I cacciatori si autodefiniscono “paladini dell’ambiente” insorgono gli ambientalisti
Si definiscono “Paladini del territorio”. Sono i cacciatori. Sì, i cacciatori, avete letto bene. Del resto la Federazione italiana della caccia è tra i soci fondatori della Fondazione Una (Uomo, natura, ambiente), organizzazione no-profit che si batte “per la protezione dell’ambiente e la promozione della sostenibilità su tutto il territorio italiano”. Tra le sue finalità c’è quella di far dialogare e collaborare il mondo dell’ambientalismo, quello della cultura e quello scientifico e accademico con la pratica venatoria. Con l’obiettivo dichiarato di “Preservare la natura e migliorare la qualità della vita per tutti e valorizzare l’impatto sociale delle attività portate avanti dal mondo venatorio, impegno imprescindibile per mostrare il ruolo fondamentale del cacciatore nella preservazione della biodiversità e degli equilibri naturali”, come si legge sul sito della Federcaccia.
Ma a quale impegno “sociale” si riferiscono i questi autoproclamatisi “paladini del territorio”? Raccolta rifiuti, ripristino e ricostruzione di sentieri e aree boschive e di montagna. Lodevoli iniziative, verrebbe da dire, anche se il fine ultimo si presta a più di qualche dubbio interpretando tale impegno volto a rendere più facili gli spostamenti durante le battute di caccia e consentire agli animali di vivere al meglio in una natura priva di spazzatura, almeno sino a quando non finiranno nel mirino delle doppiette.
In perfetta sintonia con Federcaccia è stato predisposto il Disegno di legge 1552 dello scorso anno teso a riformare pesantemente la legge quadro del 1992 sulla caccia e l’uccellagione, pratica, quest’ultima, un tempo fortemente radicata anche nella nostra regione. Un progetto di revisione che affida proprio ai cacciatori un ruolo importantissimo, quello di bioregolatori della diversità naturale.
DDL A RISCHIO DI INCOSTITUZIONALITA’
Il ddl 1552 è ora in discussione alla Camera dopo aver avuto il via libera dal Senato. E proprio davanti alla Commissione agricoltura di Montecitorio i rappresentanti delle associazioni animaliste e ambientaliste hanno ribadito con forza la loro opposizione al progetto governativo di revisione della precedente normativa. Disegno che per Annamaria Procacci, responsabile nazionale del settore Fauna selvatica dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa) e già parlamentare dei Verdi (è stata eletta tre volte alla Camera e una al Senato) vanifica anni di battaglie ambientaliste. Oltre a considerazioni di natura morale ed etica, Procacci ritiene che i contenuti del ddl presentino “evidenti profili di incostituzionalità” andando a confliggere con gli articoli 9 (tutela della biodiversità), 10 (conformità col diritto internazionale), 32 (salute dei cittadini), 41 («L’iniziativa economica privata […] non può svolgersi in contrasto con l’ambiente) e 117 (poteri delle Regioni) della Costituzione. Insomma una bocciatura totale.
Anche per il Wwf “questo provvedimento sarebbe un colpo durissimo alla tutela della fauna selvatica in Italia”. “Se approvato – aggiunge la sigla ambientalista – trasformerebbe la natura in un poligono di tiro a uso e consumo dei cacciatori, legalizzando la caccia in aree demaniali come spiagge e foreste, perfino di notte e durante la stagione riproduttiva, aumentando il numero di specie cacciabili e autorizzando l’uso massiccio di richiami vivi: migliaia di uccelli verrebbero strappati alla libertà per essere condannati a una vita in gabbie di pochi centimetri quadrati”.
“Le conseguenze sarebbero drammatiche con rischi per l’incolumità pubblica, anche per chi vive, lavora o fa escursioni in natura, per la salute di tutti, a causa dell’aumento dell’inquinamento da piombo, e per gli animali, soprattutto le specie già vulnerabili. I controlli – conclude il Wwf – saranno più difficili, a tutto vantaggio di bracconieri e trafficanti, criminali che si arricchiscono usando gli animali come merce di scambio nei mercati illegali. Tutto questo determinerà il rischio concreto di una nuova procedura d’infrazione europea” Visto anche il richiamo formale trasmesso da Bruxelles al Governo italiano con una lettera (datata 18 dicembre 2025. ma resa nota soltanto nel maggio scorso quando l’esame era già stato avviato al Senarto), che boccia diversi punti del progetto di riforma.
ESAME NEGATO IN COMMISSIONE AMBIENTE
Ma c’è anche un altro aspetto che ha fatto scatenare opposizioni e mondo ambientalista: la decisione di limitare l’esame del Ddl alla sola Commissione agricoltura della Camera. Per l’ex ministro Sergio Costa, nome noto del Movimento 5 Stelle, la scelta di non coinvolgere anche la commissione Ambiente nella discussione “di un provvedimento che richiama esplicitamente la gestione dell’ecosistema” descrive “un atteggiamento apertamente anticostituzionale”. Denunciando quella che ritiene essere “una mattanza istituzionale”, Costa sottolinea che è la stessa riforma a “invocare” la caccia come strumento di gestione e di controllo della biodiversità.
Domenico Diaco




