Convegno internazionale a Zugliano sui campi di confinamento e le responsabilità dell’UE

Si diffondono sempre più nei Paesi esterni all’Unione europea ma anche nella stessa Ue, luoghi e strutture destinati alla “accoglienza” temporanea dei migranti forzati, che a ben guardare hanno la finalità reale di contenere i migranti in un spazio degradato che ne assicuri solo la minima sopravvivenza fisica, comprimendo l’esercizio dei diritti fondamentali delle persone lì confinate e negando loro uno status giuridico chiaro. L’allestimento dei campi viene presentato come una necessità dettata dall’esistenza di un contesto emergenziale che quasi mai è realmente tale da giustificare simili scelte. I campi diventano così strumenti di contenimento in cui spesso viene limitata ogni forma di contatto possibile delle persone accolte con l’esterno, ricorrendo a forme di detenzione di fatto. Il rispetto dei diritti fondamentali è così fortemente messo in discussione. Dalla Turchia alla Bosnia ed Erzegovina, passando per la Grecia, la Serbia e la Macedonia del Nord. Tanti esempi di “campi di confinamento” legati da un obiettivo preciso: esternalizzare il diritto d’asilo e “rendere invisibili” le persone che cercano protezione in Europa. Il convegno vuole proporre quindi una nuova chiave di lettura delle pericolose politiche messe in atto dall’Unione europea verso le migrazioni, specie quelle forzate. In tale ottica i lavori del convegno si concluderanno con l’adozione di un documento finale di raccomandazioni che, tradotto in diverse lingue, verrà diffuso a livello europeo. L'evento si svolgerà sabato 7 e domenica 8 maggio in lingua italiana e inglese e potrà essere seguito, oltre che in presenza, anche online sulla pagina facebook di RiVolti ai Balcani (https://www.facebook.com/RiVoltiAiBalcani/).