Confindustria Udine preoccupata per le sorti della “buona scuola”

Diciamo in via preliminare che almeno hanno avuto il buon senso di rimanere in silenzio alcuni giorni prima di commentare il dramma di un giovane la cui vita è stata straziata sacrificato sull'altare della competività del “sistema” produttivo. Dovevano continuare e magari agire con fatti e non parole. Ma era pretendere troppo, così questa mattina, un comunicato stampa di Confindustria Udine, per bocca della vicepresidente Anna Mareschi Danieli, prima, con un pennellata di buonismo a buon mercato, esprime cordoglio da “genitore” per la morte di Lorenzo,  ma anche la consapevolezza che la macchina produttiva non si può rallentare. Così dopo aver detto che “oggi non si deve parlare da industriali, oggi si deve parlare da genitori, perchè, non è possibile vedere tuo figlio partire la mattina per andare a lavorare e non vederlo mai più tornare a casa”, snocciola i dati nazionali sulle morti sul lavoro per concludere che non vi sono colpe dirette ma che: “Nonostante la sensibilizzazione, le leggi, i controlli e i miliardi di euro spesi dal nostro Stato per la sicurezza, questo numero continua ad aumentare”. Insomma non c'è rimedio quando il fato è contrario...., ci manca solo che si dica che le vittime dovrebbero prestare maggiore attenzione. “L’intera società, famiglie comprese, prosegue l'esponete di Confindustria Udine, deve impegnarsi nel pretendere sempre maggior dignità per i nostri lavoratori e quindi per noi stessi”. Ma ecco il capolavoro vera preoccupazione della categoria: “non lasciamo accadere che una gravissima tragedia, come quella accaduta pochi giorni fa ad uno dei nostri ragazzi, possa mettere in discussione una delle leggi che più sta dando competitività al nostro sistema scolastico e produttivo, parlo della Legge 107/2015 apportata dalla Riforma della Buona Scuola che ha reso obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro in tutti gli indirizzi di studio della Scuola secondaria di II grado”. “Per alternanza scuola-lavoro, spiega Anna Mareschi Danieli, si intende un percorso formativo che avvicina i giovanissimi al mondo del lavoro in maniera graduale e strutturata (ed ovviamente gratis ndr). I benefici sono indiscutibili, perché da un lato permettono allo studente (se ne esce integro e se sopravvive n.d.r. ) di fare una scelta molto più consapevole sul suo futuro lavorativo e dall’altra la strutturazione dei percorsi didattici impone il dialogo e la collaborazione fra scuola e imprese, avvicinando il mondo della formazione alla realtà economico produttiva, ai fabbisogni di professionalità e competenze richiesti dal territorio”. “Tutti noi spiega, la vicepresidente di Confindustria Udine, dobbiamo sì pretendere che vengano rimosse a monte le cause di nuovi e ulteriori possibili decessi sul lavoro, ma abbiamo anche il dovere di difendere questo strumento formativo che motiva i nostri ragazzi e ne arricchisce il loro bagaglio personale”. “Confindustria Udine, chiosa Maresca Danieli, da sempre crede nella prevenzione degli infortuni, che vuol dire formazione, aggiornamento, miglioramento continuo, condivisione di buone prassi. Per questo, tra le altre iniziative, partecipiamo da anni al Protocollo di promozione della sicurezza nelle scuole e sui luoghi di lavoro con sindacati, Inail, Azienda Sanitaria, Vigili del Fuoco e molti altri partner. Perché dobbiamo diffondere i buoni principi in ogni luogo, in maniera trasversale e coinvolgente fin dalla scuola. Ma purtroppo ancora non basta. Dobbiamo fare di più, tutti insieme, e lo faremo”. Poi la conclusione: “Siamo vicini alla famiglia di Lorenzo colpita da questa perdita che non può dar pace e anche per loro continueremo ad impegnarci con tutte le nostre forze per fare in modo che tragedie come questa non accadano più”. Siamo certi che Anna Maria Mareschi sia sincera nelle sue parole, il problema semmai è di cultura sociale, perchè non è colpa sua se non comprende per davvero il problema legato a quel pezzo di profitto fatto sui rischi e il sangue di chi lavora, verrebbe da dire che “l'hanno disegnata così citando Jessica Rabbit, peccato che non è un cartoon.

Basta messaggi di cordoglio. Non ci rendiamo complici dell’ipocrisia di chi si straccia le vesti e poi, spenti i riflettori, fa finta di nulla