Codice della strada: assolta Elena Tuniz. Soldo (Meglio Legale): «Una sentenza che farà giurisprudenza e che conferma: il problema non era Elena, ma una legge sbagliata»

Il Tribunale di Udine ha assolto oggi Elena Tuniz con la formula “perché il fatto non sussiste”, ponendo fine al procedimento penale nato da una dubbia positività al THC rilevata dopo un incidente causato da un malore, successivamente ricondotto a una crisi epilettica.

La vicenda di Elena Tuniz è diventata uno dei casi simbolo delle criticità introdotte dalle modifiche all’articolo 187 del Codice della strada. In seguito agli accertamenti ospedalieri, una dubbia positività al THC aveva dato origine sia al procedimento amministrativo per il ritiro della patente sia al procedimento penale conclusosi oggi con l’assoluzione piena.

Nel corso dell’udienza, la stessa Pubblico Ministero ha chiesto l’assoluzione di Elena Tuniz, sostenendo che, alla luce della sentenza della Corte costituzionale dello scorso gennaio, che ha imposto un’interpretazione restrittiva del nuovo articolo 187 del Codice della strada, non vi erano elementi per affermare che, al momento dell’incidente, Elena Tuniz si trovasse in stato di alterazione psicofisica, presupposto indispensabile per configurare il reato. Una tesi, questa, fatta propria dal Giudice che ha pronunciato assoluzione.

«Questa sentenza restituisce giustizia a Elena, ma non cancella quello che ha dovuto subire in questi mesi. Ha perso il lavoro da insegnante a tempo indeterminato, è stata trascinata in un procedimento penale nel quale rischiava fino a due anni di carcere e una multa fino a 12 mila euro, pur non rappresentando alcun pericolo per la sicurezza stradale. Il Tribunale ha stabilito che il fatto non sussiste. È la conferma che il problema non era Elena: il problema è una legge che continua a colpire le persone sbagliate. Questa assoluzione è una vittoria per Elena, ma anche un monito per il legislatore: il nuovo articolo 187 va cambiato, prima che altre persone paghino un prezzo così alto per una norma ideologica e profondamente ingiusta.

Voglio ringraziare l’avvocato Raffaele Minieri, che ha difeso Elena con competenza e determinazione, e tutte le persone che in questi mesi hanno scelto di sostenerla con una donazione, contribuendo a coprire le spese legali.

Continueremo a seguire altri procedimenti aperti e a batterci perché il Codice della strada torni a distinguere tra chi guida in condizioni di alterazione e chi, come Elena, è stato travolto dagli effetti di una normativa priva di basi scientifiche e di proporzionalità. Oggi Elena è stata assolta. Adesso è la legge a dover essere processata», dichiara Antonella Soldo, presidente di Meglio Legale.

Cannabis e nuovo codice della strada
Dal 14 dicembre 2024, il nuovo codice della strada prevede sanzioni più severe per chi risulta positivo a un test antidroga, senza bisogno di dimostrare un’effettiva alterazione alla guida. Chi risulta positivo rischia il ritiro immediato della patente, la sospensione, l’arresto fino a un anno e una multa fino a 6.000 euro (il doppio in caso di incidente). Per l’alcool serve superare il limite di 0,5 mg/l, mentre per le altre sostanze stupefacenti basta la positività al test, anche se non si è sotto effetto. Questo è un problema soprattutto per i cannabinoidi, rilevabili fino a 80 ore dopo l’uso o a causa di falsi positivi da farmaci o canapa light. Le Linee guida emanate dal Ministero dei Trasporti successivamente dispongono di tenere in conto le prescrizioni di cannabis medica, ma nessuna eccezione esplicita è stata introdotta nella norma per chi assume farmaci con prescrizione medica. A gennaio 2026 la Corte Costituzionale ha esaminato il ricorso di quattro tribunali diversi su articolo 187 del nuovo codice della strada e ha stabilito che la norma resta in vigore, ma con un’interpretazione restrittiva. D’ora in poi giudici, polizia e pubblici ministeri dovranno applicarla tenendo conto del nesso temporale tra assunzione e guida e della effettiva capacità della sostanza di incidere ancora sulla guida. Non è quindi una bocciatura della riforma, ma neppure un via libera pieno: è un salvataggio “con condizioni”.

I commenti della politica

CS AVS-Possibile, Radicali, Coscioni

Questa mattina abbiamo preso parte al presidio organizzato da Meglio Legale davanti al Tribunale di Udine in occasione della prima udienza del processo a Elena Tuniz, insegnante friulana divenuta uno dei casi simbolo delle criticità introdotte dalla riforma dell’articolo 187 del Codice della strada.

Andrea Di Lenardo (capogruppo Alleanza Verdi e Sinistra – Possibile a Udine), Raffaelle Barbieri (portavoce Possibile UD e presidente Cellula Luca Coscioni UD) e Nicholas Garufi (portavoce Radicali Italiani UD) esprimono grande soddisfazione per l’esito della sentenza, richiesta dalla stessa PM, e dichiarano che queste norme nazionali producono solo storture e paradossi evidenti.

