Fincantieri a Porto Marghera , 34 indagati tra dirigenti e imprese in subappalto: accuse di sfruttamento della manodopera e corruzione. Perquisizioni anche a Monfalcone

Chissà perchè non meraviglia il fatto che lo sfruttamento dei lavoratori bengalesi in Fincantieri a Porto Marghera fosse pianificato e che dodici dirigenti sono finiti sotto inchiesta perchè avrebbero ricevuto mazzette in cambio di fornire vantaggi a imprese bengalesi che lavoravano nei cantieri navali ma che avevano il brutto vizio di deviare parte della retribuzione dei lavoratori nelle proprie tasche.  A farne le spese ovviamente erano gli operai, la cui retribuzione, formalmente corretta, scendeva fino a 4 euro l’ora. La dirigenza “nazionale” di Fincantieri si tira fuori con un: “Noi estranei e pronti a collaborare” che lascia l’amaro in bocca perchè era chiaro a tutti che l’utilizzo disinvolto di manodopera straniera in subappalto era foriera di “sorprese” ed affermare di essere estranei è come dichiarasi ciechi vedendoci benissimo.  In corso vi sono perquisizioni della Finanza su ordine della procura di Venezia e voci parlano di un possibile allargamento dell’inchiesta ad altri cantieri. Ovviamente viene subito in mente la realtà di Monfalcone dove da tempo si denunciano situazioni di sfruttamento della manodopera straniera. Per capire meglio di cosa si sta parlando diciamo che la paga oraria dei lavoratori metalmeccanici bengalesi impegnati a Porto Marghera finiva per essere “filtrata” e nelle loro tasche arrivavano 4 euro all’ora nonostante formalmente le buste paga fossero regolari. Per questi servizi speciali a imprenditori “caporali” una dozzina di dirigenti della Fincantieri veneziana avrebbe incassato tangenti – sotto forma di denaro o di altra utilità – pagate dalle imprese asiatiche per ottenere incrementi di fatturati e un trattamento di favore nella gestione delle maestranze. L’operazione è stata attuata dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia su delega del procuratore Bruno Cherchi. Così perquisizioni e notifiche sono avvenute non solo in Veneto, ma anche in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Campania, Puglia e Sicilia. In totale, una ottantina di verifiche nelle sedi di imprese bengalesi, nelle case dei lavoratori e nelle abitazioni dei dirigenti Fincantieri. Le ipotesi di reato sono varie: sfruttamento della manodopera, corruzione tra privati, dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture false. In totale le imprese coinvolte sono 19, tutte operanti nel settore della cantieristica navale, in quanto subaffidatarie di lavori per conto di Fincantieri. Contemporaneamente, su decisione del gip, è finito agli arresti domiciliari un cittadino bengalese, indagato per sfruttamento di manodopera, a cui sono stati anche sequestrati 200mila euro. In totale gli indagati sono 34, compresi i 12 dirigenti sospettati di corruzione.

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