Brigate del lavoro nei campi: AVS sostiene l’iniziativa e chiede l’applicazione piena della legge 199/2016
«Quello che sta emergendo tra San Vito al Tagliamento, il Pordenonese e l’area di Udine è una realtà che alcuni preferiscono ignorare: nei nostri campi si lavora ancora troppo spesso in condizioni di sfruttamento, con salari irregolari, ricatti e una totale mancanza di tutele. – dichiara Riccardo Pasqualis, segretario di Sinistra Italiana di San Vito al Tagliamento. Le Brigate del lavoro della Cgil stanno facendo un lavoro prezioso perché entrano direttamente nei campi, parlano con le persone, fanno emergere problemi che altrimenti resterebbero nascosti. Ma non possiamo accettare che in un territorio ricco come il nostro siano solo i sindacati e il volontariato a occuparsi di diritti e dignità».
«Non siamo davanti a episodi isolati, ma a un fenomeno strutturale. – prosegue Pasqualis – Lo sfruttamento prolifera dove mancano controlli, alloggi dignitosi, trasporti e servizi. Per questo chiediamo che a livello regionale si apra un vero patto sociale tra aziende agricole, enti locali, sindacati e servizi pubblici, per garantire legalità e condizioni di lavoro dignitose lungo tutta la filiera».
«La legge 199 del 2016 contro il caporalato e lo sfruttamento compie dieci anni ed è una buona legge offre strumenti chiari: responsabilità per le imprese, tutele per chi denuncia, misure di controllo e protezione sociale – afferma Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra – Il vero problema oggi non è normativo, ma politico: quella legge non viene applicata fino in fondo».
«Le Brigate del lavoro dimostrano quanto il lavoro agricolo irregolare sia diffuso anche nei territori che si considerano “virtuosi”, come la nostra Regione. Serve un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e parti sociali – aggiunge Pellegrino – per costruire una filiera agricola trasparente e giusta. La legge 199/2016 offre già gli strumenti per farlo, ma vanno attuati con continuità e determinazione».
«Sostenere le Brigate del lavoro significa stare dalla parte di chi raccoglie il cibo che arriva sulle nostre tavole, e delle tante aziende agricole che rispettano le leggi, – conclude Pasqualis – ora però tocca alle istituzioni, applicando davvero le leggi e partecipando a quel patto sociale che può finalmente debellare il caporalato anche nei nostri territori».




