Emigrazione e terremoto nel 50°, una storia dimenticata
Siamo quasi a Settembre 2026, ormai si è sviscerato tutto ciò che concerne il 50° anniversario del Sisma del 1976, il ricordo, nei tanti paesi, dei propri defunti; inaugurato ceppi o monumenti; raduni civili e militari; promosse corse ciclistiche e radunato migliaia di persone per riti religiosi o riti canori vergognosamente strapagati. Ma ora stanno venendo alla luce intere categorie sociali che non sono state dovutamente ricordate né dalla classe dirigente regionale né dalla stampa: in prima fila troviamo la classe operaia che ha immediatamente operato per salvare e riaprire le fabbriche, i laboratori e le officine. Subito seguita dalla grande famiglia degli emigranti e di questi vorrei ricordare due momenti estremamente significativi , anche se poco conosciuti. Il terremoto potrebbe effettivamente aver fermato un processo che stava faticosamente prendendo forma: L’UNITA’ delle Associazioni degli Emigranti. Le ‘sei sorelle’ (regionali) inizialmente almeno quelle Svizzere, che allora rappresentavano il corpo più consistente e vivo della diaspora, dopo il 1° Convegno che si era tenuto a Friburgo il 2 marzo 1969 dove parlarono esclusivamente emigranti, con grande disappunto del Presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, Ottavio Valerio, si stava preparando per il secondo appuntamento a Basilea il 16 maggio 1976! Tutto era pronto. Personalmente stavo scrivendo una tesi sulla “Unità degli Emigranti” quando alle 21.00 del 6 maggio tutto si fermò. Si ritrovarono comunque a Basilea, ma il tema era mutato. Non più il processo di unificazione ma una grande e corale proposta: si creava il Comitato “Pro Friuli” che aveva come obbiettivo quello di raccogliere fondi per portare un contributo concreto e diretto alla ricostruzione del Friuli terremotato. Fu costituito un Direttivo presieduto dall’ Ambasciatore Italiano a Berna e dai rappresentanti di tutte le associazioni: Federazione dei Fogolars, Alef, Pal Friul, Eraple, Unione Emigrati Sloveni. Quale coordinatore in Friuli venne incaricato Gino Dassi. La gara di solidarietà nelle città svizzere fu straordinaria: e raggiunse la somma significativa di 483,8 milioni di lire. Vennero finanziate opere non ad personam, ma destinate alla collettività spalmate su tutta l’area terremotata. Merita un elenco degli interventi:
Stalla Solciale a Trasaghis 183 ml.
Capannone lav. Catene Prato C. 68 ml.
Capannone lav, legno Ovaro \ 63 ml.
Sede Coop. CRAL Canebola 33,5 ml.
Centro scolastico Rivalpo-Arta T. 30 ml.
Attrezzature Coop. Soc. Esemon di S. 30 ml.
Centro Soc, e Ambul, Forgaria 30 ml.
Attrezzature Coop. Stolvizza Resia 10 ml.
Centro Comunità Anduins 7 ml.
Centro anziani Arta Terme 5 ml.
Attr. Odontot. Scuole Buja 4,3 ml.
Scuola materna Coja di Tarcento 20 ml.
Purtroppo lo spirito che si era creato per l’unità delle Associazioni si interruppe per sempre. La ricostruzione e la prospettiva di una rinascita del Friuli offuscò il grande progetto. Voglio anche segnalare che a seguito degli eventi legati alla ricostruzione, va ricordata l’iniziativa del prete friulano, impegnato in Svizzera per dare assistenza agli emigranti, don Arduino Codutti di formare una Cooperativa i cui soci fondatori erano esclusivamente emigrati friulani provenienti da varie località svizzere. Questa iniziativa partì con il patrocinio della Lega Cooperative e operò per alcuni anni perdendo però progressivamente i soci provenienti dalla emigrazione.
Gianpaolo Della Schiava




