Bene Mr. Trump, ed ora?

Dunque ci siamo, i 60 giorni previsti dal MoU tra USA ed Iran per giungere ad un accordo che si presumeva definitivo sono trascorsi, ma di novità rispetto al periodo precedente se ne vedono ben poche. Certo, i pesanti e quotidiani bombardamenti su tutto il territorio iraniano si sono fermati ma i punti più importanti tra i quindici previsti all’interno dell’accordo non hanno subito alcun progresso né tantomeno una loro implementazione. Il principale di questi articoli, quello relativo allo sblocco dello stretto di Hormuz (la questione nucleare appare e scompare in continuazione) che paralizza i traffici di petrolio, gas, fertilizzanti e un po’ tutti i commerci che garantiscono lauti ritorni ai vari Paesi del Golfo non ha comportato cambiamenti di un millimetro rispetto alla metà del mese di Giugno. Le navi di qualsiasi tipo che provano ad attraversare lo strozzamento che separa l’Iran dall’Oman senza aderire alle richieste di controllo da parte delle autorità di Teheran, nonostante le roboanti dichiarazioni della mente malata che governa a Washington, vengono regolarmente prese di mira dalle cannonate degli iraniani e, o rimangono in panne oppure fanno marcia indietro attendendo tempi migliori. Stessa sorte per le navi iraniane che provano ad eludere la guardia montata dagli USA che impedisce ogni movimento da e per i porti persiani facendo precipitare l’economia locale e rendendo la vita della gente sempre più difficile.
Nonostante tutto e soprattutto mettendo in discussione la strategia USA che punta a ridurre definitivamente allo stremo il sistema produttivo, economico e finanziario iraniano, il governo resiste nonostante le grosse difficoltà che deve subire (in realtà subite dai cittadini) a causa delle pesantissime sanzioni internazionali. Non solo quelle USA, ma purtroppo anche dalla nostra amata Europa che ancora una volta si manifesta per quello che conta; poco meno di zero e nonostante le enormi potenzialità di un continente di quasi 500 milioni di abitanti (solo la UE!) e con un PIL che potrebbe insidiare quello delle grandi potenze. Certo, manca l’ingrediente di fondo, la politica che invece lascia spazio ad un incredibile servilismo, tanto quanto di quello che un tempo si chiamava giornalismo e informazione. Apro una piccola parentesi proprio su questo punto, sul mestiere più antico del mondo si potrebbe dire visto che si avvicina sempre più alla prostituzione o almeno alla prostrazione rispetto ai potenti di turno. Ieri a Gaza, Israele ha bombardato una specie di bar improvvisto in riva al mare uccidendo almeno 6 persone tra cui un bambino. Da Istanbul l’inviata della Rai ci dice che sono stati presi di mira elementi di Hamas e che i civili sono, ça va sans dire, effetti collaterali. Questo purtroppo è lo stato della informazione, mica solo la nostra, ma è che quella nostrana è anche peggio della media. E questo è solo un piccolo esempio della situazione in cui versa questo settore.
Tornando invece a noi, è di oggi la notizia che gli Emirati, gli UAE, hanno deciso un embargo totale del commercio da e verso l’Iran. Sembrerebbe a primo acchito una novità marginale, ma gli Emirati sono il principale partner commerciale di Teheran e riferimento indispensabile per ciò che rimane delle possibili transazioni bancarie iraniane verso l’esterno. Un colpo che potrebbe risultare davvero pesante per il Paese persiano. Naturalmente la decisione è stata presa a causa del presunto lancio di due missili balistici (peraltro a quanto pare finiti in mare) di cui Abu Dhabi accusa i pasdaran. L’Iran smentisce categoricamente sostenendo che si tratti di una manovra cosiddetta di “false flag”, cioè di un atto effettuato in segreto da qualcuno (Israele è notoriamente tra questi qualcuno) per addossare la colpa a qualcun altro. La storia è piena zeppa di manovre di questo tipo che sono poi sfociate in sanguinose guerre che a distanza di anni e dopo aver provocato disastri, si sono rivelate per quello che erano. Appunto, false ed organizzate ad hoc. Nel contesto del Golfo e soprattutto considerando che la situazione è in continua evoluzione, stabilire cosa sia vero e cosa falso è impresa davvero ardua. Sta di fatto che anche questo sembra l’ennesimo tentativo da parte del megalomane residente a Washington di forzare la situazione a qualsiasi prezzo e di cercare disperatamente una via di uscita dal tunnel in cui si è ed è stato cacciato e dei suoi comandanti a Tel Aviv di riprendere il lavoro interrotto da qualche mese.
