Difendere l’Onu, il diritto e la legalità internazionale dalla nuova Spectre trumpiana
Ricordate la “Spectre” l’organizzazione criminale immaginaria presente nella saga di James Bond, ebbene la fantasia si è fatta realtà. Per questo serve reagire e diventare difensori del diritto e della legalità internazionale. Serve reagire perché ci sono questioni sulle quali non ci si può limitare al racconto della cronaca o semplicemente riportare opinioni, ma prendere posizione non solo è opportuno, ma è necessario. Allora diciamolo apertamente: l’Italia non può e non deve entrare nel Board of Peace di Trump, si tratta di una scelta sbagliata e comunque troppo importante perché venga presa a “maggioranza”. La misura sulle intemerate del bullo di Washington è colma ormai da tempo e serve una mobilitazione totale per invitare, anzi costringere i responsabili della politica italiana ad agire con la necessaria determinazione per fermare l’attacco in corso al sistema multilaterale democratico e difendere l’Onu, il diritto e la legalità internazionale. Ricordiamo che la distruzione sistematica in corso dell’architettura internazionale e dei pilastri della convivenza, che dalla fine della seconda guerra mondiale ci hanno consentito, pur fra mille contraddizioni, di superare molte crisi difficili, è un vero crimine che deve essere fermato. Certo l’Onu andrebbe riformato perché dopo ottant’anni la situazione è diversa da quella che ne determinò l’istituzione, ma la soluzione non è certo quella imposta dal bullo atlantico e dai suoi alleati “sovranisti”. Buttare il bambino con l’acqua sporca non è mai una buona idea. In realtà il “Board of Peace” di Trump è un nuovo atto eversivo diretto a sostituire il diritto internazionale dei diritti umani con la legge del più forte. Un nuovo strumento per distruggere tutte le regole e dettare le proprie. Fra l’altro Trump è talmente sfrontato da dirlo apertamente, lui si incorona capo del mondo in un delirio di onnipotenza che una eventuale patologia psichiatrica può spiegare, ma non certo giustificare. In realtà la sua è lucida follia dettata dagli interessi personali e da quelli del suo “clan”. Per quanto riguarda l’Italia entrare nel “Board of Peace” di Trump costituirebbe chiaramente una violazione dell’articolo 11 della Costituzione, che prevede di agire “in condizioni di parità con gli altri Stati” ma sarebbe un atto di pura follia politica. Al contrario, l’Italia e l’Unione Europea devono fare quello che non hanno ancora voluto fare: mobilitare tutti i governi disponibili per difendere e rilanciare l’Onu, il diritto e la legalità internazionale. Una questione come questa non può essere risolta con “un passaggio in parlamento” a colpi di maggioranza perché il “Board of Peace” di Trump è una minaccia esistenziale all’Onu che è e resta l’unica autorità legale universale. Fra l’altro quanto sostenuto dai “possibilisti” che tale struttura abbia una qualche legittimità basandogli sulla Risoluzione 2803/2025 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che attribuisce al “Board of Peace” il compito di mettere fine alla guerra di Gaza, è in realtà un colossale errore perché la risoluzione è illegittima perché viola gli articoli 1, 2, 24, 52, 54 della Carta delle Nazioni Unite e viola palesemente il diritto internazionale dei diritti umani, compreso il diritto di autodeterminazione dei popoli. In realtà questa risoluzione, è nata il 17 novembre 2025 per ragioni precise e non certo per essere generalizzata o trasformata in una sorta di liberi tutti per poi essere ingabbiati in un club privato. Certamente quanto votato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato un errore, difficile pensare che i membri del Consiglio si fossero resi conto delle conseguenze, infatti quella risoluzione su Gaza, interpretata in maniera malevola da Donald Trump, segna un punto di svolta senza precedenti nella storia dell’Onu a 80 anni dalla sua fondazione. Essa infatti toglie all’Onu il potere che la Carta delle Nazioni Unite le affida di mantenere pace e sicurezza internazionale per attribuirlo ad una entità esterna, il “Board of Peace”, pensata e guidata dal Presidente degli Stati Uniti, di cui non si conoscono i membri. In realtà è stata una furbata, una solta di colpo di stato latente. Un attentato diretto contro la “costituzione” mondiale e dunque contro l’ordine internazionale stabilito a San Francisco nel 1945. Incredibile fra l’altro che abbaino votato a favore, oltre agli Usa, anche Francia e Regno Unito, oltre a 10 membri non permanenti: Algeria, Danimarca, Grecia, Guyana, Pakistan, Panama, Republic of Korea, Sierra Leone, Slovenia, Somali. Contrari, ma non certo per motivi “nobili” solo Russia e Cina. Incredibile che chi ha votato a favore non si sia reso conto che il fine del “Board of Peace” non è quello di promuovere la pace e la cooperazione internazionale bensì quello di difendere gli interessi del suo presidente, anche con la minaccia e l’uso della forza. La sua “carta costitutiva” non contiene alcun riferimento al diritto umanitario internazionale, al diritto internazionale dei diritti umani e al diritto penale internazionale, cioè a quel corpus organico di norme giuridiche che sono alla base della pace e della sicurezza. La sua struttura interna è autocratica, attribuisce il potere assoluto al suo presidente (che si è autonominato), compreso quello di ammettere o espellere i membri.




