Esposto sulla gestione incendi in Carnia presentato alla Procura della Repubblica di Udine

Un esposto è stato presentato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Udine e al Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Udine. Nell’esposto si rappresentano i seguenti fatti: “Come noto, tra il 7 agosto 2026 e il 21 agosto 2026 un incendio boschivo ha colpito il Monte Amariana, sito nella zona del tolmezzino. Alla luce di quanto appreso dalle notizie di stampa pubblicate nel periodo tra il 7 e il 21 agosto 2026, e inerenti le iniziative approntate per combattere l’incendi di cui sopra, si rileva che:  nonostante l’incendio fosse attivo già dal giorno 7 agosto ed in data 12 agosto vi fosse stato un allargamento del fronte che “da un incendio di un ettaro l’ha portato già a una superficie stimata intorno ai 10 ettari” (dichiarazioni di Flavio Cimenti Agente del Corpo Forestale Regionale, settore incendi boschivi), risulta da fonti aperte che gli aerei denominati Canadair in dotazione ai VVFF sono intervenuti solo a partire dal 13/14 agosto 2026 (ossia circa due giorni dopo il repentino – poche ore – allargamento di 10 volte il fronte iniziale dell’incendio) assieme agli Air Tractor dalla Slovenia; erano operativi anche 4 elicotteri dei VVFF e un elicottero militare. Sulla inadeguata o addirittura mancata, attivazione di Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto (SAPR) per il monitoraggio degli hotspot e la perimetrazione del fronte (7-11 agosto 2026), allo scrivente non risulta che, ufficialmente, nelle operazioni di ricognizione preventiva e di individuazione dei focolai residui (hotspot) sul Monte Amariana sia stato adottato l’impiego tempestivo e sistematico di SAPR, equipaggiati con termocamere, strumenti oggi imprescindibili per la mappatura di precisione e per la localizzazione di braci occulte e focolai sotterranei in aree montane caratterizzate da un’orografia complessa e impervia come quella dell’Amariana. L’assenza di un monitoraggio tecnologico avanzato nella fase iniziale dell’incendio impedisce un’azione chirurgica e tempestiva di bonifica, consentendo ai focolai non rilevati di riattivarsi, propagarsi e aggravare in modo esponenziale l’estensione del fronte di fuoco. Tale condotta, sarebbe omissiva o gravemente negligente rispetto agli standard di diligenza e alle migliori pratiche di protezione civile nella lotta agli incendi
boschivi, e quindi avrebbe contribuito in maniera determinante al disastro ambientale occorso.
Sempre sulla scorta di quanto emerge dalle notizie di stampa, la propagazione dell’incendio è avvenuta con le cadenze temporali di seguito riepilogate:
– 7 agosto: attivazione dell’incendio;
– 7 agosto – 12 agosto: tentativo di approntare misure di contenimento – non sembra siano stati fatti rilevamenti tecnici con SAPR.
– 12 agosto: progressiva e rapida diffusione dell’incendio da 1 ettaro a 10 ettari
– 13/14 agosto: attivazione sistema di spegnimento Canadair VV.FF. (Italia) e AirTractor (Slovenia);
– 15 agosto circa: attivazione sistemi controllo con droni su rilevamento estensione, planimetria temperature, hotspot, geolocalizzazioni, dimensioni e caratteristiche dell’area interessata;
– la diffusione dell’incendio, oramai divenuto indomabile, è stata interrotta solo da copiose precipitazioni meteoriche del 19/20/21 agosto.
Di fatto, come emerge dalla cronologia degli eventi suindicata, l’area dell’incendio (durato complessivamente 14 giorni) è passata da 1 ettaro a 10 ettari per poi crescere velocemente sino a colpire 800 ettari di bosco, i quali sono andati distrutti: ciò ha comportato una compromissione grave, estesa e duratura dell’ecosistema montano, degli animali e della pubblica incolumità. Sotto quest’ultimo profilo, è parimenti noto che, a causa dell’estensione delle fiamme, in data 16 agosto veniva disposta l’evacuazione dei residenti in località Pissebus, sita nel Comune di Tolmezzo. L’evacuazione dei 25 residenti veniva revocata il successivo 18 agosto 2026 grazie a un pioggia caduta lunedì 17 agosto ma non ancora risolutiva. Tenuto conto, per un verso, della evoluzione temporale che ha interessato l’incendio di cui sopra e, per altro verso, del fatto che l’attivazione degli interventi tramite Canadair (e droni) è avvenuta, sempre secondo fonti aperte, solo successivamente (13-15 agosto) alla repentina estensione delle fiamme, che ha portato l’area interessata da 1 ettaro a 10 ettari nella giornata di mercoledì 12 agosto 2026, lo scrivente chiede all’ill.mo Pubblico Ministero di Voler disporre le necessarie indagini, volte a verificare se l’immediata – e non a distanza di molti giorni – attivazione delle menzionate misure di controllo e contenimento avrebbe potuto evitare l’escalation dell’incendio già in corso che, come emerge dalle notizie di stampa, prima di spegnersi ha presentato un “conto” di ben 800 ettari di bosco distrutti”.
L’esposto si conclude con la speranza che l’Autorità Giudiziaria voglia disporre i necessari accertamenti, procedendo a:
1. Acquisire il Giornale degli Eventi (Log Book), i registri operativi della Sala Operativa Unificata Permanente (SOUP) della Regione Friuli Venezia Giulia e i relativi rapportini d’intervento relativi alle date intercorrenti tra il 7 e l’11 agosto 2026.
2. Verificare se siano state attivate squadre di SAPR (Nuclei specializzati dei Vigili del Fuoco, del Corpo Forestale o della Protezione Civile) e, in caso negativo, accertare le ragioni di tale omissione.
3. Individuare eventuali profili di responsabilità penale per negligenza, imperizia o inosservanza delle procedure di monitoraggio e bonifica da parte dei soggetti preposti al coordinamento delle operazioni nelle fasi critiche dell’evento.
Si chiede di essere notiziati in caso di archiviazione.