La frenesia del fare e dell’avere
Oggi (giovedì 11 giugno) si svolgerà alle 16,30 l’annunciato “presidio” davanti alla sede del Consorzio di bonifica Pianura Friulana. Da quanto diffuso dal comitato promotore dell’iniziativa di protesta, si dovrebbe anche tenere un incontro fra una delegazione dei manifestanti e la direzione del Consorzio. Bene, il dialogo è sempre una strada da perseguire, ma il dubbio che il “ragno non sarà cavato dal buco” non è una probabilità, è quasi certezza, perché è evidente che la situazione è ormai irrimediabilmente compromessa. Infatti il problema non è solo la cementificazione, che in linea teorica si potrebbe rendere reversibile o attenuare attraverso delle vie di fuga per i malcapitati animali che finissero preda della corrente di rogge e canali, ma il fatto che è stato distrutto l’intero habitat che in decenni, in qualche caso in secoli, si era creato attorno ai rivoli e alle fonti d’acqua consentendo nidificazione di volatili e vita animale e che in pochi mesi è stato azzerato da ruspe e motoseghe con lo scopo dichiarato del risparmio d’acqua e quello meno palese di consentire la futura pulizia degli alvei cementificati in maniera automatizzata attraverso macchinari già acquisiti da tempo dal Consorzio. Certo una nuova piantumazione sarebbe auspicabile e speriamo si faccia, ma i tempi non sarebbero certamente rapidi. Resta il tema giustizia dato che molti sembrano essere i presunti profili di illegalità rispetto alle norme (Ue e non solo) in quanto compiuto e quello farà il suo corso, ma il danno è fatto e come è noto chiudere la stalla a buoi scappati serve a ben poco. Restano anche le responsabilità “politiche” e su quelle bene faranno i cittadini a chiedere conto innanzitutto ai loro loro sindaci e alla Regione. Un peccato che il Consorzio, che in passato all’atto della fusione dei due storici enti del territorio (Consorzio di Bonifica Ledra-Tagliamento e Consorzio di Bonifica Bassa Friulana) tante aspettative aveva suscitato, sia scivolato nella frenesia del fare e dell’avere, legato probabilmente anche (ma non solo) a quel palo della cuccagna chiamato Pnrr. Un peccato dato che noi stessi, come FriuliSera, avevamo ingenuamente creduto (nel maggio del 2024 pubblicando un lungo articolo) alla volontà espressa di prevenire fauna e ambiente da parte del Consorzio in una ritrovata sensibilità ambientale tipica del mondo contadino e che invece evidentemente si è persa nelle pieghe dei conti correnti. In realtà dei dubbi nel tempo li avevamo avuti dopo aver letto e pubblicato la lettera aperta dell’Architetto Maria Lodovica Delendi, specializzata in Architettura del paesaggio presso l’Università degli Studi di Torino, che aveva lanciato l’allarme rispetto alla distruzione della vegetazione ripariale e l’assetto paesaggistico-ecologico-ecosistemico che, scriveva Delendi a fine 2021, nei decenni il canale Ledra, seppure artificiale, aveva raggiunto. Poi nel maggio 2024 ecco arrivare le parole rassicuranti del dott. Armando Di Nardo, direttore del Consorzio che ci erano apparse chiare, ma che evidentemente erano solo di maniera ma che oggi dimostrano che vi era consapevolezza del problema. Allora Di Nardo aveva annunciato parlando della salvaguardia della fauna: “La nostra regione è l’unica che stanzia risorse ai Consorzi di bonifica per questo tipo di interventi, e a loro volta questi ultimi sono gli unici a realizzare questo tipo di opere. Il fatto di essere un “unicum” sicuramente non è esaustivo di tutti i problemi, ma perlomeno abbiamo risorse, programmi, capacità per affrontare anche queste emergenze”. “Molto è stato fatto, proseguiva De Nardo, per evitare che ungulati come daini, cervi e cinghiali possano trovarsi in difficoltà, ma certamente tanto resta da fare, e non si potrà attuare tutto e subito. Resta quindi importante intensificare la collaborazione fra istituzioni e mondo del volontariato, e proseguire con le opere di difesa”. Oltre ai buoni propositi verrebbe da chiedere che fine abbiano fatto i finanziamenti e l’annunciato (comunque tardivo) studio dell’università di Udine incaricata dal Consorzio di bonifica di redigere un progetto per la ricerca di soluzioni e di strategie che riducano le cadute della fauna selvatica nei canali e favoriscano il movimento degli animali. Domande che crediamo verranno abilmente dribblate. In sostanza, non perché siamo dotati di poteri divinatori (ma di un possente archivio di fatti, dichiarazioni e documenti), possiamo pensare che le rassicurazioni che verranno date ai Comitati questo pomeriggio saranno dello stesso tenore, tante parole vuote… una dietro l’altra. Speriamo che i comitati sappiano proseguire nella mobilitazione, magari una mega petizione alla Ue ci starebbe bene. Insomma speriamo che prima o poi ci sia “un giudice a Berlino…” o magari a Strasburgo.
Fabio Folisi
La lettera di Maria Lodovica Delendi
L’articolo sulla difesa della fauna del 2024
Tutela fauna selvatica le azioni del Consorzio bonifica Pianura Friulana
La speranza del Giudice a …Berlino:
“Ci sarà pure un giudice a Berlino” la reale origine della frase che da speranza nella legge




