Frana di Brazzano: Lettera aperta alle autorità dal Comitato dei cittadini: Si valuti con urgenza la sospensione dei lavori

Foto di repertorio: Gli effetti della frana nel 2025
Il Comitato Cittadini Attivi Brazzano ha inviato, tramite posta elettronica certificata, una lettera formale al Sindaco di Cormons. La lettera è stata trasmessa per
conoscenza anche al Prefetto di Gorizia, al Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, al Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia e agli uffici regionali della Protezione Civile. Al centro del documento ci sono le opere previste a monte della chiesa di Brazzano, nell’area colpita dalla frana del 17 novembre 2025, che causò due vittime. Si tratta della realizzazione di un bacino e di una barriera, presentate dai tecnici della Protezione Civile regionale come
opere temporanee. Il Comitato chiede che ne sia chiarito il regime giuridico e, in particolare, se siano previsti il cronoprogramma della rimozione e la copertura dei costi di demolizione e di ripristino dell’area, soggetta a tutela paesaggistica. Nella lettera il Comitato sostiene che la fase di emergenza assoluta possa dirsi conclusa, alla luce delle opere già realizzate – rimozione delle macerie, riduzione della pendenza dell’alveo della frana con l’asportazione di numerosi carichi di terra e costruzione, a valle, di un muro prefabbricato in blocchi di cemento. A fronte di questo, il Comitato segnala che permane da sette mesi l’impedimento di accesso alla cosiddetta zona rossa: due famiglie non possono rientrare nelle proprie abitazioni dal giorno della frana. Resta inoltre gravemente compromessa l’attività di una delle più storiche aziende vitivinicole del Collio, che secondo il Comitato rischia seriamente di essere costretta a cessare l’attività. Una circostanza, osserva il Comitato, che stride con l’impegno pluriennale della Regione Friuli-Venezia Giulia nella promozione turistica ed enogastronomica del territorio, di cui il Collio rappresenta una delle eccellenze più riconosciute. Le richieste rivolte all’amministrazione comunale sono cinque: considerare con urgenza una sospensione cautelativa dei lavori non immediatamente necessari alla sicurezza, fino a quando non sia fornita alla comunità un’informazione completa; esercitare un ruolo di composizione tra le diverse e legittime esigenze dei cittadini; avviare un percorso informativo rivolto all’intera comunità; aprire un confronto tra i soggetti coinvolti; recuperare la centralità del Comune nella gestione del proprio territorio.
Il Comitato ricorda inoltre che questo è il suo terzo tentativo di interlocuzione con l’amministrazione. Le due precedenti petizioni – quella del 2024 sull’utilizzo dell’ex caserma Colobini, con oltre 700 firme, e quella del 2025 sul nuovo impianto semaforico, con oltre 400 firme – non avrebbero ricevuto, secondo il Comitato, né la comunicazione di avvio del procedimento né un riscontro scritto, in difformità da quanto previsto dall’articolo 41 dello Statuto comunale, che obbliga il Comune a esaminare le petizioni e a comunicare ai cittadini la decisione adottata. «Non chiediamo nulla di straordinario: chiediamo di sapere, e chiediamo soprattutto che il Comune si re-impossessi del proprio ruolo istituzionale», dichiara Stefano Bellinzona, presidente del Comitato Cittadini Attivi Brazzano. «L’emergenza non può giustificare la sua latitanza, né una delega in bianco sul futuro del territorio comunale. Chiediamo che prima si spieghi e poi, semmai, si operi. Su un luogo che è il cuore identitario del nostro borgo, e di fronte a famiglie che da sette mesi non possono rientrare in casa e a una delle più antiche cantine del Collio che rischia di chiudere, la comunità ha il diritto di essere informata e ascoltata. Lo Statuto del Comune impone di rispondere ai cittadini: noi lo abbiamo chiesto tre volte. Questa volta lo abbiamo chiesto davanti al Prefetto, al Ministro e alla Regione.»




