Inchiesta su “Mediterranea”: lettera aperta dell’armatore Alessandro Metz

“Mare Jonio è libera, adesso ritorniamo in mare, tutti e tutte assieme”. A scrivere queste parole era esattamente un anno fa il triestino Alessandro Metz, armatore sociale di Mediterranea Saving Humans nave che da cinque mesi risultava allora ferma nel porto di Licata a causa del sequestro amministrativo che aveva raggiunto l’imbarcazione. Dallo scalo siciliano, Metz e gli altri componenti della nave hanno visto “naufragi e morti, catture e deportazioni in Libia di chi da quel Paese in guerra tentava di fuggire ma anche salvataggi e arrivi” così la nota della Mare Jonio del 7 febbraio 2020. “Bastava una firma per liberare la Mare Jonio da parte di un Ministro di questo Governo – continua la nota dello scorso anno, una firma che non è arrivata, ma una sentenza del Tribunale di Palermo però ha deciso che non c’è motivo di sequestrare una nave della società civile”. Ma oggi è un altro Tribunale o meglio una procura, quella di Ragusa,  ad interessarsi a Metz e compagni con una inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione alle norme del codice della navigazione sulla base di risultanze investigative che appaiono più un teorema che una realtà. Più si guardano le carte  e le ricostruzioni delle indagini e più è facile farsi la convinzione che, nella migliore delle ipotesi,  sembra essere un processo alle intenzioni frutto forse dell’ennesimo cambio di clima politico. Comunque occorrerà attendere che la giustizia faccia il suo corso, dato che per fortuna essere indagati non è indice di colpevolezza e molti indizi fanno pensare che il castello accusatorio della procura di Ragusa finirà per sgretolarsi. Restano pero dolorose e alte le vicende e le storie degli uomini le cui scelte testimoniano le qualità umane. Un pezzetto di questa storia l’ha scritta oggi proprio Alessandro Metz che oltre ad essere una delle anime del progetto Mediterranea è anche un cooperatore sociale ed in questa qualità ha scritto una lettera aperta indirizzata a tutti i suoi colleghi.

Questo il testo:

“Scrivo a tutti quei colleghi e a tutte quelle colleghe che in questi anni hanno guardato con interesse e hanno sostenuto il progetto Mediterranea. La prima cosa quasi ovvia è il ringraziamento che sento di fare a tutti e tutte per la vicinanza e solidarietà che ho sentito e che mi è arrivata. Come potete ben immaginare non è un momento facile e sereno e no, non per gli aspetti processuali, quelli si stanno smontando pezzo a pezzo e non mi preoccupano per niente, e comunque li avevo sempre messi in conto. Questa consapevolezza, di debolezza accusatoria, è ben conosciuta anche dalla Procura di Ragusa, ed è per questo che il “piatto succulento” serve qui e ora non al processo. Questo “piatto” da servire alla stampa è l’accusa di speculare sulla pelle di chi è in fuga dalla Libia e rischia la propria vita in mezzo al mare. Questa accusa è per me infamante e intollerabile. È il fango che si appiccica e che probabilmente non va mai via del tutto, non con risposte razionali, non con documenti e spiegazioni e nemmeno con assoluzioni processuali, l’alone rimarrà per sempre. Con questo sto facendo i conti in questo momento e probabilmente dovrò fare i conti ancora per molto. Mediterranea è stata l’impresa più grande con cui mi sono misurato, quella che mi ha dato le più grandi emozioni e quella con cui maggiormente mi sono assunto responsabilità e ho dovuto confrontarmi anche con i miei limiti. Il più grande è stato sicuramente quello di non essere riuscito a tenere in considerazione la mia vita personale, affettiva, lavorativa e relazionale davanti a un progetto enorme e emozionante che mi ha travolto completamente; negli ultimi mesi, quando ho tentato di riprendere spazio e riprendere “la mia vita”, mi sono reso conto che non tutto era recuperabile e parti importanti erano perse per sempre. Forse anche per questo, questa accusa della Procura si Ragusa la sento veramente bruciare nella mia carne. Però ne comprendo fino in fondo le motivazioni. Una “semplice” accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (che comunque raggiunge pene tra i quindici e trenta anni) non sarebbe bastata, sarebbe stata, anche in caso di condanna, una “medaglietta” da esibire, perché questa accusa nella realtà quotidiana si traduce nel supportare chi affronta le diverse vie di terra (rotta balcanica o attraverso i monti della Val di Susa per chi tenta di entrare o uscire dal nostro Paese) o salvare chi affronta la via del mare. Diventa quindi “reato di solidarietà” e questo alle Procure molto spesso non basta. Non era certo questo il modo in cui potevano fermare me Luca Casarini e Beppe Caccia. Non è un caso che in effetti, di questo presunto reato, non si stia parlando ma solo di soldi, perché è questa la parte che può fare veramente male (vi allego link all’editoriale uscito oggi su Avvenire di un Giurista che spiega molto bene questa cosa secondo me).
Già che ci sono vi allego anche una intervista che mi è stata fatta da Repubblica dove invece di soldi si parla, perché di questo si vuole parlare, e io rispondo. Colpisce però anche la “casualità” di questi giorni. Diverse Procure in città diverse agiscono azioni giudiziarie similari su soggetti diversi. Linea d’ombra a Trieste ha aperto le danze, ma è di questi giorni l’azione contro MSF, Save the Children, l’equipaggio della nave Iuventa, oltre a quanto sta accadendo a noi. No, non credo a nessun complotto, registro solamente i fatti e osservo la politica. Osservo i flussi migratori, nei prossimi mesi, quelli primaverili e estivi, aumenteranno notevolmente, la situazione pandemica ha accelerato la fuga dai Paesi di maggiore criticità del continente africano e asiatico mettendo sempre più persone nella condizione di unica possibilità di vita quella di affrontare un viaggio in cui quella vita la mettono “in gioco”. La politica invece ci consegna un governo di tutti e di tutto, in cui tutti contro tutti governeranno i prossimi mesi. Pensate nei prossimi mesi se ogni giorno la discussione diventa porti chiusi o aperti, lasciamoli annegare o bisogna salvare. Può il governo dei draghi essere messo a rischio tenuta da queste piccole faccende? Probabilmente è il tema maggiormente divisivo e che crea veramente maggior preoccupazione sulla tenuta dell’armata Mattarella al governo. Credo che ne vedremo di più e in maniera più chiara prossimamente.
Ovviamente tutto opinabile e discutibile quanto osservo, però mi piace sempre capire perché qualcuno tenta di farci del male. Anche solo per curiosità. Scusatemi della lunghezza, forse metto troppe cose assieme ma il momento che vivo è questo e mi faceva piacere condividerlo con voi. Del resto, quando devono ammazzarti lo fanno da mostro, difficilmente ti regalano il privilegio di ammazzarti da martire. Però per il momento sono ancora vivo”. 

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