AVS: Ddl 72, sanità territoriale in emergenza permanente

“La Regione non riesce a garantire la medicina territoriale con strumenti ordinari e sceglie di riaprire, fino al 31 dicembre 2026, agli incarichi di lavoro autonomo per medici in quiescenza. È una misura straordinaria, ma soprattutto è l’ennesima scorciatoia, costruita con una grettezza preoccupante, nell’uso dello strumento legislativo.”
Lo dichiara Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, durante il dibattito in Aula.
“Qui non stiamo parlando solo di ‘sanità’ in senso stretto. Parliamo di salute e di tenuta dell’assistenza territoriale dentro la cornice del DM 77, che dovrebbe rafforzare prossimità e continuità delle cure. Invece si precarizza tutto: si chiama ‘soluzione’ il richiamo dalla pensione, senza dirci quante persone potranno davvero rientrare, dove, e per fare cosa.”
E incalza l’esponente Rosso-Verde “Resta il dubbio se questa legge rientri nelle competenze del Parlamento o della Regione, e proprio per questo la Giunta deve chiarire il perimetro giuridico e istituzionale entro cui si muove il provvedimento, evitando che una misura necessaria venga poi rimessa in discussione sul piano della legittimità. Da anni sappiamo che ci sarebbe stato un esodo: dal 2010 erano noti i pensionamenti attesi, il nodo del numero chiuso, la formazione e la specializzazione in medicina generale. Oggi paghiamo quella mancata programmazione e ci viene presentata una misura emergenziale come se fosse inevitabile.”
E prosegue Pellegrino “Anche i numeri raccontano l’ambiguità. È stato detto che le esigenze reali sono diverse da quelle teoriche e che, nell’Azienda sanitaria del Friuli Centrale, basterebbero 15 medici per rimettere in equilibrio il sistema. Proprio per questo servono atti concreti e verificabili: indicare se quelle unità sono effettivamente reclutabili, con quali tempi e in quali sedi. E, nel caso dei medici in quiescenza, chiarire quanti professionisti siano realisticamente disponibili a rientrare e con quali condizioni. Perché una misura straordinaria funziona solo se si fonda su disponibilità reali, non su ipotesi. C’è infine un dato che si finge di non vedere: con massimali che arrivano a 1.800 assistiti, il carico è già oggi enorme e pesa in modo diseguale. Molte donne medico faticano a sostenere numeri ‘massimalisti’ per l’onere familiare ancora prevalentemente sulle loro spalle e non è affatto scontato che siano proprio le donne in quiescenza a rientrare.
Conclude Pellegrino “Abbiamo comunque scelto un atteggiamento responsabile esprimendo un voto favorevole perché il ruolo del legislatore è garantire continuità di assistenza ai cittadini qui e ora. Ma non accettiamo l’arroganza di chi fa, disfa e utilizza gli strumenti legislativi senza ascoltare l’opposizione e non mette sul tavolo un piano vero. Se questa è la soluzione, allora dicano chiaramente anche come e quando finirà questo stato di emergenza.”