Il Forum di Aquileia (neocostituito) riprende il suo cammino
Durante una delle stagioni più complesse della storia regionale, un gruppo di intellettuali, uomini di cultura, politici, accademici, rappresentanti dell’economia e delle categorie, si ritrovarono per elaborare una proposta di riorganizzazione delle funzioni di governo e di ottimizzazione delle espressività economiche e sociali della Regione, dando vita al Forum di Aquileia.
In continuità con la straordinaria esperienza di diversi anni orsono, il Forum di Aquileia (neocostituito) riprende il suo cammino nella convinzione che chi allora volle impegnarsi al servizio della Comunità regionale, mutate le situazioni ma non le urgenze delle questioni in campo, oggi farebbe lo stesso.
L’Associazione, che si è rinnovata nelle forme di legge, si è data un direttivo provvisorio per poter avviare il necessario tesseramento che in tempi molto brevi darà vita all’assemblea dei soci per eleggere gli organi di amministrazione.
Osserviamo un territorio i cui fondamentali sociali, economici e culturali segnalano una fatica che l’ampio impiego di risorse pubbliche non sta risolvendo sostanzialmente per mancanza di visione sul futuro.
Si prendano tre temi che attualmente sono al centro dell’attuale dibattito politico e, a volte, anche di quello pubblico.
La reintroduzione delle Province
Siamo alle battute finali di una riforma degli organi istituzionali della Regione che prevede la reintroduzione delle Province e ci interroghiamo sulla sostenibilità di una riforma proposta su un modello passato più che su una matura analisi del suo impatto chiedendoci anche come questi passaggi così rilevanti per il futuro di una Comunità si possano definire senza un confronto onesto con la cittadinanza, una riflessione sulle alternative che pur sono state elaborate e proposte ed in un’autoreferenzialità assoluta che ignora e sostituisce tutti i potenziali contributi di pensiero, di proposte delle espressioni scientifiche e culturali oltre che delle categorie economiche e sociali del territorio: davvero si pensa che sia la strada giusta per coltivare l’interesse pubblico e migliorare il funzionamento delle nostre istituzioni? In una regione (il cui degrado demografico si sente principalmente negli ambiti rurali e montani, con la metà dei Comuni che ha meno di 2.000 abitanti) l’aggiunta di un livello decisionale è davvero quanto di meglio si possa produrre disponendo delle grandi opportunità messe a disposizione dall’Autonomia regionale?
L’inverno demografico
Il cambiamento demografico e le migrazioni stanno trasformando pesantemente lo spazio economico e sociale. Nel secondo dopoguerra l’emigrazione era uno dei temi al centro di dibattito pubblico vivo e sfaccettato; anche grazie ad esso, nonostante la grande emorragia di uomini, idee e sogni, il Friuli ha conosciuto dagli anni ‘60 in poi un rilancio sociale ed economico dipeso anche dalla capacità del territorio di correggere le sorti di una Storia poco generosa. Oggi, poco inclini a parlare con chi in questi decenni si è insediato qui e di fronte alla fuga delle nuove generazioni attratte da territori culturalmente ed economicamente più moderni, siamo incapaci di proporre una politica coerente con quanto di meglio accade intorno a noi.
Il 50mo anniversario del terremoto
Per il cinquantesimo anniversario del terremoto (evento che oltre a colpire migliaia di famiglie ha portato ad una radicale trasformazione della fisionomia del Friuli e dei friulani) è stato offerto un apparato celebrativo e (ahinoi spettacolare) imponente, costosissimo e totalmente incoerente con il carattere e la risaputa sobrietà delle nostre genti.
Tutto si è concentrato nell’esaltazione degli “eroi dell’emergenza” o nella catena di ricordi personali insistentemente e ovunque proposta.
Peraltro, per esaltare i protagonisti dell’emergenza si sono scandalosamente rimossi quelli della Ricostruzione che attraverso leggi, procedure, l’accorto uso dei denari e la pratica di una specchiata onestà, hanno offerto all’intera nazione un esempio unico e universalmente riconosciuto come “modello Friuli”.
Rifugiandosi nel ricordo delle scosse, dei morti, dei soccorsi ci si è sottratti alla Memoria che si fa Storia senza trovare il coraggio di guardare con la giusta obiettività al perché alla ricostruzione materiale non sia corrisposta anche la ricostruzione civile e culturale del Friuli
Basti pensare alla dispersione edilizia che ha sfigurato il volto di molti dei comuni ricostruiti creando comunità più sole e fragili. Se il Friuli, quindi, esce con l’orgoglio di una Ricostruzione fisica perfettamente riuscita non può essere oscurato il paradosso di una debolezza sociale che ancora sta allargando tanto le criticità economiche quanto la fragilità ambientale.
Esattamente come quel gruppo di persone che alcuni decenni orsono diede vita al Forum di Aquileia perché sentì il dovere di non starsene in disparte, anche oggi la coscienza di tante persone viene interpellata da una serie di gravi questioni che possono seriamente compromettere il futuro della nostra comunità.
Come allora, chi ha dato oggi nuova vita al Forum di Aquileia coltiva l’ambizione di creare nuovamente uno spazio aperto a tutti dove si ritrovi il valore del confronto e della discussione e dove le migliori risorse umane, culturali e professionali della regione trovino un luogo ed un’opportunità per elaborare proposte da offrire a chi ha il dovere della rappresentanza politica.
Sappiamo di non essere i soli a sentire questa necessità ed anzi conosciamo come questa ricerca abbia già molti sostenitori e fedeli esploratori coi quali ci ripromettiamo un’intensa collaborazione perché più vivo e plurale sarà il confronto e più credibili, valide e condivise saranno le idee e le proposte che emergeranno.
Renato Stroili Gurisatti vice presidente Forum di Aquileia




