Il parlamento Sloveno vota per il raddoppio della centrale nucleare di Krško “è scelta ambientalista”. Protesterà l’Italia?

Periodicamente la questione del raddoppio della centrale nucleare di Krško torna alla ribalta, ma questa volta no è una semplice intenzione ma c'è un voto positivo del Parlamento sloveno.
In sostanza la Slovenia, in barba ad ogni precauzione, edificherà una seconda centrale nucleare a Krško, il progetto è stato approvato con 49 voti a favore e 17 contrari. Una maggioranza schiacciante con la scusa davvero risibile che si tratta di una scelta ambientalista. L’esecutivo sostiene che per ridurre drasticamente le emissioni prodotte dalle centrali termoelettriche la scelta nucleare è quella giusta perchè si tratta di “energia pulita” in quanto non produce emissioni. Nulla viene detto sugli scarti nucleari e neppure sui potenziali pericoli già da tempo l’allarme degli esperti su quella centrale posta in zona sismica si era levato ed oggi anziché pensare alla dismissione si pensa al raddoppio. Va ricordato che la centrale in questione è situata a circa cento chilometri dal confine italiano ed in caso di incidente è facile prevedere le conseguenze.
Immediate le reazioni politiche e l'appello al governo nazionale perchè intervenga.

“Un blitz al Parlamento sloveno che preoccupa giustamente i cittadini del Friuli Venezia Giulia: ormai abbiamo tutti preso consapevolezza che a una manciata di chilometri da noi una vecchia centrale nucleare sorge in una zona con pericolosità sismica di livello medio-alto. Il Pd sensibilizzerà il Governo italiano attraverso i suoi parlamentari, ma ci aspettiamo che anche la Giunta Fedriga, che ha cambiato da poco idea sul raddoppio di Krsko, faccia sentire la sua voce. Il Governo di Lubiana e la maggioranza parlamentare slovena sono politicamente allineati ai sovranisti italiani, a Fedriga e Scoccimarro, e chissà se questi avranno migliore ascolto”. E’ la reazione del segretario regionale Pd Fvg Cristiano Shaurli, alla notizia del voto favorevole del parlamento della Slovenia al raddoppio della centrale nucleare di Krško. “Andrebbe ricordato al Governo sloveno – aggiunge la responsabile Ambiente Pd Fvg Sara Vito - che lo scorso dicembre la cittadina croata di Petrinja, a 80 km da Krsko, è stata gravemente danneggiata da un terremoto di magnitudo 6.4, e che nel marzo del 2020 a nord di Zagabria c’è stato un sisma in un’area distante 50 chilometri dalla centrale. La Slovenia è sempre molto puntuale nel rivendicare voce in capitolo nelle questioni ambientali transfrontaliere e questa, come i potenziali rischi per la costruzione del secondo binario della Capodistria-Divaccia, è una situazione speculare sulla quale il confronto è d’obbligo”. Di parere simile i consiglieri Bidoli e Moretuzzo di Patto per l'Autonomia che chiedono lo stop alla centrale e che la Regione prenda immediatamente posizione.
«L’approvazione da parte del Parlamento sloveno del raddoppio della centrale nucleare di Krško è un passaggio molto preoccupante anche per il Friuli-Venezia Giulia. La Regione deve immediatamente prendere una posizione ufficiale su questo tema e agire sui Governi sloveno e italiano». Così i consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo e Giampaolo Bidoli hanno commentato le recenti notizie sulla centrale nucleare situata a pochi chilometri da Trieste, annunciando il deposito di una mozione urgente sul tema.

«È stato avviato un processo di valutazione di impatto ambientale (Via) internazionale, al quale l’Italia e l’Austria hanno aderito. Il Friuli-Venezia Giulia non può rimanere ai margini di decisioni che rischiano di avere conseguenze pesantissime per la nostra terra. Mentre le regioni austriache della Stiria e della Carinzia hanno espresso fin da subito netta contrarietà alla costruzione del secondo reattore, nessuna presa di posizione è arrivata dalla Giunta del Friuli-Venezia Giulia», evidenziano Bidoli e Moretuzzo, invitando ad affrontare la questione in una prospettiva europea con il coinvolgimento dell’Unione Europea e degli Stati coinvolti nella procedura di Via.

«I rischi che rappresenta la presenza della centrale di Krško sono ormai conclamati, a partire dall’elevato rischio sismico visto che si trova su faglie attive e dal fatto che né la Slovenia né la Croazia si sono dotate di un sito per il deposito permanente delle scorie radioattive della centrale, attualmente depositate in una piscina nell’area dello stesso impianto. Sono trascorse poche settimane dal decennale del referendum del 2011 che ha visto la grande maggioranza dei cittadini italiani esprimersi, per l’ennesima volta, contro l’energia nucleare. È quindi un dovere delle istituzioni statali e locali – concludono i consiglieri del Patto per l’Autonomia – avviare tutte le azioni necessarie affinché, fuori e dentro i confini dello Stato italiano, le centrali nucleari non rappresentino una minaccia per la sicurezza delle nostre comunità».