ex sezione femminile nel luglio 2025, il 2026 segna il completamento del secondo lotto, destinato a ospitare un teatro e sale per i colloqui familiari, luoghi cruciali per il mantenimento dei legami affettivi. Testimoniare questa transizione, tuttavia, richiedeva uno sguardo capace di non semplificare la complessità del vissuto. Per questa ragione la scelta è ricaduta su Ulderica Da Pozzo, fotografa dalla grande sensibilità che da anni indaga la memoria custodita nelle “stanze abbandonate”. Entrata per la prima volta nelle celle nel 2021, Ulderica Da Pozzo si è mossa con un rispetto che trascende la mera documentazione, catturando l’anima di spazi carichi di una memoria stratificata.

© Ulderica Da Pozzo
Attraverso il suo obiettivo, la fotografa dialoga con i corridoi e le celle, interpretando i segni del tempo e trasformando luoghi di costrizione in spazi di pura riflessione. Le sue fotografie fissano dettagli carichi di forza emotiva come strappi sulla carta da parati, frasi incise e strati di pittura che, come sedimenti geologici, raccontano il passare dei giorni. Cinque anni dopo l’inizio del progetto, nel 2026, Ulderica Da Pozzo è tornata negli stessi luoghi trovandoli profondamente mutati, testimoniando un modo di vivere oggi radicalmente diverso. La mostra mette dunque a confronto due tempi: se il lavoro sul passato è fondamentale per non perdere le tracce di chi ha vissuto in quegli spazi, la narrazione della trasformazione attuale sottolinea come la cura degli ambienti possa cambiare la prospettiva di chi resta, rimettendo al centro le relazioni umane.
“Ulderica Da Pozzo racconta il nostro territorio nelle sue pieghe più intime e meno visibili. In questa mostra il suo sguardo ci accompagna all’interno della sezione femminile della Casa circondariale di Udine così come appariva prima della ristrutturazione e trasformazione: tracce di vita, attese e silenzi, frammenti di quotidianità sospese restituiti con rispetto e misura”, è il commento dell’Assessore alla Cultura Federico Pirone. “Le immagini fermano la riflessione sui molteplici significati dei luoghi di reclusione, sul rapporto tra spazio e dignità, in un racconto umano che riempie gli spazi, spesso nell’anonimato. L’opera di Da Pozzo non giudica né spettacolarizza, ma osserva, testimonia e conserva, compiendo un gesto di grande valore civile.

© Ulderica Da Pozzo
Ma “I GIORNI STRAPPATI. Il tempo vuoto nel carcere” è anche un omaggio al passaggio storico che sta compiendo la nostra città con la riqualificazione della struttura di via Spalato”, conclude Pirone. “Un’apertura del carcere che realizza davvero, grazie alla nuova sala polifunzionale da un centinaio di posti, un polo didattico e gli spazi per laboratori, i principi contenuti nella nostra Costituzione, puntando al reinserimento lavorativo e soprattutto sociale e umano dei detenuti”.
Secondo il Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Udine, infine, “solo una grande artista poteva riuscire a interpretare in maniera tanto efficace il nostro bisogno di comunicare non solo una testimonianza del passato, ma anche la rappresentazione dei sentimenti di chi ha vissuto luoghi di sofferenza e costrizione a chi userà questi spazi per il riscatto e la speranza. È proprio ciò che vogliamo con questa opera di ristrutturazione dell’istituto con la quale si è voluto creare spazi per il lavoro, la cultura, le relazioni umane, anziché aumentare le stanze di ospitalità”.
La mostra, organizzata e prodotta dai Civici Musei di Udine e dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, in collaborazione con LA SOCIETÀ DELLA RAGIONE e Associazione Icaro Volontariato Giustizia ODV, sarà inaugurata venerdì 6 marzo alle ore 18 e sarà aperta al pubblico dal 7 marzo al 31 maggio negli orari di apertura delle sedi museali.




