Catinara: Il cantiere della vergogna

I lavori a Cattinara sono fermi dallo scorso agosto e non si sa se e quando ripartiranno. L’ospedale è un cantiere da ormai otto anni con enormi disagi per i malati, i loro familiari, il personale che ci lavora, che devono convivere con le barriere, la polvere, i pericoli che un cantiere comporta. Non esiste più uno spazio verde, neppure un piazzale dove fare due passi, ma solo camminamenti, quasi delle trincee, per raggiungere torri e ambulatori. Le condizioni di ristrettezza in cui si trovano i reparti sono spaventose, a quelli che occupavano un piano, e già stavano stretti, gli spazi sono stati dimezzati dovendo arrangiarsi in metà piano.
In otto anni l’unica cosa portata a termine è stata la distruzione della pineta, e oggi troviamo al posto delle piante un deserto di terra e pietre che dopo ogni pioggia si trasforma in una palude di acqua marrone e fango.
Per il resto siamo al punto di partenza o poco più, e nessuno ne risponde, anzi l’assessore alla Salute Riccardi si tira fuori dichiarando alla stampa che “le criticità sono legate all’impresa, e noi non governiamo i processi di ristrutturazione delle impresa”, ed auspica che “questa vicenda si concluda definitivamente, in un modo o nell’altro.”
Eppure, era stato proprio l’assessore Riccardi nel 2019 a volere la risoluzione del contratto con la società veneta che aveva vinto l’appalto, la CLEA, passando i lavori alla ditta friulana arrivata seconda nella gara d’appalto, la Rizzani de Eccher. E ciò contro il parere dell’ingegnere dell’Azienda sanitaria triestina responsabile dei lavori, che aveva seguito tutte le fasi della ristrutturazione e conosceva quindi molto bene i problemi e le insidie che si prospettavano con tale decisione.
Infatti, sin dall’inizio con la ditta friulana i lavori sono andati assai a rilento, ma non abbiamo visto tutta quella solerzia che i vertici politici avevano mostrato quando l’impresa veneta si era trovata in difficoltà, a questa non erano stati concessi nemmeno tre mesi, mentre non ci sembra che l’assessore abbia speso molte parole in questi ultimi sei anni che vedevano i tempi di realizzazione delle opere allungarsi sempre più.
Ma il problema oggi è ancora ancor più complesso, poiché non si tratta solo di riavviare i lavori, bisogna infatti prendere atto che il progetto datato 20 anni fa è vecchio e non soddisfa le esigenze di un ospedale moderno, in particolare riguardo alla sicurezza del paziente non sembra in linea con le indicazioni dell’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Nell’attesa di conoscere le sorti della Rizzani de Eccher non si perda l’occasione di sfruttare questo tempo morto per rivedere un modello progettuale superato e non adeguato agli attuali standard di confort e sicurezza del malato.

Walter Zalukar
Associazione Costituzione 32