Altro che evasione fiscale, il primo problema del Paese è l’inefficienza dello Stato e l’ottusa burocrazia

Quando un governo cerca soldi per cercare di mettere una pezza ai disastrati conti pubblici italiani esce fuori, come un coniglio dal cappello, per poi rientrarvi rapidamente appena la pubblica opinione “si distrae”, il mantra del recupero dell’evasione fiscale. Che questa esista è una verità incontrovertibile, ma che le ricette utilizzare per recuperalo sono inefficaci è una verità altrettanto incontrovertibile. Il motivo è semplice, si è deciso di puntare con la stessa inefficacia alle masse di piccoli “evasori” anziché concentrarsi sulla reale evasione, quella gigantesca di grandi aziende e multinazionali. La vera evasione pesante non passa infatti per il barista o l’idraulico, almeno in termini di grandezza delle somme, ma da ben altri settori e personaggi. Come è noto infatti sotto l’ombrello virtuale del termine evasione fiscale esiste una platea variegata, basti pensare che per stessa ammissione dell’Agenzia dell’Entrate non esiste cittadino che nella sua vita non inciampi con la farraginosa e qualche volta perfino truffaldina, rapacità e inefficienza ottusa dell’erario. Ma le differenze andrebbero colte perchè comprendere nella medesima definizione di evasori il cittadino, che per dimenticanza o impossibilità economica non paga un bollo o una tassa, con i grandi evasori, società, imprenditori disonesti e truffatori di ogni risma, è un errore enorme. In sostanza si fa passare il concetto che “tutti colpevoli e nessun colpevole” e questo non è certo utile al piccolo debitore. Senza contare che al di là delle enunciazioni, una vera lotta all’evasione non è stata fatta mai sul serio, escludendo le ridicole campagne di criminalizzazione di molte categorie del commercio o dell’artigianato o le allucinanti vessazioni compiute da Equitalia. Fra l’altro ricordiamo sommessamente che questa non è stata abolita, come propaganda ci ha venduto, ma ha subito solo un restyling. Cambio di tabelle sulle porte, ma stesso meccanismo d’azione: forti con i deboli e deboli con i forti. Per non parlare della nuova ricetta che in queste ore starebbero partorendo le menti governative, quella che vede il risolvere l’evasione con la ricetta della moneta elettronica, che non tiene conto della realtà sociale del paese. Per non parlare anche del fatto che la micro evasione, quando esiste, non la fermi certo con l’obbligo dell’uso di Pos o Carte digitali e promesse di rimborsi di piccole percentuali Iva, perchè resta comunque il problema che un passaggio di denaro contante in difetto di fattura o scontrino non solo è sempre possibile ma è decisamente più conveniente. Se la si mette solo in termini economici ovviamente, rispetto all’offerta dello Stato. Anche se in realtà il dubbio è che attraverso questo diabolico sistema si voglia mascherare solo un aumento dell’Iva reale a fronte di rimborsi virtuali. Vedremo cosa partorir il governo Conte. Ma il vero problema italiano non è l’evasione fiscale, o almeno non lo è in maniera principale, il vero problema sono gli sprechi aggravati dall’inefficienza della pubblica amministrazione.
Lo spiega in una studio la Cgia di Mestre secondo cui “Ci sono ragionevoli certezze nel ritenere che nel rapporto “dare-avere” tra lo Stato e il contribuente italiano, il soggetto maggiormente leso non sia il primo, bensì il secondo”. La tesi è la seguente: la dimensione economica dell’evasione fiscale presente in Italia (110 miliardi) è poco più della metà dei costi a carico di cittadini e imprese relativi a sprechi, sperperi e inefficienze generate dalla Pubblica amministrazione quantificati in almeno 200 miliardi di euro.
L’Ufficio studi della CGIA è pervenuto a questa conclusione partendo dall’analisi di alcuni dati di contesto e rammentando che uno Stato di diritto si basa, tra le altre cose, sul principio della legalità. “Sia chiaro, dicono dal centro studi, chi evade commette un reato e va perseguito ovunque esso si annidi; tuttavia, la legalità deve essere rispettata da tutti: sia dai soggetti pubblici sia da quelli privati. Il record di infrazioni europee subite dal nostro Paese fino ad oggi, ad esempio, dimostra che le nostre istituzioni pubbliche devono migliorare tantissimo”.
