Bassa friulana paradiso ambientale: alle fresche e dolci acque della laguna di Marano by Cafc si sommerà l’aria fresca di un termovalorizzatore da 500mila tonnellate di rifiuti

A leggere la sintesi del progetto Energy Park Hafner saremmo dinnanzi al più classico  “uovo di Colombo”, una tecnologia all’avanguardia per la conversione dei rifiuti in energia. L’impianto previsto dai proponenti nell’area industriale Aussa Corno, nel comune di San Giorgio di Nogaro, è stato presentato oggi al Villaverde Hotel & Resort di Fagagna e sarebbe, a detta dei  promotori un’iniziativa di alto valore sociale, un investimento privato vicino al miliardo di euro con scopi nobili e nessuna volontà predatoria o speculativa. Insomma un vero miracolo. Si tratterebbe di un partenariato pubblico-privato senza impiego di risorse pubbliche e l’obiettivo dichiarato di rivoluzionare la gestione dei rifiuti e la produzione di energia in Friuli Venezia Giulia. Troppo bello per essere vero, viene da pensare, guardando con memoria storica alle tante iniziative nel settore energetico che alla fine si sono dimostrate quello che erano, mere operazioni tese al profitto e che alla fine hanno attinto eccome, magari indirettamente, alle casse pubbliche e spesso devastato il territorio come, per fare un espio le centrali a biogas/metano che come effetto collaterale hanno avuto lo stravolgimento delle abitudini agricole privilegiando gli scarti alle colture vere.  Ma siccome bisogna essere attenti, ma  non prevenuti, è giusto che la proposta venga discussa e valutata,  dato che, fra l’altro, si parte da una affermazione con la quale non si può non concordare: le prospettive future della gestione dei rifiuti in Friuli Venezia Giulia, si legge infatti nel progetto, evidenzia la necessità di nuove soluzioni in un territorio dove, è stato spiegato, non è più realistico pensare all’apertura di nuove discariche anche se la quantità di rifiuti da trattare sembra decisamente superiore alle necessità locali. Quanto si legge nella presentazione e relative slide è, come spesso accade in questo tipo di progetti, una sommatoria di buoni propositi misti a soluzioni apparentemente semplici e funzionale, geniali verrebbe da dire, anche se bisogna aggiungere che non è tutto oro ciò che luccica, e che il rischio che “Il diavolo sia nei dettagli” è altissimo, come è alta la probabilità che vengano sottaciute criticità che in un megaimpianto del genere non possono non esserci. Partendo dalle affermazioni che il progetto sarebbe interamente finanziato da capitali privati, mentre il soggetto pubblico manterrebbe funzioni di indirizzo, controllo e verifica del rispetto degli impegni assunti. Insomma per una volta sarebbero invertiti i fattori e già questo sembra una poco credibile dichiarazione “angelica”. Meno angelica è invece la capacità prevista dell’impianto di 500mila tonnellate all’anno, con una concessione complessiva di 33 anni, di cui tre destinati alla realizzazione dell’opera e trenta alla gestione dell’impianto. L’impianto su quattro linee di trattamento, avrebbe una capacità di circa 500 mila tonnellate di rifiuti all’anno, con una potenza installata di 327 megawatt e una produzione stimata di circa 640 gigawattora di energia elettrica ogni anno. Piuttosto generiche le garanzie sulle emissioni dirette dell’impianto che si legge “Grazie al nostro sistema di depurazione dei fumi appositamente progettato, Hafner è in grado di mantenere le emissioni al di sotto dei limiti stabiliti dall’UE “ mentre sicuramente defilata è l’informazione relativo al fatto che quelle 500mila tonnellate di rifiuti   all’anno  (sulla cui provenienza e composizione al momento nulla si conosce) in qualche modo dovranno arrivare in quel di san Giorgio. Si legge, con il classico metodo dell’inversione dei problemi per minimizzare il negativo, “Dal punto di vista logistico il progetto prevede un sistema di conferimento dei rifiuti attraverso tre modalità trasporto su strada, collegamento ferroviario e, potenzialmente, via mare grazie alla vicinanza dell’area portuale. Poi ecco che arriva il particolare: “in una prima fase la quota maggiore dei conferimenti avverrebbe su gomma, mentre il trasporto ferroviario potrebbe arrivare inizialmente a coprire tra il 5 e il 10% dei flussi”, mentre dei tempi per quello marittimo non vi è traccia. Così in una fase che potrebbe essere di anni avremmo un inquinamento da traffico pesante enorme per non parlare poi dalla messa alle corde del sistema viario. Venendo poi all’aspetto occupazione che spesso è la ciliegina per far ingolosire la politica locale, il progetto prevede circa 180 addetti, con l’intenzione, non la certezza quindi, di privilegiare, ove possibile, professionalità e imprese del territorio sia nella fase di costruzione sia durante la gestione dell’impianto. La sinergia con il territorio e il ruolo di CAFC.  Il progetto, si legge nei documenti,  non nasce in contrapposizione, ma in stretta sinergia con le istituzioni e le realtà locali. Durante la conferenza di presentazione del resto  Heinrich Hafner, Ad del gruppo omonimo Hafner,  ha annunciato che nei prossimi giorni partirà una PEC a CAFC, compiendo un passo essenziale per radicare l’infrastruttura nel tessuto operativo regionale. La scelta di coinvolgere CAFC nasce dalle sue comprovate competenze e capacità societarie e dal memorandum già attivo con i gestori di rifiuti AET2000, Net e Isontina Ambiente (motivo per cui anche a loro verrà inviata la documentazione del PPP). Una direzione che si sposa perfettamente con la visione della Regione per la costituzione di una grande e solida multiutility pubblica. E chissà che le imprese interessate  non siano già in sonno ma pronte a svegliarsi, di certo in sonno, ma profondo, è l’assessorato all’ambiente, o chissà, forse è fin troppo sveglio.

Il progetto e le slider hafner Nogaro

Sergo M5S. “No a ulteriori rifiuti da fuori Regione. Si a dibattito pubblico a San Giorgio di Nogaro, non altrove”