Questi che a prima vista potrebbero apparire come fatti isolati, in realtà sono collegati l’uno all’altro e sono parte della ristrutturazione a cui l’area mediorientale è destinata a subire. In seguito all’accordo tra Iran e Oman che in effetti è ancora in corso di definizione, anche se si dovrebbe trattare di aggiustare alcuni dettagli tecnici, che dovrebbe dirimere la questione del controllo dello stretto di Hormuz, gli altri attori dell’area si stanno organizzando e spesso dividendo sulla base di interessi reciproci. Non si fa mancare nulla nemmeno il nostro eroe biondo che spara l’ultima (ma solo in termini di tempo) trovata: “lo stretto sarà territorio USA” e tutto questo dopo aver minacciato di bombardare anche l’Oman nel caso in cui raggiunga un definitivo accordo con Teheran sulla gestione di Hormuz. Si capisce che ad una certa età i neuroni tendono a rilassarsi, ma non si capisce come (sempre che l’ideona venga applicata) una volta messa la bandiera a stelle e strisce sulla cartina geografica della famosa strozzatura, i suoi prodi guerrieri riescano a mantenerne il controllo. Forse con le sue super portaerei che però stanno tutte dimostrandosi come eredità di scenari di guerra ormai desueti. Non è un caso che prima una prima è dovuta rientrare alla svelta in patria per riparazioni e la seconda rischi un ammutinamento perché il suo equipaggio è in mare da circa 9 mesi e la situazione igienica (sia fisica che mentale) dei famosi marines sta diventando insostenibile.
Ma a di là di questo, ciò che appare sempre più evidente è che i rapporti tra le varie monarchie assolute (andrebbe sempre chiarito cosa sono: sistemi feroci e dittatoriali) del Golfo sono sempre più tesi e le alleanze con altri attori sempre più lontane tra di loro. Non solo per quanto concerne gli equilibri locali ma anche per gli interessi in un’area molto più ampia e che arriva fino al Mar Nero, al Caspio e all’Africa. Senza entrare nel merito di una zona così estesa, cosa che richiederebbe uno spazio enorme e che magari affronteremo in una successiva puntata, i recenti accordi tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan da una parte e UAE e India (ed Israele) dall’altra stanno ad indicare divergenze piuttosto profonde che stabiliranno i nuovi equilibri di tutta l’area. Altro elemento di estremo interesse è determinato dai recenti attacchi a navi iraniane nel Mar Caspio probabilmente provocati da droni ucraini. I rapporti tra Iran e Russia, nonostante la situazione economica dei due alleati sia in profonda crisi, sono ancora stretti e di conseguenza determinanti in quel conteso e incisivi in quella situazione così complicata. Decisamente non serviva accendere altri focolai già così incendiati.
Nel frattempo, Israele continua, come si accennava poc’anzi, a fregarsene delle richieste USA di sospendere i bombardamenti in Libano, a Gaza o in Siria dove l’altro giorno ha bombardato un aeroporto a Idlib, ex roccaforte di Ahmed al Sharaa, ex Mohammed al Jolani ed ex capo del ramo di Al Qaeda (ex Al Nusra) secessionista dall’Isis, ex prigioniero degli USA a Camp Bucca ed attualmente Presidente dalla nuova Siria. Per non farsi mancare nulla, l’esercito dell’IDF (Israeli Defense Force) sostiene e difende gli invasati coloni neonazisti che cercano in tutti i modi di cacciare i palestinesi dalle loro case e terre per poi poterle tranquillamente occupare per creare nuovi insediamenti (tutti compreso quelli esistenti assolutamente illegali). D’altra parte se a trattare con quel manipolo di assassini israeliani ci va un rampollo di famiglia come il genero di Trump, Kushner, le prospettive di fermare Netanyahu e soci sono davvero solo fantascientifiche.
E questo ci fa ritornare alla questione occidentale e alla totale ignavia dei nostri governanti e dei loro rapporti con lo Stato ebraico. Non solo non si va oltre a qualche pallida denuncia della situazione, ma si continua a mantenere i rapporti commerciali e politici con un’entità delinquenziale alla quale abbiamo addirittura affidato la nostra sicurezza continentale e nazionale. Alla faccia dei sovranisti.
Non solo, ma continuiamo ad affidare a quei delinquenti i nostri più moderni equipaggiamenti militari (vedi la Gran Bretagna) per essere testati sul campo per poi immetterli sul mercato internazionale con la dicitura, appunto, “testai sul campo”, cioè affidabili. Addirittura fornendo droni in grado di imitare la voce dei bambini per attirare l’attenzione dei soccorritori per poi tranquillamente farli a pezzi. Oppure a definire terrorista un’organizzazione (Palestine Action) che non chiede altro che giustizia per i quasi 100.000 palestinesi assassinati impunemente dall’esercito più morale del mondo.
Si sa, Agosto è periodo difficile, ma credo sia impellente ritrovarci in piazza come nel recente passato i più numerosi possibile, per quanto anche le piccole iniziative siano necessarie, per ribadire che al mondo non ci sono solo loro e che siamo pur sempre la maggioranza a schierarsi contro quelle infami guerre, ma anche contro quell’insano progetto di investire colossali somme di denaro per produrre armi che secondo i geni che ci governano provvederebbero sicurezza contro un nemico che non esiste.
A questo siamo arrivati, ma non riteniamoci sconfitti. Sarebbe il miglior regalo che potremmo fare a questi malati di mente.
P.S. in questi giorni ricorre l’anniversario del colpo di stato che in Iran “rimosse” Mossadeq e pose al comando lo scia Pahlavi. Non lasciamo che la storia si ripeta.

Docbrino