Dal polo logistico all’Hydrogen Valley. La Bassa Friulana di nuovo terra di conquista di affari opachi

Si è svolta questa mattina presso la sede degli uffici regionali di via della Prefettura di Udine una conferenza stampa per dare voce alle preoccupazioni espresse da cittadini e comitati locali in merito alle ipotesi di possibile realizzazione di un polo logistico connesso anche ad impianti per la distribuzione di carburanti contenenti miscele di idrogeno nell’area di Porpetto e agli effetti della recente normativa regionale in materia. Erano presenti il Consigliere regionale Furio Honsell di Open Sinistra FVG e rappresentanti dei comitati locali compreso il Comitato per la Vita del Friuli Rurale.

Al centro dell’iniziativa in particolare la presunta esistenza di progetto, ancora molto opaco, per autorizzare a Porpetto non solo la creazione di un mostruoso Polo Logistico con annessa filiera dell’idrogeno. Insomma il sogno della Hydrogen Valley da esporre assieme al logo “Io sono Fvg”.
Sul tema del progetto, il 9 giugno scorso, si era espresso con una interrogazione a risposta immediata il consigliere di Open Fvg Furio Honsell chiedendo lumi sulle “Eventuali proposte di insediamento logistico nel Comune di Porpetto e modalità di coinvolgimento degli enti locali e della cittadinanza”. Nel testo dell’interrogazione si leggeva:
“Premesso che nel territorio del Comune di Porpetto sono circolate notizie relative ad una possibile futura realizzazione di un polo logistico di rilevanti dimensioni, eventualmente connesso anche ad impianti per la distribuzione di carburanti contenenti miscele di idrogeno;
Premesso altresì che analoghe ipotesi progettuali avevano suscitato nel corso dell’ultimo anno manifestazioni pubbliche di contrarietà e preoccupazione da parte di cittadini e realtà del territorio, in relazione ai possibili impatti di queste tipologie di interventi;
Considerato che nel maggio 2025, nell’ambito della conferenza annuale del progetto North Adriatic Hydrogen Valley, l’Assessore regionale all’ambiente, energia e sviluppo sostenibile aveva indicato Porpetto tra i territori interessati da futuri progetti connessi alla filiera dell’idrogeno, circostanza che rende opportuno chiarire l’eventuale esistenza di proposte o interlocuzioni riguardanti nuovi insediamenti logistici o infrastrutturali nel medesimo territorio comunale;
Considerato che l’articolo 6 della legge regionale 4/2026 dispone che, nel caso in cui la proposta provenga direttamente da un soggetto privato, la stessa sia formalizzata alla Regione, che attiva la relativa procedura con il necessario coinvolgimento del Comune o dei Comuni interessati;
Considerato altresì che la disposizione richiamata prevede quindi la possibilità che si instaurino interlocuzioni preliminari tra Regione e soggetti privati prima dell’eventuale avvio dei successivi procedimenti autorizzativi;
Rilevato che per interventi di rilevante impatto territoriale appare opportuno garantire adeguati livelli di trasparenza amministrativa e di partecipazione delle comunità locali sin dalle fasi iniziali di valutazione delle proposte;
Tutto ciò premesso, interroga la Giunta regionale per sapere per se siano pervenute alla Regione proposte, manifestazioni di interesse o richieste da parte di soggetti privati finalizzate alla realizzazione di un polo logistico nel territorio del Comune di Porpetto, eventualmente comprendente impianti per la distribuzione di carburanti con miscele di idrogeno, e, in caso affermativo, quali iniziative intenda adottare per garantire la massima trasparenza delle interlocuzioni in corso e il coinvolgimento della cittadinanza”.
Ebbene da quanto dichiarato in conferenza stampa, la risposta dell’Assessora ai lavori pubblici Amirante sarebbe stata decisamente sbrigativa, in odore di reticenza e con una certa dose di imbarazzo, risposta nella quale si sosteneva burocraticamente che nessuna proposta del genere era stata formalizzata ufficialmente da soggetti privati. Insomma si negherebbe l’evidenza trincerandosi dietro la mancanza di “atti”.