Il processo a Elena Tuniz ne è un esempio emblematico: una donna coinvolta in un incidente in seguito a una crisi epilettica che oggi rischia fino a due anni di carcere per una normativa che punisce la mera positività al THC, magari assunto anche diversi giorni prima di guidare, magari, come in questo caso, neanche assunto, senza richiedere l’accertamento di un’effettiva alterazione della capacità di guida.

Questo governo dimostra una volta di più di saper produrre solo leggi incostituzionali e inapplicabili, che hanno però l’effetto, come in questo caso, di togliere a un’innocente la patente per un anno e mezzo e costringerla a subire un processo.

Diciamo neanche assunto perché la letteratura scientifica dimostra che chi si è trovato vicino a qualcuno che ha fumato cannabis può risultare positivo alla cannabis con test poco precisi come quelli utilizzati con Elena.

Sarebbe opportuno interrogarsi sulla qualità delle leggi approvate dal Parlamento e sui loro effetti concreti sulla vita delle persone.

La prevenzione si costruisce attraverso politiche di riduzione del danno, informazione, educazione e presa in carico delle dipendenze.

Se davvero vogliamo sottrarre terreno allo spaccio, bisogna colpire i profitti della criminalità organizzata: una regolamentazione legale della cannabis toglierebbe una parte significativa del mercato alle mafie, indebolendo le organizzazioni criminali e riducendo il ricorso al mercato illegale.

Per essere davvero efficaci occorre colpire il traffico illecito, non creare nuove vittime di leggi sproporzionate o alimentare una narrazione che finisce per confondere consumatori e trafficanti.

Sin da quando il nuovo Codice della strada è stato approvato abbiamo sempre contestato la legittimità costituzionale della norma.

Piena vicinanza a Elena Tuniz, vittima di una norma ingiusta e antiscientifica.
Felici della sua assoluzione di cui siamo stati sempre certi.

 Massolino Patto per L’autonoma: «Il “Codice della strage” di Salvini colpisce le persone sbagliate senza rendere le strade più sicure»

«Ho voluto essere presente al presidio di Meglio Legale perché la sicurezza stradale è un tema che richiede serietà, dati e politiche efficaci, non capri espiatori e finte soluzioni. In questi anni mi sono più volte espressa contro il disegno di legge voluto dal ministro Salvini, che le associazioni definiscono il “Codice della strage”, proprio perché non interviene sulle cause reali della violenza sulle nostre strade e criminalizza invece comportamenti, come l’assunzione di cannabinoidi nei giorni precedenti, che nulla hanno a che vedere con la lucidità alla guida. L’assoluzione odierna, motivata con la non sussistenza del fatto, dimostra ancora una volta che queste misure sono strumentali, solo fumo negli occhi per nascondere l’incapacità di affrontare realmente il problema». Così dichiara Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia – Civica FVG a margine del presidio organizzato davanti al Tribunale di Udine dall’associazione Medio Legale in occasione della prima udienza del processo a Elena Tuniz, maestra friulana che rischiava fino a due anni di reclusione per una dubbia positività alla THC rilevata a seguito di uno scontro per un malore.

«Ho voluto essere presente per esprimere solidarietà a una cittadina che rischiava di pagare un prezzo altissimo per una normativa ingiusta e insensata – spiega Massolino -. Nessuno giustifica chi guida sotto l’effetto di sostanze, ma punirne l’eventuale assunzione, perfino passiva, a giorni di distanza è ingiustificabile. È evidente che il nuovo codice della strada voluto da Salvini è pura propaganda securitaria, le politiche che veramente salvano vite sono altre: infrastrutture di moderazione della velocità, tutela dell’utenza vulnerabile, trasporto pubblico efficiente e controlli mirati sui comportamenti realmente pericolosi. Il caso di Elena Tuniz dimostra invece come questa riforma rischi di colpire persone che non rappresentano un pericolo per la sicurezza stradale, producendo conseguenze gravissime sul piano personale, lavorativo e giudiziario. È una deriva che avevamo denunciato fin dall’avvio dell’iter della legge».

«La strage sulle nostre strade è troppo grave: la sicurezza stradale non può essere terreno di propaganda – conclude Massolino -. Mentre continuano a verificarsi scontri con morti e feriti, il Governo preferisce inseguire misure ideologiche nei fatti inapplicabili anziché intervenire sui fattori che determinano davvero la violenza sulle nostre strade. Continuerò a contrastare questa impostazione al fianco delle associazioni per la sicurezza stradale, e a sostenere chi si batte per una normativa più giusta, fondata su evidenze scientifiche, proporzionalità e tutela dei diritti delle persone. Serve urgentemente un cambio di paradigma».