Avs su Sanità Fvg: il programma di Governo del centrodestra è fallimentare e il pordenonese lo certifica
“Definire ‘soluzione’ ciò che appare solo come un palliativo è grave e irrispettoso nei confronti di decine di migliaia di cittadini.”
Così in una nota la consigliera regionale Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra) a fronte della drammatica situazione della sanità territoriale nel Friuli Occidentale e in generale su tutto il territorio regionale, dove la carenza di medici ha ormai raggiunto numeri allarmanti.
“Nella sola provincia di Pordenone – commenta Pellegrino – si contano circa 80.000 cittadini senza medico di base. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, molti medici di medicina generale sono responsabili di un bacino di utenza che può raggiungere i 1800 assistiti, un numero di gran lunga superiore al limite ordinario di 1500 pazienti. La situazione è particolarmente critica nel capoluogo e nel Distretto del Noncello, a cui si aggiungono le pesanti carenze nei poli di Sacile, Aviano e Brugnera. Le zone della provincia pordenonese soffrono di oltre 50 posizioni vacanti, un dato che evidenzia il fallimento della programmazione regionale”.
“I cosiddetti Ambulatori Sperimentali di Assistenza Primaria (ASAP), attivati in via emergenziale, non possono sostituire – continua Pellegrino – il rapporto di fiducia tra il cittadino e il proprio medico di famiglia. Per tamponare nell’immediato questa grave falla avevamo presentato degli emendamenti – in seguito rigettati dalla maggioranza – che impegnavano la Giunta ad aumentare, in via sperimentale, il massimale di assistiti per i medici in formazione con borsa di studio. Si tratta di una misura ponte già sperimentata con successo presso altre regioni, come la Toscana, che avrebbe permesso di alleviare i disagi”.
“La Giunta Fedriga – incalza Pellegrino – continua a seguire l’emergenza con scarsi risultati: le Case della Comunità restano contenitori per lo più vuoti, insufficienti rispetto alle necessità di cittadine e cittadini. Di contro, nella vicina regione Veneto è stato incoraggiato un accordo con le organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale, al fine di rafforzare il modello di assistenza territoriale: presso le Case di Comunità viene promossa la presenza di medici in modo da assicurare un’effettiva continuità assistenziale e alleggerire il carico dei pronto soccorso”.
“La carenza di medici di famiglia, infine, non può essere contrastata solamente attraverso l’assunzione di medici in quiescenza: servono subito riforme strutturali e investimenti concreti per rendere nuovamente attrattiva la professione di medico di medicina generale. Lasciare la comunità scoperta, soprattutto in un territorio con un’alta percentuale di anziani e di pazienti cronici, è inaccettabile e certifica il fallimento delle politiche socio-sanitarie perseguite da oltre otto anni dal centro destra regionale”, conclude la consigliera rossoverde.