Ed in effetti le procedure di infrazione dell’UE nei confronti del nostro Paese ancora aperte sono ben 71, suddivise in 64 casi di violazione del diritto dell’Unione e in 7 casi di mancato recepimento delle politiche europee. De poi analizziamo quelle avviate dal gennaio 2002 (anno in cui
ha cominciato a circolare l’euro) fino al maggio 2019, l’Italia ne ha collezionate ben 1.358. Un record ineguagliabile, nessun altro Paese in Ue ha subito un numero di contestazioni così elevato.
Tra le procedure in corso nei confronti dell’Italia figurano quelle sulla pessima qualità dell’aria presente in molte città, la presenza dell’arsenico nell’acqua potabile, il mancato rispetto dei tempi di pagamento da parte della nostra Pubblica Amministrazione (PA) e i livelli di inquinamento presenti nell’area dell’ex Ilva di Taranto.
Tutto questo, al di là della affidabilità dello studio Cgia, dimostra in maniera inequivocabile la scarsa qualità dello “Stato italiano”, il problema non è infatti di risorse ma della scarsa propensione a risolvere i problemi, a tirar a campare. E se i problemi nazionali sono emersi, quelli locali lo sono meno. Facciamo un esempio fra tutti, la depurazione degli scarichi urbani e industriali, in mano a soggetti pubblici, in genere società partecipate, che non brillano certo per efficienza nel prevenire, pianificare e gestire problemi e perfino l’ordinario se non in maniera virtuale, attraverso proclami e tagli di nastri ai quali raramente corrispondo le risoluzioni definitive dei problemi. Facciamo un esempio per tutti, il depuratore di Lignano Sabbiadoro al centro di polemiche infinite e che prosegue nella sua scarsa efficienza (per di più negata) ma genera continui lavori più o meno emergenziali che destano non poche perplessità. Tornando al tema generale è evidente, e gli italiani lo sanno benissimo, che gli sprechi sono quasi il doppio dell’evasione. In conclusione secondo una stima del ministero dell’Economia, l’ammontare complessivo dell’evasione in Italia si attesterebbe attorno ai 110 miliardi di euro all’anno. Una cifra, quella dovuta all’infedeltà fiscale degli italiani, spaventosamente elevata che, secondo gli artigiani veneti, sarebbe comunque molto inferiore al costo che i cittadini e le imprese sopportano in ragione del cattivo funzionamento della PA e degli effetti negativi procurati dal mancato rispetto della norme e dei regolamenti vigenti da parte di un pubblico ufficiale o di un incaricato al pubblico servizio. Mettendo in fila i risultati di alcune analisi condotte da una mezza dozzina di istituzioni molto autorevoli, il danno economico per i contribuenti italiani sarebbe di almeno 200 miliardi di euro all’anno. Si tratta effettivamente di una dimensione economica quasi doppia a quella dell’evasione ma sulle quali, ad oggi, nessun governo, nessuna maggioranza ha messo per davvero le mani.
Noi che siamo più maliziosi rispetto agi analisti della Cgia di Mestre sospettiamo, per non dire che abbiamo la certezza, che l’inefficienza dello Stato in tutte le sue articolazioni non è frutto di ineluttabili fattori culturali insiti magari nel Dna italiaco, , ma di interessi economici ben precisi. Altro che italiani fiscalmente infedeli, c’è un sottobosco di personaggi, interni ed esterni alle istituzioni, che su burocrazia e inefficienza hanno costruito le proprie fortune. Sennò non si spiegherebbe il perchè la costruzione di un km di autostrada in Italia, a parità di tipologia di percorso, costi il doppio (in qualche occasione il triplo) rispetto ad altri paesi europei come Germania o Croazia. Come ci spieghiamo, in termine di sprechi, che opere palesemente discutibili per utilità reale, come la bretella di Dignano che è costata 18000 euro al metro per un complessivo di 22,3 milioni, vengano realizzate mentre per rendere sicura la viabilità montana o intervenire sul dissesto idrogeologico i soldi non ci sono mai?. Diciamo che fra le inefficienze dello Stato dobbiamo anche inserire quelle investigative, le Procure spesso volgono lo sguardo altrove. Si tratta di propensione culturale al fancazzismo o, come ci raccontano in convegni ed incontri, mancano risorse umane, giudici e cancellieri sotto organico ecc ecc. Non abbiamo la risposta ma molti, anzi moltissimi dubbi.

 

 

 

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