In realtà si nasconde un classico segreto di Pulcinella, infatti è  stato spiegato in particolare da Alvedis Tibaldi del Comitato per la Vita del Friuli Rurale “l’amministrazione regionale si è assunta addirittura il compito di varare una legge che tende a bypassare volontà popolare e perfino amministrazioni locali ammettendo il dialogo diretto con soggetti imprenditoriali privati. Rimane però, ancora più rafforzata, è stato detto, la determinazione assoluta dei comitati di cittadini a resistere e a far valere in ogni sede possibile la decisione e la partecipazione popolare, tale voluta dalla Costituzione repubblicana, non certo dagli affaristi che agiscono nell’ombra. Al di là degli evidenti raggiri mirati ad una iniziale speculazione sul valore dei terreni, rimane il perdurante pericolo della pretesa realizzazione di un ecomostro di proporzioni inusitate, che non riguarda le sole abitazioni limitrofe, bensì la vita e la salute dell’intera Bassa friulana. Con esso rimane l’assurdità di una infrastruttura logistica basata sull’esclusivo trasporto su gomma e sulle energie fossili, quindi avulso dalle direttive della Comunità Europea e dal trasporto ferroviario quale esiste nel vicino polo di Cervignano costato svariati milioni pubblici, e ora è in dismissione. Altrettanto problematico è il millantato e inquietante ricorso all’idrogeno, imposto a Porpetto dall’assessore Scocimarro sin dal maggio del 2025, cioè prima ancora della nuova legge regionale sui poli logistici e quindi prima di una candidatura ufficiale: cioè dando per scontato che ve ne fosse una pronta ad intervenire. Una produzione dell’idrogeno che, al di là dei milioni di euro messi in gioco, a Porpetto appare del tutto improponibile, sia per l’abnorme consumo dell’acqua che avrebbe l’effetto di mettere all’asciutto i pozzi della Bassa, sia per la pericolosità degli impianti che la legge impone di tenere alla larga da abitazioni e autostrada”. Insomma è probabile che la querelle No al Polo logistico si arricchisca di nuovi “infiammabili” capitoli anche se quello dell’idrogeno pare in realtà al momento  più una operazione propagandistica tutta “chiacchiere e distintivo” ma sulla quale comunque alta deve restare la vigilanza perché se dal vorremmo si dovesse passare ai fatti, l’operazione  avrebbe una incidenza nefasta tale sull’ambiente e sulla vita dei cittadini  da fare impallidire. Bisogna tenere conto che  con le attuali tecnologie per produrre 1 kg di idrogeno tramite elettrolisi dell’acqua sono necessari in media tra i 50 e i 55 kWh di energia elettrica  alle quali andrebbero aggiunti 9 litri di acqua pura che forse sembra accettabile se non fosse che per rendere produttivo l’investimento la produzione dovrebbe essere di migliaia di litri di idrogeno   giornalieri pompando dalle falde l’acqua 9 volte tanto. Un quantità tale da depauperare in maniera enorme la disponibilità idrica per altri usi.  E che non si tratti solo di fantasie è dimostrato da quanto dichiarato nel maggio dello scorso anno dall’ assessore alla “Difesa” dell’ambiente Fabio Scoccimarro. Era infatti il 28 maggio 2025 quando il prode assessore  dichiarava: “Continua a essere molto stretta la collaborazione fra Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia nel portare avanti il progetto europeo North Adriatic Hydrogen Valley. L’incontro annuale dei 35 partner di questa iniziativa – istituzioni, realtà industriali e mondo della ricerca – rappresenta un’occasione preziosa per mettere in comune i principali risultati ottenuti nello sviluppo di un ecosistema dell’idrogeno a scala transfrontaliera e transnazionale nell’area del Nord Adriatico”. Occasione della dichiarazione, rilanciata in maniera solerte dall’agenzia di stampa della Regione, la presentazione d’inizio dei lavori del terzo Consortium Meeting del North Adriatic Hydrogen Valley (Nahv).

Il Friuli Venezia Giulia, ha rivendicato con orgoglio Scoccimarro, sin dalle prime fasi “ha svolto un ruolo proattivo, a partire dalla sottoscrizione della Lettera di intenti del 2022 con la quale la nostra Regione, la Slovenia e la Croazia si sono posti l’obiettivo di trasformare questa macroarea in un incubatore per una filiera integrata dell’idrogeno. L’Amministrazione regionale – ha spiegato Scoccimarro – ha promosso con convinzione la transizione verso un’economia decarbonizzata, che rappresenta uno degli assi centrali per la competitività europea e nazionale”. “L’alleanza fra Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia – ha sottolineato l’assessore – punta proprio a promuovere sinergie nella produzione, stoccaggio, distribuzione e consumo dell’idrogeno verde, generando benefici per le imprese e le nostre comunità”. “Siamo fieri – ha detto – di essere tra le prime Valli dell’idrogeno a livello continentale grazie anche al finanziamento di 25 milioni di euro del programma Horizon Europe, il primo passo di un percorso che ha già visto la nascita di ulteriori opportunità. A dimostrazione della centralità di questi temi, il Friuli Venezia Giulia ha già approvato il nuovo Piano energetico regionale che mira a raggiungere la neutralità climatica entro il 2045 e che riconosce l’idrogeno come uno dei pilastri della transizione”.

L’assessore Scoccimarro ha inoltre ricordato che con la legge regionale “FVGreen” del 2023 è stato rafforzato questo impegno, prevedendo la riduzione delle emissioni di gas serra in linea con gli obiettivi nazionali ed europei. “Nell’ambito del Pnrr abbiamo ottenuto importanti finanziamenti. Per esempio – ha precisato – sono stati assegnati 15,8 milioni di euro per il progetto Hydrogen Hub Trieste che prevede la costruzione di un impianto da 5 mw alimentato da un sistema fotovoltaico da circa 4,85 mwp, il primo autorizzato in Regione”. “A ciò si aggiungono 5,1 milioni di euro per due stazioni di rifornimento idrogeno a Porpetto e Monfalcone e ulteriori 10 milioni di euro per un progetto bandiera legato alla produzione di idrogeno, le cui procedure di selezione sono prossime all’avvio. La Regione ha inoltre investito direttamente 11,2 milioni di euro di fondi propri destinati a sette enti di ricerca del nostro territorio”. L’esponente della Giunta Fedriga ha rimarcato che gli obiettivi di questa partnership sono molteplici: lo sviluppo di nuovi materiali, la creazione di piattaforme integrate, lo stoccaggio sotterraneo dell’idrogeno, la realizzazione di laboratori avanzati, l’interoperabilità delle strutture esistenti, l’accesso a nuovi mercati, la generazione di innovazione lungo l’intera catena del valore, il potenziamento del settore dei trasporti e l’aumento dell’occupazione. “L’idrogeno rinnovabile – ha chiarito Scoccimarro – non vuole essere una scommessa, ma una promessa del futuro: è infatti, una risposta concreta alle sfide del presente”. “Nahv è inoltre la testimonianza che l’integrazione europea si costruisce anche dal basso, attraverso progetti concreti e sinergie territoriali. In un contesto geopolitico sempre più instabile – ha concluso l’assessore – non si tratta solo di energia, ma di un modello di sviluppo, di una visione condivisa per un futuro più sostenibile, resiliente e inclusivo”.