Nucleare in Italia, Energia per l’Italia: “Tecnologie inesistenti, costi folli e rischio di un doppio binario civile-militare”
A intervenire sono, tra gli altri, Nicola Armaroli, chimico del Consiglio nazionale delle ricerche, Margherita Venturi, dell’Università di Bologna, e il fisico Vittorio Marletto. Il punto centrale della loro critica riguarda i cosiddetti piccoli reattori modulari, indicati spesso come una possibile alternativa alle grandi centrali nucleari tradizionali. Secondo Armaroli, però, queste tecnologie “non esistono” ancora come soluzione industriale disponibile, e non vi sarebbero elementi per sostenere che possano ridurre il costo dell’energia.
Il comunicato richiama anche i casi internazionali: negli Stati Uniti il progetto di NuScale è stato fermato dopo l’aumento dei costi, mentre in Francia anche Électricité de France avrebbe ridimensionato i propri programmi sui piccoli reattori modulari. Per Energia per l’Italia, quindi, il rischio è che il Paese insegua una promessa tecnologica lontana, invece di investire sulle soluzioni già mature.
Un altro nodo riguarda la sicurezza del territorio. Secondo Armaroli, per raggiungere gli obiettivi del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima servirebbero fino a 120 piccoli reattori distribuiti in Italia. Una prospettiva che, secondo il network, sarebbe difficilmente compatibile con un territorio esposto a rischio sismico, frane e dissesto idrogeologico.
C’è poi il tema delle materie prime. L’Italia non dispone di uranio e dovrebbe quindi importarlo. Il comunicato sottolinea la concentrazione della produzione mondiale in pochi Paesi e il peso di attori geopoliticamente sensibili. Secondo Energia per l’Italia, questo smentirebbe l’idea che il nucleare possa garantire una vera indipendenza energetica.
Resta irrisolta anche la questione delle scorie. Il network ricorda che in Italia sono già presenti oltre 31 mila metri cubi di rifiuti radioattivi in depositi temporanei, distribuiti in diverse regioni, mentre non è stato ancora individuato un deposito nazionale definitivo. Per gli scienziati, avviare nuovi programmi nucleari senza aver risolto il problema dei rifiuti esistenti significherebbe aggravare una criticità già aperta.
Particolarmente duro è anche il passaggio sul possibile intreccio tra nucleare civile e settore militare. Il comunicato richiama il Programma Minerva, legato allo studio dell’integrazione di reattori nucleari su vascelli armati, e l’ipotesi di una futura portaerei italiana a propulsione nucleare. Per Margherita Venturi, questo mostrerebbe una contraddizione tra la narrazione di un nucleare esclusivamente civile e la costruzione di competenze e filiere connesse anche alla Difesa.
Secondo Vittorio Marletto, desta preoccupazione anche l’ipotesi di un coinvolgimento della cantieristica nello sviluppo di navi commerciali a propulsione nucleare, con possibili implicazioni di sicurezza e controllo dei materiali radioattivi.
La proposta alternativa avanzata da Energia per l’Italia è chiara: puntare con decisione su un sistema elettrico alimentato al 100% da fonti rinnovabili. Solare, eolico, geotermia e idroelettrico sono indicate come tecnologie già disponibili, più rapide da realizzare e oggi più competitive rispetto al nucleare e alle fonti fossili.
Il messaggio conclusivo degli scienziati è un appello al governo e al Parlamento: abbandonare quelli che definiscono “miraggi nucleari” e accelerare invece sulla transizione energetica basata su rinnovabili, efficienza, reti e accumuli. Per Energia per l’Italia, la scelta non è tra nucleare e dipendenza dai combustibili fossili, ma tra inseguire tecnologie incerte o investire subito nelle soluzioni già disponibili.
Talluri Marco di Ambientenonsolo




