Comitato “Giù le mani dai fiumi!” Domani la mobilitazione davanti alla sede del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana

Giù le mani dai fiumi! Questo il titolo del Presidio  e del comitato promotore che un gruppo di cittadini costituiti in coordinamento spontaneo  stanno organizzando per Domani 11 giugno (ore 16.30) davanti alla sede del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana viale Europa 141 a Udine. All’iniziativa di mobilitazione pacifica aderiscono anche Lav (Lega antivivisezione) Lipu Fvg (Lega Italiana Protezione Uccelli) e Circolo Legambiente Udine aps. Inoltre c’è anche  giunta notizia di un’altra iniziativa, questa volta di natura legale, intrapresa dal Comitato in difesa del Friuli Rurale. Ma di questo parleremo specificatamente in altro articolo (link in calce). Tornando al presidio di giovedì prossimo è stato stampato un volantone del Coordinamento Giù le Mani dai Fiumi, arricchito da immagini esaustive della situazione. Si legge nel testo:
“L’11 giugno 2026 manifesteremo il nostro dissenso per le scelte irresponsabili e miopi che questa Regione, attraverso l’operato del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, sta portando avanti in molti Comuni del basso e del medio Friuli. In questi ultimi anni e mesi abbiamo assistito, e stiamo assistendo, a decine di interventi che hanno prodotto eradicazione totale della vegetazione, tagli a raso zero, a cui sono seguite, spesso, successive cementificazioni spondali di rogge, canali, torrenti e fiumi. Come se non bastassero queste follie, frequentemente gli interventi vengono effettuati in pieno periodo di nidificazione e perfino dentro le aree protette ZSC (Zona di Speciale Conservazione) e ZPS (Zona di Protezione Speciale), incuranti di tutte le direttive Europee (Direttiva Habitat, Direttiva Uccelli e Regolamento sul ripristino della natura) e della più rilevante normativa italiana (Costituzione articoli 9 e 32), ma quel che è peggio, incuranti delle leggi della natura. Il Consorzio ci ha fatto sapere che intervengono in questa maniera per evitare dispersione e perdite d’acqua per l’irrigazione. Sicché per i nostri scienziati la dispersione di parte dell’acqua giustificherebbe l’eliminazione di tutte le forme di vita: vegetali, insetti, anfibi, rettili, pesci, uccelli e per ultimi i mammiferi, che spesso finiscono in queste trappole mortali senza riuscire più a venirne fuori. Va ricordato che diverse specie nidificano nei fossi, nei canali nelle rogge e nelle sponde dei fiumi quali Martin Pescatore, Ballerina Gialla, Ballerina bianca, Cannaiola Verdognola,.. L’unico substrato che il Martin Pescatore può scavare, sono le sponde naturali in terra e se queste vengono sostituite da muri in cemento armato, argini artificiali e sponde rivestite o trova un altro posto o non nidifica. Premesso che molti degli interventi ci paiono solo volti ad usufruire dei
fondi stanziati, perché nel 2026, con decine di soluzioni di ingegneria naturalistica, con tecniche per ridurre il rischio di erosione del terreno, con interventi di consolidamento che prevedano l’utilizzo di piante vive in combinazione con materiali inerti e geotessuti (come di fatto avvenuto per il Zuino a Torviscosa), si deve procedere con l’unico sistema che elimina ogni forma di vita e porterà conseguenze nefaste sul clima e la salute umana? Le piante assorbono l’anidride carbonica (CO2) presente nell’aria per la fotosintesi, ma riescono anche ad assorbire altre sostanze nocive come le polveri sottili. Le radici poi agiscono come filtri naturali, in grado di trattenere le sostanze inquinanti presenti nel terreno, evitando che queste si diffondano nell’ambiente, inoltre compattano il terreno e trattengono parte dell’acqua durante le piene riducendo il rischio idrogeologico.
La copertura arborea è già oggi in grado di ridurre fino al 50% l’effetto “isola di calore urbana”, con miglioramenti che possono arrivare anche a punte di 7 gradi. In Olanda, Francia, Germania si attivano da anni per rinaturalizzare fiumi e corsi d’acqua perché hanno capito che la decementificazione porta a maggiore sicurezza e miglioramento della biodiversità, come le norme europee richiedono. Tuttavia nella nostra Regione si procede con metodi arcaici che non hanno nessuna attenzione alle problematiche ambientali, ma molti cittadini hanno deciso che la difesa del suolo e della biodiversità devono diventare una priorità assoluta, a vantaggio della loro salute e del futuro delle nuove generazioni. Una cosa è certa, non ci fermeremo di fronte a tesi pseudoscientifiche e interventi cementificatori del territorio, peraltro anche ben rappresentati dalla progettata Diga sul Tagliamento a Dignano”. Che dire, bene che l’opinione pubblica si faccia sentire, ma è evidente che sarebbe necessario che a livello istituzionale e giudiziario fosse fatta chiarezza, la politica del “non vedo, non sento, non parlo” rischia di travolgere la nostra democrazia.

Trasmesso esposto alla Procura della Repubblica regionale e a quella Ue contro la cementificazione di rogge e canali