Ecocidio by Consorzio di Bonifica della P.F. frutto di delirio antropocentrico in cieca obbedienza alla Regione. “Come vuole la prassi” a loro insaputa
Come volevasi dimostrare, o meglio “come vuole la prassi”, per citare l’indimenticabile Commissario Montalbano. Quanto avevamo pronosticato in relazione all’incontro fra i Comitati “Giùlemanidaifiumi” e il Consorzio di bonifica Pianura Friulana, non solo non ha “cavato il ragno dal buco”, ma le rassicurazioni e le ampie spiegazioni tecniche, in una sorta di lectio magistralis, sono dello stesso tenore di tante parole vuote scritte nel passato… una dietro l’altra. Fossero state almeno ben confezionate con la volontà di dare “perle ai porci”. Invece in sostanza si è trattato di dare allegramente spiegazioni pasticciate, più in teorica scienza, che in mendace coscienza, attraverso un bel polpettone pseudo-tecnico, burocratico – amministrativo. Piatto precotto maldestramente preparato, decisamente insipido e troppo frettolosamente riscaldato, tanto che ben prima della fine dell’incontro, la nota stampa “polpettone”, era già partita con destinazione i giornali. Della serie conta solo quello che diciamo noi o se preferite la citazione cinematografica da Il Conte del Grillo: “Io so’ io, e voi nun siete un caxxo”. Così domani, speriamo di essere smentiti per il bene della categoria, le tesi della stampa mainstream, saranno quelle espresse nel titolo del frettoloso comunicato stampa del Consorzio che recita: “Protesta “Giù le mani dai fiumi”. Il Consorzio di bonifica pianura friulana risponde punto per punto”. Vi risparmiamo i “punti” (ma per i masochisti c’è il link pdf in calce) perché abbiamo rispetto di voi lettori, riportandovi solo la chiosa finale, che raccoglie, nella sua ingenua maliziosità, la considerazione che si ha dei destinatari. Alla fine viene detto che è tutto e regolare, quel cemento piovuto a go go sulle sponde antiche sapientemente e faticosamente costruite con i ciottoli nei secoli o decenni scorsi dai nostri nonni, le piante e gli alberi travolti da deforestazione in nome dell’agricoltura moderna, sono inevitabili atti compiuti per la nostra sicurezza, non per interessi economici. Vogliamo crederci, peccato però che con tali azioni si distrugge l’habitat e la vita di molti animali (caprioli, ma non solo. 140-150 animali all’anno morti secondo i dati forniti dal Consorzio stesso durante l’incontro) e si accelera il cambiamento climatico. Ma volendo cercare il pelo nell’uovo, le radici del male o presunto tale, udite udite, non viene dalle scelte del Consorzio e neppure da quelle di Scocimarro e Fedriga, ma dai loro lontani predecessori del centrosinistra Sara Vito e Debora Serracchiani. Devono aver pensato che una tale rivelazione avrebbe fatto impallidire e tremare i polsi alla banda di sinistrorsi che davano vita al presidio, ed invece spiace deluderli. Ne eravamo a conoscenza, ma è solo l’eccezione che conferma la regola, dato che il governo regionale Serracchiani, che ben ricordiamo essere stato in odore di renzismo pernicioso, di errori ne ha compiuti molti, alcuni ammessi, altri ancora coperti da veli pietosi, ma nessuno in realtà che oggi possa essere utilizzato come alibi ad oltre 10 anni. Così non impressiona sentire che per De Nardo la loro «Bibbia è la legge quadro 11/2015 che risale all’assessora Sara Vito e presidente Serracchiani», e che «dialoghiamo e lavoriamo con qualsiasi maggioranza in carica, i programmi delle opere li fa la Regione e noi li attuiamo in delegazione, sempre nel rispetto delle leggi». In sostanza “come vuole la prassi” queste anime belle, sono soldatini ubbidienti e non lanzichenecchi propensi al saccheggio della natura o dei canoni per l’acqua. Ed in effetti nessuno, non certo noi, pensiamo che ci siano dei conflitti di interesse reali, sarebbe sopravalutare l’azione strategica che renderebbe le cose più spiegabili, ed invece è semplicemente frutto della voglia di essere “diligenti del fare e dell’avere”, primi della classe, forse con un pizzico di inopportunità, ma tutto sommato solo con la voglia di farsi dire bravi dai capi. Insomma le devastazioni dell’ambiente sono solo un effetto collaterale della gran voglia di fare presto e bene il proprio compitino. Compitino che però, in questo caso, dai cittadini e non dai loro “governanti” rischia di essere considerato insufficiente perché ci si è dimenticati che i friulani hanno occhi per vedere e cervelli per capire quanto sta avvenendo intorno alle loro case e campagne. C’è da credere che l’annunciata voglia di essere “rimandati a settembre” a poco servirà, se non a prendere tempo, perché “passi la nottata”. L’impegno sarebbe di dare vita a un confronto scientifico sui vari aspetti sollevati concretizzandolo e in un convegno sull’irrigazione, che potrebbe diventare un boomerang. Comprensibile che vogliano essere rimandati e non bocciati, ma qualcuno a quella devastazione dovrebbe mettere rimedio. A noi poco importerebbe fosse la Regione, anzi, e non il Consorzio, ma ci permettiamo di sospettare che la politica, ci fosse anche solo un unghia legalmente fuori posto, deciderà di uscirne vergine… fatevi due conti. Così a noi tocca l’ingrato compito di chiudere con la stessa chiosa propedeutica di questa mattina. “Speriamo che i Comitati sappiano proseguire nella mobilitazione, magari una mega petizione alla Ue ci starebbe bene e che prima o poi ci sia “un giudice a Berlino…” o magari a Strasburgo”.
Fabio Folisi




