La Sea Watch 5 salva 90 migranti in mare, attaccata dalle unità libiche. L’Italia fa “spallucce”5
Una motovedetta libica ha sparato raffiche contro la Sea-Watch 5 che aveva appena soccorso 90 persone in acque internazionali. Le autorità italiane interpellate dalla Ong si chiama fuori. Erano circa le 13.00 di ieri 11 maggio quando una motovedetta libica (una di quelle donate e finanziate dall’Italia ndr) ha aperto il fuoco con una raffica di colpi contro la nave Sea-Watch 5 che aveva appena soccorso 90 persone in acque internazionali. I miliziani libici hanno minacciato l’abbordaggio se la Sea-Watch 5 non si fosse diretta verso Tripoli, contro le direttive delle autorità tedesche – stato di bandiera della nave – che avevano invece indicato alla nave di fare rotta nord a tutta velocità per mettersi in sicurezza. Come accennato le autorità italiane, interpellate da Sea-Watch, se ne sono lavate le mani, affermando che la situazione non era di loro competenza. Eppure, la motovedetta libica presente sulla scena insieme a un’altra imbarcazione più piccola è stata donata dal governo italiano alla Libia per le operazioni di cattura e respingimento nel Mediterraneo, come da intesa siglata tra i due Paesi. Il fatto che questi avvengano nell’ambito del Memorandum d’Intesa Italia-Libia denota una responsabilità italiana, che avrebbe dovuto attivarsi con urgenza per assicurare la sicurezza delle persone a bordo. «Poco dopo l’abbordaggio e la cattura della Flottilla da parte di Israele in acque internazionali, siamo davanti a un altro atto di pirateria nel Mediterraneo da parte di attori attivamente supportati e finanziati dal governo italiano e dall’Unione Europea» dichiara la portavoce di Sea-Watch, Giorgia Linardi. «Non si tratta di un episodio isolato: con le nostre operazioni testimoniamo quotidianamente episodi di violenza in mare perpetrati dai libici ai danni delle persone in fuga, nell’impunità totale.» Conclude Linardi: «Il Mediterraneo è ormai diventato un parco giochi per criminali sostenuti dagli interessi complici UE». Per fortuna le motovedette hanno smesso di inseguire la Sea-Watch 5 che aveva messo prua verso nord in attesa che l’Italia indicasse un porto sicuro di sbarco per le 90 persone soccorse poco prima dell’attacco. la situazione sembrava risolta se non fosse che alle 16.30 l’ autorità italiana, spiegano dalla Sea-Watch, “dopo aver ignorato ogni nostra richiesta di supporto, ci ha assegnato Brindisi come porto di sbarco, distante 4 giorni di navigazione. Ma poi mentre navigavamo verso nord un’altra motovedetta libica ci ha intimato di consegnarle le 90 persone soccorse. È la Ras Jadir -dono dell’Italia- coinvolta in decine di episodi di violenza, tra cui omicidi in mare. Tutto ciò, denunciano dalla ong, è possibile solo grazie al contributo dell’Italia”.




