Conferenza Basaglia: bene la candidatura del pensiero di Basaglia a patrimonio immateriale dell’Unesco

Riceviamo dalla  Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia e volentieri pubblichiamo:

“Accogliamo con interesse la proposta di candidare il pensiero e l’opera di Basaglia a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. Si tratta di un riconoscimento che può contribuire a mantenere aperto il dibattito nazionale ed internazionale su una delle più importanti “rivoluzioni” sociali, culturali e sanitarie del Novecento, nata proprio tra Gorizia e Trieste, capace di influenzare pratiche, servizi e legislazioni in molti Paesi del mondo. Il pensiero e l’opera di Franco Basaglia, di Franca Ongaro, di Franco Rotelli, e dei tanti che hanno contribuito alla trasformazione del circuito manicomiale in una rete di servizi di salute mentale, non appartiene solo alla storia. È una pratica, una cultura viva che continua a interrogare il presente. Parlare oggi di cultura basagliana significa discutere del diritto delle persone a ricevere cure dignitose e rispettose, della qualità dei servizi di salute mentale, del superamento della contenzione nei luoghi di cura, della lotta allo stigma, dell’inclusione sociale, di come accompagnare le persone, le famiglie nei loro percorsi di vita. Per questo riteniamo importante che la candidatura UNESCO oltre a riconoscere il valore storico di un’esperienza straordinaria, contribuisca a rilanciarne l’attualità e le sfide ancora aperte. Il rischio, altrimenti, sarebbe quello di celebrare il pensiero e la pratica di Basaglia senza promuovere ciò che in molti luoghi d’Italia rischia di tornare indietro o fatica ancora a tradursi in pratica quotidiana. Il patrimonio basagliano è certamente immateriale nella sua dimensione culturale e valoriale. Ma per migliaia di persone esso assume una forma profondamente materiale: è l’entrata delle persone con sofferenza mentale anche severa nella cittadinanza, è il diritto esigibile alla cura, è la presenza di operatori, in numero adeguato ed adeguatamente formati, è l’esistenza di servizi territoriali accessibili, è l’impegno (politico ed economico) concreto per garantire libertà, dignità e cittadinanza alle persone che vivono situazioni di sofferenza mentale e di esclusione. Ben venga dunque ogni iniziativa che contribuisca a diffondere nel mondo questa esperienza, che continui a testimoniarla. Ricordando a tutti che il modo migliore per proteggerla non è soltanto raccontarla, ma continuare a praticarla, difenderla e svilupparla nelle culture, nei servizi, nelle comunità e nelle politiche pubbliche.