Educazione alla cementificazione: non cambia il giudizio sul piano di propaganda del Consorzio di Bonifica verso i bambini

Fluvio

Il Consorzio di bonifica della pianura friulana ci ha fatto sapere di essersi offeso per il nostro articolo relativo al loro piano di propaganda  verso i bambini che abbiamo definito “educazione alla cementificazione”. Per farlo però, anziché parlarci direttamente o mandandoci una nota, hanno preferito farci scrivere da uno studio legale con un metodo discutibile purtroppo sempre più di moda nei confronti della stampa. Ovviamente non sono intervenuti sul merito ma facendo le pulci parola per parola al testo, non solo non cogliendo l’ironia, ma soprattutto attribuendoci azioni diffamatorie che tali non erano. In particolare, come a noi pareva chiaro, aver il “padre” della propaganda moderna era  affermare l’ovvio (tanto che si studia in tutti i testi sulla comunicazione) e non aveva alcun intento diffamatorio. Comunque dato che siamo sensibili anche alle percezioni degli altri, anche se non le condividiamo, ripubblichiamo il testo con piccole modifiche.

Il paradosso è ormai la regola e non l’eccezione, così a fare promozione motivazionale per la pace sono i militari, a “difendere” la fauna sono i cacciatori e oggi, a promozionare la tutela del territorio e delle acque, sarà il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, responsabile assieme alla Regione e purtroppo ai sindaci, della cementificazione selvaggia di rogge e canali, con annesso abbattimento di ogni albero e arbusto che la natura, in decenni, aveva costruito intorno alle acque come rifugio e protezione alla fauna selvatica, per non parlare dell’aspetto paesaggistico e storico. Così dopo aver visto in passato i militari entrare nelle scuole (mentre l’eco mediatico del rombo dei cannoni e dei sibili sinistri dei droni sono giornaliera drammatica colonna sonora) affascinando le giovani menti con i loro mezzi corazzati tacendo del fatto che sono strumenti di morte e i cacciatori raccontarci che i cuccioli non vanno toccati perché sennò vengono rifiutati dalle madri e non crescono bene per essere, con comodo, sparati da adulti, ecco che con sospetta solerzia, partendo dalle scuole primarie, parte il progetto “ambientale” “A tutta acqua” per spiegare ai bambini come è necessario sfruttare l’acqua a beneficio di pochi.
L’acqua non come bene comune anche della natura, ma come bene monetizzabile da tenere rigidamente fra muri di cemento armato. Così in realtà con questi principi nasce la mascotte Fluvio che racconterà nelle scuole la favola della “cura dell’acqua e del territorio”. Del resto già nel secolo scorso i padri della propaganda sostenevano che la propaganda deve partire dalle menti più semplici, e chi più dei bambini sono manipolabili dallo schema degli storici undici principi della propaganda. Così per perorare la causa degli interessi di pochi scomodiamo anche i cartoni animati. Ed ecco che si legge in una nota del Consorzio di bonifica del nuovo progetto che “accompagnerà gli alunni delle primarie in un percorso didattico dedicato alla sicurezza idraulica e alla tutela del territorio”. Si tratta palesemente di una risposta al malcontento che cova nei territori per le azioni di cementificazione e disboscamento attuate da qualche mese. Si legge infatti nel comunicato stampa con tanto di dotta citazione latina: “Gioca con il nome “Fulvio” e richiama il latino fluvius (“fiume”): così nasce “Fluvio”, la mascotte del progetto educativo “A tutta acqua – A scuola con Fluvio”, promosso dal Consorzio di Bonifica Pianura Friulana per le scuole primarie del comprensorio nell’anno scolastico 2026/2027. “Fluvio”, un simpatico personaggio a forma di goccia d’acqua, accompagnerà gli studenti lungo un percorso pensato per far conoscere il lavoro del Consorzio e avvicinare le nuove generazioni ai temi della gestione dell’acqua, della sicurezza idraulica e della tutela del territorio. “L’iniziativa nasce dalla convinzione che la cura dell’acqua e del territorio si costruisca a partire dall’educazione – spiega la presidente Rosanna Clocchiatti – coinvolgendo i bambini in modo concreto e significativo”. “Il Consorzio lavora 365 giorni all’anno per garantire sicurezza idraulica e gestione sostenibile dell’acqua – aggiunge il direttore Armando Di Nardo –. Con questo progetto vogliamo portare la nostra realtà nelle scuole, affinché i bambini di oggi diventino i custodi consapevoli del territorio di domani”.
Il progetto la cui presentazione è stata inviata pochi giorni fa a tutti gli istituti comprensivi, si sviluppa attorno a due temi complementari: “Portare l’acqua dove non ce n’è”, dedicato alla rete irrigua e al ruolo dell’acqua per agricoltura e ambiente, e “Togliere l’acqua dove ce n’è troppa”, focalizzato sulla bonifica, sul funzionamento delle idrovore e sulla prevenzione del rischio idraulico, anche in relazione ai cambiamenti climatici. Il percorso prevede una prima fase in aula, con video, immagini e laboratori guidati dagli operatori del Consorzio insieme a Fluvio, in cui si sperimenteranno in modo pratico i principi dell’idraulica, dell’irrigazione e della bonifica. La seconda fase, facoltativa, consisterà in una visita a un impianto del comprensorio: gli alunni potranno osservare da vicino il lavoro del Consorzio in luoghi come la Presa di Ospedaletto, l’Idrovora della Vittoria a Fossalon di Grado o la Conca di Bevazzana a Latisana. Al termine dell’esperienza, i bambini rielaboreranno quanto appreso attraverso disegni e testi che saranno pubblicati in una sezione dedicata del sito del Consorzio, valorizzando creatività e comprensione dei temi affrontati”. Suggeriamo sommessamente al Consorzio di attuale una terza fase, munire i bambini di cazzuola e cemento per operare opportune simulazioni magari nel giardino o bagno di casa. Alla politica (di ogni schieramento) suggeriremmo, anziché di pensare a future spartizioni di “lussuose” poltrone nei Cda secondo il principio dello spoils system (vertici amministrativi su base fiduciaria), di rivedere del tutto il sistema di Consorzi e aziende partecipate che operano con la disinvoltura che ricordano (che non vuol dire lo siano)  i metodi da bulli, facendosi spesso beffe di normative europee e della tutela dell’ambiente.