Il Concerto di Bocelli del 7 maggio a Gemona del Friuli

Mi dicono che il Concerto di Andrea Bocelli, organizzato dalla Regione FVG a Gemona del Friuli, per ricordare le vittime del Terremoto del 1976, sia costato uno sproposito (del resto, per il solo allestimento, c’è chi ha lavorato 20 giorni). Pare che, anche per il “catering” riservato ai Vip presenti all’evento, non si sia badato a spese. In attesa che qualche “temerario” giornalista indaghi sulla vicenda e fornisca le opportune informazioni ai contribuenti, mi permetto di fare alcune considerazioni.
La prima. In occasione del 50° anniversario del Terremoto è stata più volte riproposta un’immagine, divenuta in qualche modo un’icona di quei tragici momenti e del carattere fiero del popolo friulano. E’ una scritta posta da una mano ignota su di un muro semi diroccato, che recita: “il Friuli ringrazia e non dimentica!”. Volendo essere coerenti con quella impegnativa dichiarazione, credo che la soluzione migliore sarebbe stata quella di organizzare un grande concerto, il cui incasso fosse destinato a favore di quelle popolazioni che a Gaza, in Cisgiordania, nel Libano, … hanno visto e continuano a vedere distruggere le loro case e perire i loro cari e non certo per colpa di un evento naturale, come un terremoto. Penso che non sarebbe stato difficile trovare dei musicisti, anche molto famosi, disposti ad esibirsi gratuitamente per uno scopo di alto valore umanitario. Certo io non sono il Presidente della Giunta Regionale Fedriga e mi rendo conto che sarebbe forse esagerato aspettarsi un gesto di questo genere da chi, in tutti questi mesi, ha espresso un incondizionato appoggio nei confonti del Governo Netanyahu, fino al punto di negare il contributo alla benemerita Fondazione Lucchetta-Ota-D’Angelo-Hrovatin, ritenendo i suoi progetti “non meritevoli”.
La seconda. Per promuovere un grande evento musicale legato alla ricorrenza del Terremoto c’erano, in effetti, varie altre possibilità. Si poteva pensare all’esecuzione di qualche brano di Bach (ad esempio le Passioni) o del Requiem di Mozart o di Verdi o dei Kindertotenlieder di Mahler, magari invitando qualche ottimo “insieme” dalla vicina Austria o dalla Germania, in ricordo della solidarietà che questi Paesi dimostrarono nel 1976 nei nostri confronti. Oppure si poteva pescare in un repertorio più contemporaneo, ispirato al ricordo di altri tragici eventi. E c’erano dei luoghi più che adatti – il Duomo di Venzone o quello di Gemona – pronti ad ospitarli, senza costi particolari. Invece no. A quei “geni” dell’Assessorato alla Cultura e di Promoturismo FVG (forse ritenendo Bach e Mozart troppo noiosi e di sinistra) non è venuto in testa niente di meglio e di più originale che affidarsi ad una “star” di riconosciuta fama internazionale: Andrea Bocelli, reduce dalla partecipazione al Festival di Sanremo in sella al suo cavallo bianco di nome “Caudillo” (chissà se il nome, che richiama l’appellativo del dittatore Francisco Franco, vorrà dire qualcosa sulle sue simpatie politiche?).
La terza. Intendiamoci, il “tenorino” (come lo definivano i conduttori della nota trasmissione radiofonica “La Barcaccia”) è una celebrità e piace a molti, come dimostra la grande affluenza al concerto di pubblico anche da fuori regione, attratto indubbiamente dalla possibilità di assistervi senza pagare un biglietto di ingresso. Non so quanto il cantante abbia ricevuto come “cachet” né se, data l’occasione, abbia praticato uno “sconto” sulle sue prestazioni. Non mi è chiaro, però, il motivo per cui l’onere della spesa debba pesare interamente sui cittadini che pagano le tasse. Bocelli e lo staff di produzione, rispetto alla prassi e agli altri loro colleghi che si esibiscono in tour, hanno ricevuto in questo caso un trattamento di favore: paga assicurata e niente rischi legati al maltempo o ad una ridotta partecipazione di pubblico. Avranno almeno ringraziato?
La quarta, ed ultima. Dimostrando scarsa “sensibilità” per il contesto (ricordo che nella Caserma Goi Pantanali di Gemona morirono sotto le macerie 29 militari di leva), Bocelli ha proposto invariabilmente un repertorio di brani di Opere e di Operette (!), inframezzati dai suoi successi Pop. Cosa c’entrassero “Di quella pira” dal Trovatore o un’aria da “La Vedova allegra” con il Terremoto è un mistero. Facendo uno sforzo non indifferente si potrebbe pensare che “Nessun dorma” fosse ispirato alle notti insonni dei friulani, tormentate dalle continue scosse telluriche. Ma “Libiamo nei lieti calici” dalla Traviata cos’era? Un brindisi alla ricostruzione avvenuta? Mi hanno sorpreso l’assenza di critiche e i commenti favorevoli se non entusiastici delle varie emittenti locali (sede regionale della RAI compresa) oltre che del principale quotidiano locale. No, scusate. A me la cosa è sembrata, ancor più che offensiva, semplicemente demenziale.

Marco Lepre – Tolmezzo (UD)